Manuel, i due volevano uccidere il pugile amico dei boss Casalesi

Domenica 10 Febbraio 2019 di Camilla Mozzetti e Mirko Polisano
Manuel Bortuzzo

Otto giorni fa Manuel Bortuzzo si preparava a trascorrere il sabato sera con gli amici ora dal reparto di Terapia intensiva del San Camillo dov'è ricoverato si domanda: «Come hanno potuto due uomini con i figli piccoli sparare contro di me?». Lenta eppure puntale si fa largo la presa di coscienza per quanto accaduto. La giovane promessa del nuoto è forte, lo ha dimostrato fin dall'inizio. Fin da quando ha riaperto gli occhi e compreso di non poter muovere le gambe: «Tornerò presto» ha ripetuto soltanto giovedì in un audio messaggio.

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L'AUDIO MESSAGGIO

 
 

Ma con chi lo va a trovare, tra le chiacchiere e i sogni per il futuro che questa tragedia non è riuscita a scalfire si insinuano anche quelle domande lecite che tuttavia rischiano di restare senza soddisfacenti risposte. Intanto le indagini della Squadra Mobile puntano a capire chi fosse il vero obiettivo della folle vendetta messa in atto da Lorenzo Marinelli e dal complice Daniel Bazzano (CHI SONO) dopo la rissa di una settimana fa al pub dell'Axa. Per chi è stata scambiata la diciannovenne promessa del nuoto italiano centrata «per sbaglio» da un proiettile calibro 38?

L'AGGUATO - ATTENZIONE IMMAGINI FORTI

La polizia avrebbe già un sospetto su cui è concentrata l'attenzione, un tipo definito dai frequentatori dell'O'Connell come «un attaccabrighe» e che già in passato avrebbe dato il là a «violente scazzottate». Un ragazzo tra i 25 i 30 anni, appassionato di boxe, arti marziali e tatuaggi, che sarebbe stato nel locale in compagnia di tirapiedi e guardaspalle di esponenti di spicco dei Casalesi che spadroneggiano ad Acilia, borgata vicina alla residenziale  Axa, e dove negli anni 90 rampolli di Casal di Principe furono mandati in soggiorno obbligato. 
Il giovane sarebbe stato localizzato nei pressi di piazza Eschilo e accertamenti sono in corso. Nei minuti di Far West al pub, secondo una ricostruzione, il suo gruppo avrebbe affrontato quello rivale in cui erano schierati, tra gli altri, Marinelli, Bazzano detto Piddu, e un terzo uomo, che poi si era presentato ferito al pronto soccorso dell'ospedale di Ostia. Finora è l'unico che risulta avere partecipato con certezza alla rissa, seppure giuri di «non ricordare» da chi le abbia prese. Una versione ritenuta poco credibile dalla Procura fin dalle prime dichiarazioni rese al commissariato del Lido. Ma qual è la scintilla che ha innescato la baraonda al pub e che ha, poi, armato la mano di Marinelli? Tra le ipotesi, predomina quella di un regolamento di conti legata al traffico di stupefacenti, visti i trascorsi di Marinelli e Piddu, i quali dopo avere sparato a Manuel, durante la fuga in motorino, sono stati sentiti dire: «Se pijamo la piazza», come a evocare una faida in atto. Al pub, inoltre, sarebbero stati avvistati anche giovani della Nuova Ostia, feudo del clan Spada. Ma nulla è escluso, nemmeno che la furia della dozzina (almeno) di protagonisti della zuffa, sia scoppiata per motivi più futili, alimentata dall'alcol e dalla cocaina. 
«NON ME NE CAPACITO»Ieri, Manuel chiedeva ad uno dei suoi allenatori, Christian Galenda, dei due attentatori. «Era stupito spiega Galenda uscendo dalla Terapia intensiva dal fatto che giovani padri di famiglia con bambini nati da poco abbiano potuto agire con tale ferocia. Non se ne capacita». Al figlio appena nato, Marinelli ha messo il nome dello zio, Stefano, morto a Rebibbia nel 2017 dove era rinchiuso per spaccio e detenzione di stupefacenti, boss ritenuto vicino ai clan Guarnera e Iovine, e per cui la prefettura vietò (e blindò) un funerale show stile Casamonica. Il 25enne Lorenzo era sotto osservazione della Finanza tanto che i baschi verdi lo avevano bloccato, a gennaio, con alcune dosi di cocaina e una pistola che, prima dell'arrivo degli agenti, aveva ceduto al suo socio in affari il quale fu arrestato e l'arma sequestrata. Allora l'ipotesi investigativa era che Marinelli avesse nella sua disponibilità più armi, pagando la retta a incensurati che le custodivano, e che utilizzava, alla bisogna, per terrorizzare chi non pagava la droga. Anche Daniel fu denunciato per detenzione di stupefacenti. Da parte sua Manuel continua a lottare anche se la sua prognosi resta riservata. Il giovane è sostenuto dalla famiglia ma anche dagli psicologi del San Camillo, le sue condizioni cliniche restano stazionarie: ieri i sanitari hanno continuato a drenare i polmoni, uno dei quali colpito da quella maledetta pallottola. 

Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio, 08:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA