Prima i 2 milioni di euro nascosti nel frigo, poi il sussidio dalla Regione per povertà: imprenditore denunciato

Mercoledì 30 Giugno 2021
La Finanza di Pordenone
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PORDENONE - La Guardia di Finanza di Pordenone, nel corso dell’ordinaria attività svolta a tutela della Spesa Pubblica, ha denunciato un imprenditore, in precedenza già segnalato all’Autorità Giudiziaria per reati fiscali, per aver illecitamente beneficiato del contributo “misure di inclusione attiva e di sostegno al reddito” di cui alla legge regionale del Friuli Venezia Giulia n. 15/2015, negli anni dal 2017 al 2019. Il provvedimento adottato dalla Regione Friuli Venezia Giulia (sospeso dopo l’introduzione del Reddito di Cittadinanza) consiste in un intervento monetario di integrazione al reddito erogato nell’ambito di un percorso concordato e definito con i Servizi Sociali dei Comuni ed i Centri per l'impiego finalizzato a superare le condizioni di difficoltà del nucleo familiare del beneficiario. Vi possono accedere le persone fisiche, residenti in Regione, aventi un’attestazione ISEE inferiore o uguale a 6.000 euro.

A seguito degli ISEE presentati, attestanti un valore inferiore al limite massimo stabilito dalla normativa, l’indagato era riuscito ad accedere a tale misura di sostegno in diverse annualità. I riscontri documentali effettuati dalle Fiamme Gialle di Spilimbergo, però, hanno permesso di accertare che nelle varie autocertificazioni presentate per il rilascio dell’attestazione ISEE, l’imprenditore aveva omesso di dichiarare la proprietà di alcune abitazioni e di terreni che, qualora regolarmente riportati, avrebbero determinato un valore dell’indice della situazione economica preclusivo del beneficio. Da qui la denuncia all’Autorità Giudiziaria dell’imprenditore per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. L’indagato, era già assurto agli onori della cronaca negli anni passati, unitamente al proprio fratello, per il loro coinvolgimento in un’indagine, sempre condotta dalla Guardia di Finanza su delega della Procura di Pordenone, per frode fiscale posta in essere attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. In quell’occasione, in sede di perquisizione locale presso l’abitazione dell’indagato, erano stati rinvenuti all’interno di un frigorifero quasi 2 milioni di euro in contanti, in un primo tempo sottoposti a sequestro nell’ambito di misure di sicurezza patrimoniali e, successivamente, oggetto di confisca. Inoltre, non è la prima volta che l’indagato tenta la strada delle “sovvenzioni pubbliche”: in passato, infatti, aveva provato, nel corso delle sue vicissitudini giudiziarie, a beneficiare anche del “patrocinio legale” a spese dello Stato, per le quali, tuttavia, lo stesso Giudice del Tribunale cui era pervenuta la richiesta rigettava l’istanza, proprio sulla scorta dell’ingente somma di denaro contante in suo possesso. 

Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 09:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA