Paolo Fresu commosso al Deltablues: «Dopo questa lunga assenza, grazie di essere tornati a sentirci»

Martedì 13 Luglio 2021 di Nicola Astolfi
Paolo Fresu al Censer di Rovigo

Anche in tempi di pandemia ascoltare il dialogo tra un grande trombettista come Paolo Fresu e il chitarrismo olimpico di Bebo Ferra, significa sentire la felicità che portano poche certezze possibili. Una di queste è che la musica è la forma più alta dei pensieri, e facilita i sogni. Sono certezze che il Devil quartet del jazzista sardo, con Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria, ha suonato sabato sul palco del Censer nella 34. edizione del Deltablues.
Nel Paolo Fresu Devil quartet si intrecciano curiosità e stili diversi, e così capita anche che «Cosa suonare, lo decidiamo quando qualcuno comincia qualcosa», ha spiegato il trombettista, ringraziando il pubblico: «Grazie di essere qui con noi dopo questo lungo periodo di assenza, o di attesa: non saprei come chiamarlo». Il pubblico è arrivato nell’arena estiva rodigina con l’affluenza che era prevedibile per un evento così importante, e il ringraziamento è stato sentito, non di circostanza, perché la musica è un mestiere poetico, ma in questi lunghi mesi è diventato durissimo per i protagonisti e le maestranze. L’impatto del Covid s’è fatto sentire anche sul Devil quartet, che tra due anni festeggerà il suo ventennale: tuttavia, non ne ha scalfito l’idea di quanto siano importante nella musica l’incontro e il dialogo, e quindi la consapevolezza che dipende da ognuno rendere possibile suonare insieme.

BRANI E AUSPICI

Sabato, al Deltablues, è stato uno splendido esempio di tutto questo il brano composto da Stefano Bagnoli e dedicato a Giulio Libano, creatore di musica per Mina e Celentano (solo per fare due) e direttore d’orchestra e arrangiatore anche per Chet Baker, nel leggendario album “Chet Baker with 50 Italian strings”. Un brano di chiarezza melodica assoluta, intenso ed elegante come le argomentazioni “sottili” per la loro raffinatezza. La scaletta del concerto al Censer ha fatto ascoltare anche brani come Moto perpetuo, Ambre, la swingante Lines che ha fatto venire in mente il Miles Davis di “Ascensore per il patibolo”. Il trombettista e geniale compositore statunitense è stato omaggiato anche con My man’s gone now, e così il quartetto ha messo in fila brani originali e reinterpretazioni di classici non solo jazz, come Satisfaction dei Rolling Stones e l’emozionante E se domani. Questa, più che una sorpresa è stata un auspicio, perché il titolo della canzone resa celebre da Mina «ha un bel significato anche oggi» - ha osservato Fresu. 
Lunghi applausi hanno ricevuto anche gli Sticky brain in apertura di serata: i giovani Giorgio Manzardo (sax), Stefano Nardon (tastiere e voce), Andrea Moro (basso), Giovanni Caruso (chitarra) e Alessandro Barbieri (batteria), hanno meritato i complimenti di Fresu. E non poteva essere altrimenti: lontani dal Devil quartet nell’esperienza, quanto vicini nell’amore per la musica in tutti i suoi risvolti.
 

Ultimo aggiornamento: 08:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA