Stefanel in vendita, i lavoratori tremano: «200 posti a rischio»

Martedì 21 Gennaio 2020 di Denis Barea
Stefanel in vendita, i lavoratori tremano: «200 posti a rischio»
TREVISO - Crisi Stefanel. «Non siamo per nulla tranquilli, anzi la preoccupazione è tanta». Sono almeno 200 i lavoratori della Stefanel che tengono, spiega il sindacato, il fiato sospeso in attesa di sapere che cosa ne sarà del piano di rilancio presentato dalla proprietà il 16 gennaio al ministero dello Sviluppo economico. Nelle carte preparate dal commissario straordinario Raffaele Cappiello c'è l'ipotesi di trovare entro la prossima estate investitori che possano permettere di realizzare una joint venture o, come appare più probabile, vendere l'azienda. Sullo sfondo un profondo rosso che vale oltre 90 milioni di euro tra debiti fiscali, arretrati dei dipendenti e soprattutto crediti di fornitori e terzisti. 

LA SITUAZIONE
«Al momento - spiega Cristian Iannicelli della Cgil provinciale - non ci risulta che nessuno si sia fatto avanti per acquisire la Stefanel. La nostra posizione è chiara: il compratore dovrà farsi carico della forza lavoro, non siamo disponibili ad una operazione di mera speculazione che rada al suolo i livelli occupazionali della sede di Ponte di Piave e della rete dei negozi». Complicata la situazione che deve essere affrontata dall'amministrazione controllata dai soci di maggioranza, rappresentati dai fondi Oxy e Attestor. A novembre del 2019 l'indebitamento netto della società era di 94,2 milioni di euro, in leggera diminuzione rispetto ai 95,03 di ottobre, con una esposizione commerciale residua di 17,12 milioni di euro che sono stati oggetto di specifici accordi di remissione e di dilazione del debito. 

Stefanel in vendita, i lavoratori tremano: «200 posti a rischio»
E questo perché nei primi mesi del 2019 l'azienda non era riuscita a imprimere la svolta commerciale sperata nonostante un profondo piano di ristrutturazione che prevedeva nuove strategie in merito a collezioni e negozi. Un cambio di passo abortito sul nascere tanto che Stefanel non è neppure riuscita ad adempiere al regolare pagamento di alcune passività tributarie, per la precisione 412mila euro a fronte delle ritenute Irpef di ottobre, novembre e dicembre e della tredicesima mensilità dell'esercizio 2018, oltre a 38mila euro di ritenute Irpef verso professionisti di dicembre 2018, 20mila euro a fronte di tributi minori e il pagamento di passività previdenziali per 346mila euro prevalentemente relative a novembre e dicembre 2018. Il piano presentato al Mise ha fatto sì che gli esuberi, previsti per febbraio, slittassero a fine luglio, data in cui cesserà la cassa integrazione straordinaria.

LA SPERANZA
«Ma per quella data - ha sottolineato Iannicelli - ci aspettiamo novità sostanziali anche se al momento il piano che guarda in maniera quasi esclusiva alla cessione manca della parte sostanziale. E cioè se in effetti vi sia qualcuno interessato all'acquisizione dell'intero pacchetto e non solo del marchio». E proprio questo per il sindacato è il punto focale di tutta la vicenda: «La cessione solo del marchio sarebbe un disastro - aggiunge Iannicelli - perché potrebbe mettere alla porta la forza lavoro attuale, a cui è già stata applicata la cassa integrazione a zero ore. Sappiamo che è una operazione non facile ma i margini per il rilancio ci sono anche se va da sé che chiunque subentri dovrà intervenire con investimenti importanti per puntellare l'occupazione e per risanare del tutto i conti. È evidente che sulla Stefanel ha pesato la crisi del settore moda che ha caratterizzato gli anni della crisi ma questo non significa che l'azienda sia decotta. Anzi: ad affossarla è non è stata la flessione congiunturale ma piuttosto una sommatoria di scelte sbagliate operate dal management sia in termini di investimenti che di gestione dei costi. Noi vediamo con favore l'intervento di capitali locali o quantomeno italiani, l'arrivo di soggetti stranieri potrebbe essere foriero di un vero e proprio disimpegno dagli obblighi di mantenere l'occupazione. Se questo dovesse succedere metteremo in campo tutte le iniziative che riterremo utili per fare in modo che Stefanel non venga smembrata, coinvolgendo anche le istituzioni locali perché lo stabilimento di Ponte di Piave, oltre che strategico, rappresenta soprattutto un valore aggiunto per tutto il territorio». © RIPRODUZIONE RISERVATA