Famiglia sterminata, sorelle fermate: sospettata Blerta la figlia maggiore

Amit e Nazmie Pocesta
SACILE - Le due figlie superstiti dei sacilesi Amit e Nazmie Pocesta sono state sottoposte a fermo di polizia in Macedonia e da ieri sono a disposizione dell'autorità giudiziaria macedone. I sospetti si stanno concentrando sulla maggiore, Blerta, che ieri sera è stata anche interrogata dal procuratore di Gostivar. Non era rientrata in Italia due giorni prima del delitto, come credevano invece i parenti. Il 26 agosto sarebbe stata ancora in Macedonia. Insieme alla figlia maggiore dei Pocesta sono sospettate altre due persone. Si tratta di F.G. di Gostivar, che avrebbe accompagnato la ragazza dal confine della Macedonia a Debar, e il nipote V.K., arrestato ieri dalla polizia perchè - secondo questa ricostruzione - avrebbe venduto la pistola usata per uccidere Amit, Nazmie e Anila Pocesta alla stessa figlia maggiore.

IL DELITTO. Anila sarebbe stata svegliata dai colpi di pistola, avrebbe iniziato a gridare, forse a chiamare la madre. A quel punto che la quattordicenne sarebbe stata raggiunta dall'assassino nella stanza dove si trovava. L'omicida, per zittirla, le avrebbe messo la mano sul volto e poi le avrebbe sparato. Così come poco prima aveva fatto con Amit (55 anni) e Nazmie (53) Pocesta, i genitori della quattordicenne giustiziati nel sonno a Debar, il loro paese d'origine. Una nuova ricostruzione emersa da alcune fonti che non cambia nulla al finale agghiacciante, ma che potrebbe avere un significato ai fini dell'indagine.

LE INDAGINI. Ieri, in una nota diramata e ripresa dai media locali, il portavoce della polizia macedone di Ohrid, Stefan Dimovski, parla di un assassino il cui nome è ancora sconosciuto, ma assicura che «presto sarà trovato e portato davanti alla giustizia». La polizia macedone del resto è sotto pressione: gli abitanti del paese dove è stato compiuto il triplice delitto si sentono poco protetti, invocano più sicurezza e chiedono che l'omicida sia al più presto identificato. E continua a lavorare anche la Squadra Mobile guidata dalla dirigente Brunella Marziani: sabato gli agenti, con i colleghi della Scientifica, del Gabinetto interregionale di Padova e della Postale hanno perquisito l'abitazione di Cornadella di Sacile dove viveva la famiglia Pocesta. Un sopralluogo durato tre ore (e del quale è stato informato passo passo l'ufficiale di collegamento, un maggiore della guardia di finanza in servizio all'ambasciata, che si trova in Macedonia e fa da tramite tra gli investigatori italiani e i colleghi del distretto di Ohrid), al termine del quale la casa è stata posta sotto sequestro. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Monica Carraturo, a oggi non sembrano aver accantonato alcuna pista. A parte quella della rapina, visto che dall'abitazione di Debar non mancavano i seimila euro che i Pocesta avevano portato dall'Italia e nemmeno i monili d'oro che indossavano al momento dell'omicidio. Poi il colpo di scena legato al fermo.
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Lunedì 3 Settembre 2018, 08:04






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5 di 7 commenti presenti
2018-09-03 14:32:48
Incredibile...solo questo si può dire: incredibile pensare ad un omicidio ed ancora più incredibile pensare di farla franca..ma si sa l'infelicità e l'ingordigia fanno brutti scherzi
2018-09-03 11:45:45
non sono sacilesi, mai stati!!
2018-09-05 13:01:13
Meno male! Questo ci tranquillizza parecchio!
2018-09-03 11:14:00
Davvero sconvolgente! Ma non ci si stupisce più di nulla. Pietro Maso, Erika e altri. Motivo? Scommettiamo il denaro?
2018-09-03 10:55:58
Sacilesi ?