Lega. Gianantonio Da Re, gli insulti a Matteo Salvini e la procedura di espulsione: cosa succede ora

Le ultime parole: «Non voglio buttare giù il segretario, ma dirgli che sbaglia»

Sabato 2 Marzo 2024 di Angela Pederiva
Gianantonio Da Re

Si consuma uno strappo clamoroso, e doloroso, all'interno della Lega. Parte la procedura di espulsione nei confronti di Gianantonio "Toni" Da Re, iscritto al partito dal 1982, ex sindaco di Vittorio Veneto e consigliere regionale, già segretario provinciale di Treviso e numero uno della Liga Veneta, attuale europarlamentare: insomma, un pezzo da novanta nella storia del "movimento", come i nostalgici amano ancora definire quello che al tempo era "il sindacato del Nord", entrato però da tempo in rotta di collisione con il leader Matteo Salvini. Accogliendo le richieste provenienti dalla base dopo l'ennesima esternazione del "Baffo", il segretario nazionale Alberto Stefani sarebbe pronto a far scattare il procedimento nella sede di Noventa Padovana, ma è probabile che l'iter prosegua poi anche nel quartier generale di via Bellerio, trattandosi della posizione di un rappresentante istituzionale.


 

Cosa dicono i militanti della Lega?


In questa fase non si espone pubblicamente nessuno. O quasi: «Sputare sul piatto dove si sta mangiando», è stato infatti il commento dell'ex deputato Giuseppe Paolin giovedì sui social, a proposito delle pepate dichiarazioni che Da Re aveva reso a Repubblica: «Il 9 giugno assisteremo a un disastro annunciato. Un sondaggio interno dà la Lega al 5,5%. Il giorno dopo Salvini si deve dimettere.

O il cretino se ne va con le buone, o andiamo tutti a Milano in Via Bellerio e lo cacciamo con le cattive. Ormai la pensiamo tutti così, a partire da 80 parlamentari che aspettano solo i numeri del voto per muoversi. Anticipare il congresso in primavera a questo punto non serve: Salvini ci ha disintegrati e deve assumersene la responsabilità».


In questi giorni sarebbe montata l'indignazione dei militanti che, come Paolin, rimproverano al trevigiano di non poter stare a Bruxelles sotto la bandiera della Lega e intanto accusare il segretario Salvini, a otto mesi dal congresso veneto vinto dai salviniani con Stefani e in un momento in cui il ministro delle Infrastrutture ha sbloccato il dossier di Milano Cortina 2026 sulla pista da bob, l'autonomia è stata votata al Senato ed è all'esame della Camera, divampa la polemica con gli alleati di Fratelli d'Italia e Forza Italia sul terzo mandato (quarto per Luca Zaia). In un simile frangente, offese e critiche non verrebbero più perdonate a Da Re, come invece era successo in passato. Trapela anche l'indiscrezione secondo cui la procedura di espulsione sarebbe stata in partenza ancora qualche mese fa, ma sarebbe stata bloccata dal segretario Stefani per cercare di favorire il clima di riconciliazione dopo la frattura congressuale.


 

Le parole su Salvini e il nodo Vannacci


Comunque sia, anche ieri è stato un crescendo da parte dell'europarlamentare, protagonista in giornata di un lungo colloquio con l'agenzia Adnkronos, nel quale ha definito la probabile non ricandidatura alle prossime elezioni del collega Marco Zanni «la dichiarazione di un tracollo». Ma non solo: Da Re ha stigmatizzato la possibile corsa del generale Roberto Vannacci come «l'idea geniale del segretario», rivendicando il coraggio di dire apertamente quello penserebbero molti: «Certo che è un sentimento condiviso, ma parlo solo io, perché gli altri hanno paura di non essere inseriti in lista, o quant'altro». E ancora: «Lui arrivava con un risultato strepitoso, di cui gli va dato onore e merito, perché ha portato la Lega al 32%, cinque anni fa. Però poi non ha saputo gestire quel successo. Dopo le Europee, se il tracollo sarà pesante, sarà difficile mantenere la posizione. È vero che ha il partito blindato, perché ha praticamente tutti i commissari. Ma è difficile, perché i numeri saranno impietosi». Il 70enne ha precisato che la sua «non è una critica per buttare giù il segretario», ma il tentativo di fargli capire «che forse la sua posizione è sbagliata».


Difficile pensare che Da Re non abbia messo in conto il rischio dell'espulsione. Chi lo conosce bene, non a caso, ipotizza piuttosto che "Toni il Baffo" l'abbia cercata, sacrificando la propria permanenza nel partito per amore della "sua" Liga Veneta.

Ultimo aggiornamento: 3 Marzo, 11:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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