L'ex campione Lollo Bernardi: «Nell'Imoco rivedo la mia Sisley»

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Angela Pederiva
Dai palazzetti (dello sport) al Palazzo (Ferro Fini), riecco Lorenzo Lollo Bernardi. Ospite dell'assemblea legislativa del Veneto, l'atleta più scudettato nella storia del campionato italiano presenta La regola del 9 (Roi Edizioni), autobiografia in cui racconta com'è diventato Mister Secolo. Ma ora tocca a lui, eletto nel 2001 dalla Fédération Internationale de Volleyball il miglior giocatore di pallavolo del Novecento, individuare le tracce di una nuova generazione di fenomeni, che per inciso va declinata al femminile: «L'Imoco Volley, una squadra e una società straordinaria, in cui rivedo la mia Sisley Treviso».
L'INCONTRO
Accolto dal presidente Roberto Ciambetti, l'allenatore Bernardi incontra fra i consiglieri regionali il suo ex raccattapalle Alberto Villanova («È stato l'idolo sportivo della mia gioventù, non a caso avevo chiesto di giocare con il suo numero 9...») e il suo ex avversario Antonio Guadagnini («Lui militava nelle giovanili del Padova, io del Bassano, ma non c'era storia, si capiva che avrebbe fatto tanta strada...»). Trentino di nascita, il 51enne assicura di sentirsi a casa anche a Venezia: «Non sono veneto, ma un po' lo sono diventato, visto che nel 1990 sono venuto ad abitare appena fuori Treviso e qui ho lasciato tracce importanti. Quei dodici anni nella Sisley hanno trasformato la mia vita. Ho avuto la possibilità di entrare in un gruppo imprenditoriale straordinario, dove c'era una famiglia che dal punto di vista sportivo ha fatto diventare la provincia di Treviso la più scudettata d'Italia e sul piano umano mi ha insegnato delle regole essenziali. Rappresentare una famiglia, una città e un club così importanti per così tanto tempo è stato qualcosa di fondamentale che ha lasciato un segno molto profondo nella mia esistenza».
L'OMAGGIO
È l'omaggio ai Benetton, e in particolare al compianto signor Gilberto, patron di una stagione che sembrava irripetibile. Ma magari anche no: «Va dato merito ai presidenti e ai proprietari dell'Imoco Conegliano di aver strutturato una realtà che non si limita a guardare al domani, ma ha una visione a lungo termine. In questo rivedo molto il nostro percorso fatto alla Sisley». Allora però i campioni erano rigorosamente uomini, mentre ora le pantere sono orgogliosamente donne. «Certo, mi piacerebbe che a Treviso ci fosse di nuovo una squadra maschile forte, ma averne una femminile così vincente è molto importante. Comunque è il segno dei tempi: oggi la pallavolo è praticata più dalle ragazze che dai ragazzi». Precisa Roberto Maso, presidente regionale della Fipav: «Il rapporto è 80-20%, ma stiamo lavorando per riequilibrare le proporzioni».
LE VITTORIE
Dell'epopea orogranata, Bernardi ricorda soprattutto una vittoria: «Il primo scudetto, conquistato nel 1994 dopo quattro anni che ci provavamo, in un'indimenticabile trasferta al Forum di Assago con mille tifosi trevigiani al seguito». Così come un posto speciale nella sua memoria è riservato al primo titolo azzurro con la Nazionale plasmata da Julio Velasco. «Vincere riflette può essere anche facile quando ci sono gli intrecci astrali propizi. Ma continuare a vincere significa che ci sono passione, determinazione e cultura». Non necessariamente amicizia, però, anzi tutt'altro: «All'epoca moltissimi pensavano, e qualcuno lo pensa ancora, che alla base del nostro successo ci fosse il fatto che saremmo stati dei grandi amici. Invece noi non eravamo amici: eravamo dei professionisti che avevano in comune un grande obiettivo, che nessun interesse personale era in grado di prevaricare. Più che generazione di fenomeni, eravamo una generazione fenomenale per la dedizione al sacrificio. Non ci accontentavamo mai, tant'è vero che ancora oggi mia moglie e mio figlio mi rimproverano per non essermi mai goduto le vittorie quando ho sofferto per le sconfitte». Già che c'è, Bernardi sfata pure un altro mito: «Il talento da solo non basta. Piuttosto, chi possiede quel dono, ha l'obbligo morale di allenarsi più degli altri».
LA MENTALITÀ
L'atteggiamento giusto però aiuta, nella pallavolo come nel calcio. «Nonostante io non sia assolutamente tifoso della Juventus confida Bernardi riconosco a quella società la capacità unica di trasferire ai giocatori una mentalità vincente. Non è un caso che Antonio Conte sia riuscito a trasformare una squadra come l'Inter. Viviamo in un momento particolare in cui comandare è molto più facile che trascinare. Ma comandare non dà grandi risultati perché implica un obbligo, mentre trascinare significa far condividere il sogno di raggiungere un obiettivo». Pronostici in vista delle Olimpiadi di Tokyo? «Entrambe le nostre nazionali, maschile e femminile, hanno potenzialità da podio. Le ragazze anche qualcosa di più».
  Ultimo aggiornamento: 09:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA