Linguaggio in codice e droga in chiesa, così funzionava lo spaccio tra Mestre e Pordenone

Venerdì 24 Luglio 2020
Accordi telefonici con linguaggio in codice, così funzionava lo spaccio tra Mestre e Pordenone
1
PORDENONE - La Guardia di Finanza di Pordenone ha eseguito nelle scorse ore cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di quattro cittadini italiani e di uno di nazionalità tunisina coinvolti a vario titolo nello spaccio di eroina nella provincia di Pordenone. Altre due persone sono indagate in stato di libertà. L'operazione, condotta su delega della Procura, trae origine da un arresto, avvenuto lo scorso anno a Pordenone per spaccio, di una giovane coppia che smerciava nel proprio appartamento droga a persone dell'hinterland, fra cui anche minorenni.

Le Fiamme Gialle, sulla base di successivi approfondimenti investigativi, hanno scoperto una rete di spaccio estesa nella provincia riconducibile a quattro persone (due residenti a Pordenone e due a Cordenons), ideatrici di un «canale di approvvigionamento» dell'eroina tra la piazza di spaccio di Mestre e la Destra Tagliamento che vedeva come fornitore un cittadino tunisino residente nel veneziano. Secondo una ricostruzione, quest'ultimo, con precedenti specifici, nonostante si trovasse agli arresti domiciliari, coordinava da casa la consegna dello stupefacente che avveniva per strada, vicino l'immobile. L'attività era proseguita anche durante il lockdown, consentendo alla rete di operare in quasi assenza di «concorrenza» con conseguente aumento del prezzo medio delle dosi commercializzate.

Gli investigatori, al termine degli accertamenti, sono riusciti a ricostruire oltre 500 episodi di spaccio e la commercializzazione di 3 chili di eroina, avvenuti da agosto 2019 ad aprile 2020 a favore di persone residenti nel pordenonese. Gli scambi, preventivamente concordati telefonicamente utilizzando un linguaggio in codice, avvenivano nei pressi delle abitazioni degli indagati.

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pordenone, ha disposto, su richiesta della locale Procura della Repubblica, la custodia cautelare in carcere per il pusher originario della Tunisia e residente a Mestre e per le due persone residenti a Pordenone; la misura degli arresti domiciliari con controllo mediante braccialetto elettronico per i due residenti a Cordenons. Le fasi conclusive dell'operazione si sono svolte con l'impiego di 20 finanzieri della Compagnia di Pordenone, supportati da colleghi della Compagnia Pronto Impiego di Venezia intervenuti anche con unità cinofila. L'operazione, osserva la Gdf, ha consentito di sradicare nella provincia l'operatività di un gruppo di «pusher» in grado di commercializzare un considerevole quantitativo di sostanza stupefacente e, soprattutto, di chiudere un canale di rifornimento di eroina tra Mestre e Pordenone, il cui consumo, soprattutto nel periodo estivo, è in crescita significativa tra i giovani. 

 

Spaccio in chiesa a Mestre

«Per evitare gli stringenti controlli posti in essere sul territorio nel periodo di lockdown dalle forze di Polizia gli indagati ricorrevano a sotterfugi: alcune compravendite di stupefacenti avvenivano all'interno delle insospettabili mura di una chiesa di Mestre»: è uno dei dettagli dell'inchiesta della Guardia di Finanza di Pordenone , che ha portato all'arresto di 5 persone, diffusi dal Comandante provinciale delle Fiamme Gialle, colonnello Stefano Commentucci. «Si faceva ricorso a carte prepagate per i pagamenti - ha precisato Commentucci - viaggiando quindi senza denaro al seguito, si simulavano inesistenti attività lavorative (come assistenza anziani, collaboratrici domestiche) per giustificare gli spostamenti e, per ultimo, per evitare i sequestri, gli indagati occultavano lo stupefacente, oltre che nella biancheria intima, anche all'interno del loro corpo». Le tre persone indagate, per le quali è stato disposto il carcere, sono state portate nelle case circondariali di Pordenone, Trieste e Venezia Ultimo aggiornamento: 13:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA