Meno messa e parrocchia. A Nordest c'è la religione fai da te

Mercoledì 19 Giugno 2019 di Natascia Porcellato
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Solo il 13% degli intervistati a Nordest la definisce fondamentale, per il 18% è addirittura irrilevante nella vita. Appena il 20% va in chiesa ogni domenica, fiducia nei preti al 33%.

Religione sempre più in crisi in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e nella provincia di Trento: questa sembra essere l'indicazione che emerge dai dati analizzati da Demos per l'Osservatorio sul Nordest del Gazzettino. Rispetto al 2004, infatti, possiamo osservare che la quota di chi definisce fondamentale la religione è diminuita dal 17 al 13%, mentre chi le assegna un posto importante è sceso dal 34 al 25%. Sostanzialmente stabili, invece, coloro che le  riservano un posto abbastanza importante (25%). 
Ad essere aumentate, invece, sono le dimensioni che rimarcano un certo distacco: la percentuale di chi ritiene la religione poco importante nella propria vita è cresciuta di cinque punti in quindici anni, raggiungendo il 20% attuale, mentre sono raddoppiati, passando dal 9 al 18%, coloro che la considerano del tutto irrilevante. Parallelamente, osserviamo anche una crisi di gradimento che investe le istituzioni: parrocchie e preti, infatti, nel corso del tempo hanno visto diminuire in maniera piuttosto decisa la fiducia che viene loro tributata. 
Nel 2003, le parrocchie raccoglievano il consenso del 60% degli intervistati: ora si fermano 18 punti percentuali prima, al 42%. I preti, invece, rispetto al 2013, perdono 6 punti percentuali: la fiducia che viene loro riservata oggi non va oltre il 33%. 
LA DISAFFEZIONELa religione, dunque, perde progressivamente peso e rilevanza nella vita individuale. Al contempo, i riferimenti che tradizionalmente hanno presidiato il territorio non riescono a mantenere viva una fiducia diffusa e non raggiungono il cuore della maggioranza dei nordestini. D'altra parte, è lo stesso Istat che traccia, impietoso, il disegno di un'area sempre più lontana dagli altari: in Veneto e in provincia di Trento, nel 2001 andava a messa tutte le settimane il 45% della popolazione di sei anni o più: oggi il valore si ferma al 25%, con una diminuzione di 20 punti percentuali. In Friuli-Venezia Giulia, il calo è relativamente meno marcato: se nel 2001 era il 28% a frequentare la Chiesa ogni settimana, oggi lo fa poco meno del 21% (-7 punti percentuali). 
I MOTIVIQuali sono le ragioni di questa disaffezione? La prima individuata dagli intervistati è la religione fai da te (46%), la tentazione delle persone di prendere dalla religione solo quello che vogliono. Rispetto al 2013, questo aspetto acquista rilevanza, crescendo di ben 11 punti percentuali. Ugualmente in crescita appare l'opinione che ad essere diminuito sia proprio il numero di credenti. Sei anni fa, era quasi un intervistato su quattro (24%) a indicare in questa la ragione principale delle Chiese sempre più vuote: oggi, invece, lo pensa un nordestino su tre (33%). Dimezzata, infine, la quota di intervistati che vedevano nella disaffezione alla messa una conseguenza dello stile di vita sempre più stressante: dal 35% del 2013 ale 17% di oggi.
Natascia Porcellato
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Ultimo aggiornamento: 19:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA