L'ex postino: «Ho lasciato io il letame davanti al tribunale per protesta, sono vittima di ingiustizie» Raid anche a Mestre

Sabato 4 Dicembre 2021 di Francesco Campi
Il letame scaricato davanti all'ingresso del tribunale di Rovigo

ROVIGO - «A mettere il letame davanti al Tribunale sono stato io e voglio spiegare perché». A rivendicare la paternità del gesto è Nicola Bertolin, 49enne di Polesella, operatore agricolo con un passato da postino. È proprio il suo passato che l’ha portato, nelle vesti di accusatore e di accusato, in mezzo a lunghe e complesse vicende giudiziarie. L’aver rovesciato all’ingresso del Palazzo di Giustizia di via Verdi una secchiata di escrementi di vacca, recuperati nella stalla di un amico, all’alba dello scorso 24 novembre, non è stata un’azione “nascosta”.

«La sera prima avevo portato il secchio con il mio scooterone e l’ho lasciato ai cassonetti di via All’Ara, la mattina verso le 6 sono arrivato con la mia macchina, l’ho parcheggiata proprio davanti, dove ci sono le telecamere del Tribunale e della banca, poi sono andato a recuperare il secchio e l’ho rovesciato davanti alla porta». In sostanza, quasi una forma di comunicazione della propria rabbia per quelle che secondo il suo racconto, sarebbero state le molteplici ingiustizie subite prima dai propri superiori quando lavorava alle Poste e poi dal sistema giudiziario. Una rabbia che l’ha portato anche, il 17 novembre, a presentarsi alla Stazione dei carabinieri di Polesella per sporgere denuncia nei confronti dei magistrati con i quali ha avuto a che fare in questi anni. Ma soprattutto, alla sera, a recarsi al Centro recapito di Poste Italiane che si trova in Area Tosi e a spaccare i vetri anteriori di 4 furgoni delle Poste che erano parcheggiati all’esterno, con una mazza da muratore che si era portato dietro sullo scooterone.

ATTI VANDALICI
Potrebbe sembrare una scena di film come “Taxi Driver” o “Un giorno di ordinaria follia”, solo che qui è tutto reale. Ed è stato lui stesso a raccontarlo anche in un’autodenuncia sporta il primo dicembre in Questura. Nella quale spiega: «Il mio gesto è dovuto al risentimento che nutro nei confronti dell’ente Poste Italiane, in quanto nel 2011 mi sono licenziato a seguito di un contenzioso». E nella quale si autodenuncia anche di un altro fatto: l’essersi recato a Mestre, il 7 novembre, e aver danneggiato in modo analogo, l’auto dell’allora responsabile delle Risorse umane del Nord Est di Poste Italiane, «al quale attribuisco quanto mi è successo». Fatti, gravi, dei quali pagherà le conseguenze.

«Nulla in confronto a quello che ho vissuto in questi anni - spiega Bertolin - la mia odissea è iniziata nel 2008. Ero dipendente di Poste, per 17 anni sono stato portalettere. Poi ho avuto dei disguidi con i responsabili Risorse umane di Mestre. Io ho denunciato più volte queste persone, ma tutte le mie denunce sono state archiviate. Per questo ho denunciato per omissione di atti d’ufficio i sostituti procuratori Stefano Longhi, Sabrina Duò e Andrea Bigiarini e i giudici Silvia Ferrari, Silvia Varotto e anche il presidente Angelo Risi».
 

MAGISTRATI DENUNCIATI
«Ritengo - si legge nella denuncia sporta ai carabinieri - che non siano stati svolti gli accertamenti da me più volte richiesti al fine di verificare quanto da me sostenuto in relazione ai fatti esposti in ciascun procedimento di ogni ordine e grado. Quanto da me sostenuto trova riscontro con la sentenza del Tribunale di Venezia del 14 ottobre 2020 che mi vedeva indagato con 14 capi d’accusa dai quali sono stato assolto. Durante la fase dibattimentale il giudice ha fatto uscire le parti offese al fine di sentirle una alla volta, creando così uno stato confusionale tale da indurle a divagare e omettere fatti. Le stesse parti offese hanno più volte segnalato le mie minacce, invece di ravvedersi, segnalazioni che mi hanno portato ad essere sottoposto a tre Tso. A margine di tutto ciò faccio presente che Poste Italiane nell’anno 2014 mi aveva contattato tramite la Stazione carabinieri di Polesella per una conciliazione extragiudiziale innanzi al ministero del Lavoro di Rovigo, che non è andata a buon fine e da quel momento sono iniziate le minacce che hanno portato ai Tso».


 

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 10:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA