Fantin argento nei 400 sl dopo l'oro e record del mondo nei 100 sl: «E ora l'Italia si alza per seguire noi»

Giovedì 2 Settembre 2021 di Giacomo Rossetti
Antonio Fantin

Antonio Fantin ha ottenuto anche l'argento oggi - 2 settembre - nei 400 stile libero di nuoto categoria S6 (menomazioni fisiche) alle Paralimpiadi di Tokyo dopo l'oro nei 100 sl di ieri col record del mondo. È la quarta medaglia a questi Giochi per il 20enne di San Michele al Tagliamento, la 51.ma degli azzurri.  Poco dopo Stefano Raimondi ha conquistato l'argento nei 100 metri dorso   S10 e per il 23nne di Verona è la quinta medaglia a questi Giochi, la 53/a per l'Italia. 

All'Italia servirebbero più Antonio Fantin: gente determinata, intelligente, educata. Antonio è un quarantenne saggio nel corpo di un ventenne. Un nuotatore che, finito su una sedia a rotelle da quando non aveva ancora 4 anni, ieri alle Paralimpiadi di Tokyo ha siglato il nuovo record mondiale nei 100 stile libero S6. La cosa bella è che il primato precedente lo aveva stabilito sempre lui, all'Europeo di Funchal.

Infine è arrivato il bronzo  nei 50 sl S4 di Luigi Beggiato  che chiude una giornata storica per lo sport veneto. «Mai, a memoria, quattro atleti veneti avevano vinto una medaglia nello stesso giorno e nella stessa disciplina olimpica - scrive oggi il governatore  Zaia in una nota di complimenti - Beggiato, Bettella, Fantin e Raimondi, in rigoroso ordine alfabetico, sono il poker di firme che sanciscono un momento incredibile, di gioia sportiva e di ammirazione umana”.

L'INTERVISTA
Fantin, cosa le è piaciuto di più di questa prima Paralimpiade?
«L'onda di successi che sta travolgendo non solo il nuoto, ma tutta la squadra italiana. Mi emoziono pensando ai tifosi che esultano per noi dall'altra parte del mondo, alle città italiane che restano sveglie la notte per vederci in batteria per poi esultare all'alba».

E pensi se non ci fosse stato il Covid..
«Sicuramente rispetto alle edizioni passate qualcosa è mancato, ma vivere nel Villaggio è comunque qualcosa di nuovo. Non ha nulla a che vedere con un mondiale e un europeo: tutto qui è più grande, si respira un'aria speciale».

Lei è l'orgoglio non di una, ma di due società sportive.
«È un onore appartenere alle Fiamme Oro: per me significa cercare di rappresentare le donne e gli uomini della Polizia che mettono la loro vita al nostro servizio. Un lavoro dietro le quinte, come il nuoto, che punta al benessere di tutti. Non vedo l'ora di fare il concorso per diventare agente a tutti gli effetti. Quest'anno poi la Lazio Nuoto mi ha accolto in modo speciale: sia i compagni che i tecnici mi hanno fatto subito sentire a casa. È un gruppo fantastico, spero di allenarmi presto con loro quando sarò a Roma (si allena a Lignano, ndr)».

Le sue radici sono a Nordest, tra le due rive del Tagliamento.
«Anche se sono nato a Latisana e ho fatto la scuola lì, mi sento più veneto che friulano, perché ho sempre vissuto a Bibione, dove don Andrea ha inaugurato la tradizione di suonare le campane per ogni mia vittoria, rituale che don Enrico prosegue anche oggi. Speriamo di farle suonare ancora»

Come si gode il (poco) tempo libero?
«Cerco di stare il più possibile con la mia famiglia e i miei amici. Prima andavo anche a vela, ora l'ho un po' trascurata, ma penso sia importante avere un altro sport che ti permetta di cambiare aria. E poi amo il calcio, sono un tifoso sfegatato del Milan. A 7 anni ho avuto la fortuna di visitare Milanello, un'esperienza fantastica».

Qual è il suo idolo sportivo? 
«Michael Phelps: non tanto per quello che ha vinto, ma per la sua etica del lavoro. Lui incarna l'essenza di ciò che significa raccogliere in gara i frutti della propria fatica».


Abbiamo l'impressione che a scuola andasse benissimo
«Sono uscito con 100 dal liceo scientifico (ride, ndr). Cercavo di stare molto attento in classe, e sfruttavo la mia buona memoria. Ora sto facendo Giurisprudenza a Trieste, un bell'impegno, ma lo sport mi ha insegnato a ottimizzare il tempo: meno ne ho, più lo impiego in modo fruttuoso. E poi sono grato di avere tanti amici che, dall'asilo fino a oggi, mi hanno sempre supportato e arricchito come persona».


La sua famiglia è orgogliosa di lei.
«Mi ha sostenuto in ogni mia scelta, dall'inizio alla fine: mio padre Marco ha un'agenzia di assicurazioni, mentre mamma Sandra è casalinga. Ho una sorella più piccola, Anna. Ecco, questo oro lo dedico all'Antonio bambino e a mia madre: dopo l'operazione (dovuta a una malformazione artero-venosa, ndr), il chirurgo suggerì ai miei di mandarmi in piscina. Io non volevo, ma mia madre mi portava lo stesso e passava i pomeriggi a cercare di persuadermi a entrare in acqua. Tante volte non ci riusciva nemmeno. La medaglia che ho al collo è per loro due».
 

Ultimo aggiornamento: 16:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA