Lega, alta tensione post voto. Marcato: «Dati drammatici»

L'assessore regionale: a Padova un fallimento senza precedenti

Mercoledì 15 Giugno 2022 di Mauro Favaro e Alda Vanzan
Marcato e Peghin
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VENEZIA - Non ci sono solo la sconfitta di Padova e la seconda posizione rimediata a Verona. Non c'è solo il sorpasso di Fratelli d'Italia in tante realtà venete, da Belluno a Mirano. C'è un malessere nella base della Lega che in Veneto era stata annusata anche nei Comuni dove non c'erano sindaci da eleggere e alle urne si era chiamati per i soli referendum sulla giustizia. «Facevamo propaganda per il sì - racconta un autorevole esponente del Carroccio e la risposta che ottenevamo dai nostri era: sì, però». Con un però riferito a Matteo Salvini, come se la base non gradisse più le uscite del Capitano. Poi, lunedì, sono stati i risultati elettorali ad alimentare il malcontento: più che il flop dei referendum, a pesare è stata la secca riduzione dei consiglieri comunali leghisti.


«SUBITO I CONGRESSI»
È così che, a urne chiuse, il malessere viene esternato. E da più parti si invoca «una riflessione». Durissimo l'assessore regionale Roberto Marcato: «Il risultato ottenuto dal centrodestra a Padova con il candidato Francesco Peghin suona come una sentenza, non può essere liquidato dicendo che faceva caldo e la gente è andata al mare. Alle elezioni puoi vincere e puoi perdere, certo, ma se perdi col 30% è drammatico. Adesso la Lega in consiglio comunale ha 2 eletti, praticamente dimezzati, siamo dietro a Fratelli d'Italia. Solo due anni fa, in piena emergenza sanitaria per il Covid e facendo la campagna elettorale in agosto, alle Regionali abbiano avuto il 61% di affluenza e il centrodestra con Zaia ha sfiorato l'80%. Una riflessione è doverosa».
In ballo c'è anche l'autonomia: «Capisco - dice Marcato - che essere al governo a Roma possa far perdere consensi, la Lega ha fatto una scelta di responsabilità. Ma in Veneto mi si presenta un problema se dopo quasi 5 anni da un referendum plebiscitario l'autonomia continua a non essere materia di discussione vera in Parlamento. Per non dire del reddito di cittadinanza che dalle nostre parti è come il fumo negli occhi, tutti ci lamentiamo, ma non viene eliminato». La richiesta di Marcato? «Spero in una riflessione seria in cui si abbia il coraggio di dire che a Padova è stato un fallimento senza precedenti e che a Verona si è sbagliato a non correre con la coalizione unita. Deve esserci una assunzione di responsabilità delle scelte». Di più: «Di questo passo rischiamo di presentarci alle prossime Regionali deboli nei confronti di FdI e io, leghista dal 1992, non lo posso permettere. Serve una riflessione e serve un'accelerazione sui congressi, anche il nathional va fatto: abbiamo bisogno di interlocutori, di segretari, non di commissari. Salvini è segretario, non commissario».


I TREVIGIANI
A mettere in discussione la leadership della Lega è Marco Serena, volto del Carroccio trevigiano, ex sindaco di Villorba: «Serve una riflessione profonda. Matteo Salvini è il segretario che ha portato la Lega dal 4 al 32%. E adesso è giunto il momento di fare una riflessione. Ci sta, è nelle cose». Ieri Serena ha caricato su Facebook un commento sibillino: «Post muto, senza polemica ha scritto giugno 2022, i risultati della Lega: Genova 6,8%, Verona 6,6%, Padova 7,3%, Palermo 5,1%, Parma 4,2%». Per Serena deve essere questa la base di partenza. «La Lega deve decidere cosa vuole essere, quale identità avere, se stare nel centrodestra e a che condizioni. Spero che si possa arrivare al congresso il prima possibile proprio per discutere gli obiettivi».
Giovanni Bernardelli, ex presidente del consiglio comunale di Conegliano, già finito ai ferri corti con il Carroccio, rincara: «Se la Lega a Padova e Verona ha più o meno gli stessi voti che a Palermo, forse una domanda dobbiamo farcela: praticamente cancellati. Una riflessione in Veneto è d'obbligo».
E aggiunge Fulvio Pettenà, nome storico della Lega trevigiana, ex presidente del consiglio provinciale ai tempi della presidenza di Luca Zaia: «I risultati impongono una profonda riflessione, con una svolta a 180 gradi il nostro elettorato si sta spostando in massa verso Fratelli d'Italia. Come in una Caporetto, la fanteria è dispersa. Ma si può e si deve ripartire».
 

Ultimo aggiornamento: 17:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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