Lauretta Toffoli, uccisa con 36 coltellate: a giudizio il vicino di casa

Sabato 25 Febbraio 2023
Lauretta Toffoli, uccisa con 36 coltellate: a giudizio il vicino di casa

UDINE - È stato rinviato a giudizio Vincenzo Paglialonga, il 41enne accusato di omicidio volontario in relazione all'accoltellamento della vicina di casa Lauretta Toffoli, avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 maggio 2022, nell'appartamento della donna in via della Valle a Udine.

E ora si aprirà il prossimo 27 aprile la fase dibattimentale del processo, senza alcun rito abbreviato. Lo ha deciso ieri mattina il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Udine, Mariarosa Persico, nel corso dell'udienza preliminare in riferimento al procedimento a carico dell'uomo, originario di San Severo di Foggia ma residente in città, accusato di omicidio volontario nei confronti della donna di 74 anni. Accolta quindi la richiesta del sostituto procuratore titolare dell'inchiesta Claudia Finocchiaro, così come quelle degli avvocati delle parti civili.


PARTI CIVILI
«Siamo soddisfatti perché era l'unico epilogo possibile per questa udienza ha affermato al termine l'avvocato Paola Cannata, legale delle parti civili - non poteva andare diversamente, le richieste della difesa erano inaccoglibili sia dal punto del diritto, sia nel merito; per questo ci siamo associati sia io sia il collega Lorenzo Reyes alle richieste della Pm». In aula Paglialonga, detenuto al carcere di Belluno, non era presente, al contrario dei familiari della Toffoli, che hanno accolto positivamente la decisione del giudice.


LA FAMIGLIA
«Purtroppo per i familiari è ben poca soddisfazione ha proseguito la legale - a fronte di una indagine così corposa e che ha evidenziato delle violenze inaudite e delle sofferenze patite dalla vittima è ben poca cosa, ma almeno ora possono chiedere sia fatta finalmente giustizia».
Da parte sua il legale di Paglialonga, l'avvocato Piergiorgio Bertoli invece aveva chiesto l'acquisizione della perizia del dottor Piani per il riconoscimento della capacità d'intendere e di volere «grandemente scemata» di Paglialonga, collegata quindi alla richiesta di rito abbreviato, ma non gli è stato concesso perché il reato in astratto da codice prevede l'ergastolo
«Era abbastanza scontato l'esito ha commentato Bertoli a margine dell'udienza -. Trovo però sconcertante che non si sia fatta un approfondimento sulla capacità di intendere e di volere di Paglialonga che abbiamo già valutato in altro procedimento connesso come fortemente scemata». In base alle ricostruzioni, Vincenzo Paglialonga sarebbe entrato nella casa della vittima la sera dell'omicidio e l'avrebbe colpita 36 volte in varie parti del corpo con un coltello da cucina la cui lama è di 20 centimetri.


L'ACCUSA
La Procura ipotizza che l'uomo volesse commettere un furto e questo sia stato il movente delle sue azioni. Secondo l'accusa, quella notte Paglialonga non solo ha portato via i due televisori della donna, ma anche diversi altri oggetti. Si parla di documenti, soprammobili, diversi orologi e due carte di credito. Tra le varie prove ci sono alcune intercettazioni dei colloqui in carcere tra l'indagato e la madre.
A fine gennaio l'uomo tra l'altro era stato condannato per l'evasione dai domiciliari con rito abbreviato. Ma gli è stata riconosciuta la semi-infermità tanto che, al termine della pena, sarà affidato per sei mesi a una casa di cura.


IL PROCEDIMENTO
«La chiusura delle indagini sconta un peccato originale che è quello che gli inquirenti non hanno valutato un elemento essenziale cioè la capacità d'intendere e di volere di Paglialonga - aveva rimarcato allora più volte l'avvocato difensore Bertoli -. Si sono, quindi, chiuse le indagini senza accertare le reali condizioni del mio assistito. Cosa che invece il tribunale di Udine ha già fatto nel procedimento parallelo, relativo all'evasione proprio la sera dei fatti. Al mio assistito è stata riconosciuta una semi infermità, è stato considerato almeno parzialmente incapace d'intendere e di volere. Si tratta di un elemento fondamentale. Che ora comunque riporteremo in dibattimento», ha concluso il legale.

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