Anziano massacrato in casa per le merendine, le lacrime dell'omicida: «Non volevo uccidere»

Giovedì 31 Marzo 2022 di Giuliano Pavan
Il 36enne marocchino Mohamed Boumarouan
5

PIEVE DI SOLIGO - «Non avevo alcuna intenzione di uccidere, non avrei mai pensato che sarebbe finita in questo modo». Mohamed Boumarouan piange davanti al suo legale, l’avvocato Filippo Viggiano. Lo ha incontrato ieri, 5 giorni dopo il tentativo di rapina in casa costato la vita all’83enne di Pieve di Soligo Adriano Armelin. Cinque giorni in cui il 36enne marocchino, rinchiuso nel carcere di Santa Bona per le accuse di omicidio preterintenzionale e tentata rapina aggravata, ha realizzato la gravità delle sue condotte e le pesanti conseguenze che avranno.

«Si rende perfettamente conto di quello che ha fatto - afferma l’avvocato Viggiano - ed è consapevole che dovrà affrontarne le conseguenze». I due hanno parlato anche dell’episodio incriminato, oltre che della strategia difensiva. «Per ora posso solo dire che il mio assistito è provato, e che è molto dispiaciuto. Ha chiesto di tranquillizzare sua madre, ma è ancora presto per parlare del delitto». 


L’AUTOPSIA
Ieri mattina, dopo il conferimento dell’incarico, il medico legale Andrea Galassi (a cui la difesa ha affiancato un consulente di parte, ndr) ha effettuato l’autopsia sul corpo di Adriano Armelin. La relazione finale sarà depositata sul tavolo del sostituto procuratore Giulio Caprarola, titolare delle indagini, tra 60 giorni, tempo necessario per eseguire tutti gli esami sui prelievi eseguiti sulla salma. I primi risultati parlano di diverse ferite alla testa, all’addome e al collo, oltre alle ecchimosi a mani piedi per colpa della corda con cui l’83enne è stato legato. Nessuna di queste, secondo il consulente di parte, sarebbe comunque mortale. Il che farebbe presumere che non ci sia stato un colpo fatale ma più concause che hanno portato al decesso di Armelin dopo dodici ore di agonia. Gli esami più approfonditi che verranno svolti nei prossimi giorni daranno una risposta più esaustiva ai quesiti degli inquirenti. 


LE INDAGINI
Che si sia trattato di un raptus lo stabiliranno le indagini, anche quelle difensive. E, nel caso, se sia stato provocato da un abuso di alcol o da un disturbo psichico. Di certo, almeno secondo riferito dallo stesso Mohamed al suo legale, la droga non c’entra. «Mi ha detto che non aveva assunto stupefacenti quella sera» ha riferito l’avvocato Viggiano. Un aspetto che comunque dovrà essere stabilito dagli esami a cui è stato sottoposto il 36enne. Nel frattempo il quadro in mano alla Procura è abbastanza chiaro. Boumarouan ha scelto la sua vittima a caso. E ha agito da solo. Dopo essere entrato nella casa di Armelin, lo ha legato e picchiato, lasciandolo in un lago di sangue ai piedi della scala che porta al piano superiore dell’abitazione di via Schiratti, da dove poi il marocchino ha tentato di fuggire tramite le tettoie presenti all’esterno della casa. Cadendo da una di queste, dopo essere stato visto da un vicino di Armelin, è caduto e, dolorante, si è rifugiato in un capanno, dove poi è stato trovato e arrestato dai carabinieri. 


LA RABBIA
Nel giorno delle “scuse” di Mohamed Boumarouan, Lorenzo, il cugino di Adriano Armelin, torna a chiedere giustizia: «Merita l’ergastolo - afferma l’uomo, ancora stravolto per la tragica fine del parente - So che non sarà così, ma è stato massacrato di botte un anziano indifeso. Mi chiedo cosa debba fare di più grave una persona per restare in galera tutta la vita». Una presa di posizione che aveva già assunto subito dopo il delitto, quando a prevalere era più la rabbia del dolore. Ora, in attesa del nulla osta per la sepoltura, Lorenzo vuole anche ricordare il cugino per la persona che era: «È davvero paradossale che un fatto del genere sia accaduto proprio a lui: Adriano era un uomo con un profondo senso della giustizia, diceva sempre che prima di agire bisogna ragionare. Ed è altrettanto assurdo, per uno amato da tutti e che ha girato il mondo, che abbia trovato la morte proprio qui a casa sua, dopo essere sceso dalle scale come aveva fatto migliaia di volte».

Ultimo aggiornamento: 07:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci