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Allarme cinghiali, l'Usl arruola i cacciatori per abbatterli: «Rischio peste suina»

Giovedì 19 Maggio 2022 di Mauro Favaro
Allarme cinghiali, l'Usl arruola i cacciatori per abbatterli: «Rischio peste suina»
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TREVISO – L’Usl della Marca “arruola” i cacciatori per abbattere i cinghiali. Non è più solo una questione di danni nei campi. Ora si allunga lo spettro del virus della peste suina. «Nella nostra provincia vengono allevati 150mila suini. In particolare, 300 allevamenti industriali sono situati proprio nella fascia della pedemontana, al confine con l’area selvatica. E’ necessario proteggerli – fa il punto Stefano De Rui, veterinario, direttore del dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria – in questa situazione il rischio di possibili contagi è elevato. E si tradurrebbe in un problema sia sanitario che sociale, dato che di seguito, come già visto in altri luoghi, il prezzo della carne si impennerebbe». Se scoppiasse una focolaio, in sintesi, bisognerebbe abbattere i maiali coinvolti. Con tutto ciò che ne consegue.

LIMITARE I CONTATTI

Per cercare di limitare al minimo la possibilità di contatti tra gli animali, riducendo quindi il rischio di contagi, l’Usl ha varato un programma di sicurezza che prevede disinfezioni e l’installazione di reti attorno agli allevamenti. Per quanto riguarda quelli semi-bradi, nello specifico, la recinzione dovrà essere doppia. Ad oggi non sono stati registrati casi di peste suina nel trevigiano. «Ma a livello epidemiologico siamo accerchiati da focolai – avverte De Rui – penso ai casi confermati a Roma, tra la Liguria e il Piemonte e a quelli in Ungheria». Da qui la decisione di far scattare l’allerta. Quanti cinghiali ci sono nella Marca? E’ impossibile stimare un numero esatto. Ma di certo se ne contano a migliaia. «L’ideale sarebbe arrivare all’eradicazione (l’eliminazione totale, ndr), come da indicazioni regionali – specifica il direttore del dipartimento di Prevenzione – sappiamo che si tratta di un traguardo difficilmente raggiungibile. L’importante, però, è ridurre i rischi che si sviluppino contagi da peste suina». Per questo l’azienda sanitaria si rivolge al mondo venatorio. La richiesta è di abbattere quanti più cinghiali possibile. Sono già stato organizzati alcuni corsi ad hoc per formare le doppiette anche dal punto di vista clinico, cioè fornendo loro le conoscenze di base per capire se un animale è malato. «I cacciatori formati hanno la possibilità di cacciare i cinghiali e di portarseli a casa per l’autoconsumo», spiega De Rui. Per mangiarseli, insomma. Le varie procedure sono state semplificate proprio con la speranza di indurre i cacciatori a puntare il loro mirino sui cinghiali, incentivando gli abbattimenti. Oltre alle conoscenze di base degli stessi cacciatori, poi, è previsto l’intervento del veterinario per controllare i capi destinati all’autoconsumo. Senza bisogno di far riferimento ai macelli. E di conseguenza senza costi aggiuntivi. Sarà il veterinario dell’Usl a eseguire gli accertamenti relativi alla peste suina e alla trichinellosi, malattia causata da un parassita trasmissibile dagli animali all’uomo per via alimentare, attraverso il consumo di carne cruda o poco cotta. Il tutto in collaborazione con l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. Non solo. Per quanto riguarda gli animali selvatici, il servizio veterinario dell’Usl porta avanti il monitoraggio contro la peste suina procedendo con gli esami in caso di segnalazioni, in primis da parte dei cacciatori formati, o nel momento in cui viene ritrovata la carcassa di un cinghiale morto. «E’ importante che il mondo venatorio si impegni per ridurre il numero di cinghiali sul territorio – tira le fila De Rui – oggi il rischio non è più solo quello relativo ai danni alle colture ma ha assunto anche risvolti sanitari». 

Ultimo aggiornamento: 17:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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