Il Polesine resta il granaio del Veneto, ma nell'anno Covid la soia è stata la prima coltivazione

Lunedì 28 Giugno 2021 di Francesco Campi
Una coltivazione di soia: è stata la prima coltivazione in Polesine

ROVIGO - Anche nell’anno del Covid, il Polesine è stato il “granaio del Veneto”. Con oltre 5,3 milioni di tonnellate di produzione di cereali, è la provincia che ne ha prodotti in assoluto di più a livello regionale, fra l’altro con un incremento di ben il 15% rispetto al 2019. Il dato emerge dal Rapporto sulla congiuntura del settore agricolo veneto appena diffuso da Veneto agricoltura per quanto riguarda l’annata agraria 2020.

LE VARIAZIONI
Un anno senza precedenti. E come si sottolinea nell’analisi, anche il comparto alimentare veneto ha registrato una variazione negativa come tutti i settori produttivi, ma è stata in ogni caso meno negativa rispetto al manifatturiero, con l’indice della produzione diminuito del 4,1% e il fatturato del 4%. In particolare, si sottolinea nel report, «nei primi due trimestri, la perdita di fatturato è imputabile in misura prevalente alle vendite interne, mentre le esportazioni hanno segnato una flessione più consistente negli ultimi due trimestri del 2020. Nel complesso, il calo delle vendite interne è stato assai più rilevante (meno 4,5% su base annua), rispetto alle esportazioni (meno 1,4% rispetto al 2019), che hanno beneficiato soprattutto dei risultati positivi maturati nel primo trimestre dell’anno. L’andamento negativo del fatturato è stato provocato dalla forte riduzione della domanda interna (meno 5,1% su base annua), in particolare nel secondo trimestre, mentre la diminuzione degli ordinativi sul mercato estero ha subito una flessione più contenuta».

LE COLTIVAZIONI
Dal punto di vista delle colture, il 2020 fra Adige e Po sembra essere stato l’anno di soia, zucchine e fagioli. A livello di estensione, infatti, la soia ha scalzato il mais come coltivazione regina delle campagne polesane: la prima ha occupato 32.400 ettari, in aumento del 20%, mentre il secondo 29.200 ettari, in calo del 9,4%. Una scelta che si è rivelata fortunata perché l’aumento di produzione della soia è stato del 38,5%, mentre per il mais del 17%. Tuttavia, un incremento record, pari al 4.310%, arriva dai fagioli: nel 2019 a questa coltura erano stati destinati appena 5 ettari, diventati 67 l’anno scorso, quindi con un aumento degli investimenti del 1.240%, premiati da un aumento percentualmente maggiore della produzione, da 72 a 3.175 quintali. Un analogo exploit si registra per un’altra orticola, lo zucchino, al quale sono stati dedicati 394 ettari rispetto ai 13 del 2019, con un incremento del 2.930,8%, che sembra aver premiato la scelta dal punto di vista delle rese, anche se meno dal punto di vista dei prezzi, visto che la produzione è passata da 2.628 a 84.875 quintali, facendo registrare un più 3.129,6%,un incremento maggiore rispetto all’aumento delle aree coltivate.
Sono comunque i cereali il piatto forte dell’agricoltura del Polesine, che è la prima provincia veneta per ettari dedicati al grano, sia per quanto riguarda il frumento tenero, con circa 23.300 ettari, sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente, con un aumento di produzione del 10,8%, sia per quanto riguarda il frumento duro, con il 65% delle superfici coltivate a livello regionale, pari a circa 6.600 ettari, che pur a fronte di un calo di ben il 22,3% degli investimenti ha visto la produzione addirittura da 384.290 a 385.755 quintali.
Per quanto riguarda l’aglio, coltivazione tipica del Polesine dove si concentra il 90% della produzione regionale, la superficie dedicata a livello provinciale è scesa a 380 ettari, meno 22% rispetto al 2019, ma la resa è migliorata del 14% e soprattutto, il prezzo medio annuo è aumentato del 28,6% e il valore della produzione ai prezzi di base viene stimato a circa 16 milioni. Annata positiva anche per la barbabietola, coltivata in Veneto solo a Rovigo e nella pianura veronese e padovana: nonostante un calo degli investimenti, con gli ettari che in Polesine sono passati da 3.778 a 3.600, la produzione è rimasta sostanzialmente stabile, ma la resa in saccarosio è decisamente migliorata rispetto all’anno precedente, portandosi a circa 9,9 tonnellate l’ettaro, più 28,6%.
 

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