Rissa tra ragazzini in città, tre identificati: «Ma vogliono azzuffarsi ancora»

Venerdì 24 Settembre 2021 di Brando Fioravanzi
IL CAOS sabato scorso in centro a Treviso dove centinaia di ragazzini si sono dati appuntamento per partecipare a una rissa

TREVISO - C’è l’elemento trainante, quello che viene trainato, quello che partecipa rimanendo a guardare per non sentirsi escluso dal gruppo, e quello curioso che contribuisce a fare “massa”. E tra i maschi ci sono anche ragazzine, tante. Il fenomeno delle risse in centro preoccupa, e la situazione viene costantemente monitorata. Tanto che tre giovani sono già stati identificati dalla polizia locale. Altri lo saranno a breve. Anche perché i tafferugli di una settimana fa non sembrano essere un fatto isolato. «Dopo gli spiacevoli episodi di violenza di sabato scorso in città - afferma il sindaco di Treviso, Mario Conte - c’è ancora una minoranza di studenti che continua con le provocazioni e si sta riorganizzando sui social per tornare ad azzuffarsi a Treviso anche domani. Tutte le segnalazioni che mi sono state inviate le ho subito inoltrate a Questura e polizia locale per le opportune verifiche. Devo anche dire, però, che mi stanno arrivando tanti messaggi di solidarietà da parte di altri ragazzini, più responsabili e maturi, che si dissociano dai comportamenti dei loro coetanei». 


IL TAM TAM
Sui social network, soprattutto Tik Tok, Instagram e Telegram, da diversi giorni viene rilanciato l’invito a ritrovarsi in piazza per una nuova rissa di gruppo. L’appuntamento, appunto, è fissato per domani. Le forze dell’ordine sono già state allertate, anche se il luogo non è definito. Piazza dei Signori, Calmaggiore e Duomo i punti caldi, ma non è escluso che, a fronte dell’eco mediatica relativa alla zuffa di sabato scorso, la location possa essere diversa. Motivo per cui questura e polizia locale hanno deciso di intensificare la sorveglianza: rafforzamento dei presidi cittadini, controllo costante dei canali social e monitoraggio delle telecamere di sicurezza del centro storico. L’obiettivo è uno solo: poter intervenire in tempo reale inviando pattuglie in caso di episodi critici. Come accaduto sabato scorso: diverse centinaia di ragazzini si erano date appuntamento a Treviso per assistere (e in alcuni casi anche partecipare) a una maxi rissa al Duomo, poi fortunatamente evitata dall’intervento di alcune pattuglie della polizia locale e delle volanti della Questura. Nonostante ciò, però, si sono ugualmente verificate almeno quattro scazzottate tra ragazzi, tanto che sono ancora in corso le indagini per identificare i protagonisti. «Continueremo a vigilare il territorio a 360 gradi - continua il sindaco Conte - insieme alle forze dell’ordine, alle associazioni, ai servizi sociali, alle scuole e a tutti gli altri protagonisti del percorso di crescita di questi studenti».


L’IDENTIKIT
I tre giovani identificati sono tutti minorenni, e tutti residenti fuori Treviso. Il Comune, come primo passo, si incontrerà con i presidi degli istituti che frequentano. Poi, di concerto con l’Usl, si deciderà che tipo di misure prendere. Di certo c’è che per i tre minori è già scattata la denuncia: sono indagati d’ufficio per rissa alla Procura dei minori di Venezia, come confermato dal comandante della polizia locale Andrea Gallo: «Presto convocheremo anche le loro famiglie per far capire la gravità di quanto accaduto e la pericolosità sociale dei comportamenti tenuti dai loro figli».


I PROVVEDIMENTI
Nel frattempo il primo cittadino ha invocato un utilizzo più esteso del Daspo urbano da parte della Questura per i giovani che si sono resi o si renderanno responsabili di episodi di violenza e microcriminalità in città, annunciando anche che i nomi dei “bulli” saranno segnalati ai presidi della scuola di appartenenza, elemento che potrebbe eventualmente influenzare il loro voto in condotta. «Questi giovani maleducati spesso non hanno paura di nulla – conclude Conte – Ci vorrebbe perciò una normativa che dica che, in caso di atti di violenza come quelli perpetrati sabato scorso, si possa procedere con la bocciatura d’ufficio. È necessario che prendano paura, perché dove non arrivano le famiglie devono esserci le istituzioni».

 

Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 08:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA