Lo storico prof. Paladini, docente a Padova, elzevirista, tennista e 51.mo presidente dell'Ateneo Veneto

Martedì 2 Febbraio 2021 di Alberto Toso Fei
Giannantonio Paladini nell'illustrazione di Matteo Bergamelli
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Se Venezia ha mai conosciuto persona che abbia incarnato un insieme indistricabile di passione politica e sociale, storica e culturale, istituzionale, civile e umana, questi è stato Giannantonio Paladini: storico e docente universitario, giornalista, presidente dell'Ulss veneziana, della Provincia di Venezia, del CoSES, consigliere della Fondazione Venezia; ma anche consigliere nazionale della Federazione Italiana Tennis e presidente dell'Associazione sportiva Luigi Orsini. Non ultimo, presidente dell'Ateneo Veneto, ruolo che seppe interpretare al meglio mettendo in gioco tutte le sue diverse anime.

Nato a Venezia il 20 ottobre 1937 da una famiglia veneta di magistrati e tipografi, avvocati e letterati radicata in Asolo, Giannantonio “Nane” Paladini fu il primo di 8 fratelli (dopo di lui vennero Adalberto, Paolo, Pierluigi, i gemelli Francesco e Carlo, Lodovico e Maurizio che purtroppo morì in tenera età), figlio di Antonio Paladini e Clara Prosperini. Fin qui l'anagrafe, che non può ovviamente narrare la parabola umana di Paladini che, subito dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita a Padova nel 1962, ventiquattrenne iniziò subito a insegnare nelle scuole secondarie e negli istituti tecnici della provincia di Venezia (anche per responsabilità nei confronti dei molti fratelli, essendo il padre morto nel 1959), rinunciando a una possibile carriera impiegatizia nelle Generali che gli sarebbe stata garantita dall'essere primogenito di un ex dipendente.

Un impegno nel lavoro che non gli fece abdicare alla sua vocazione politica e sindacale (a Padova da segretario degli studenti di Giurisprudenza, aveva contribuito alla battaglia per la riforma universitaria): erano anni di grande fermento, il '68 era alle porte e Paladini non mancò di manifestare il suo impegno anche attraverso alcuni scritti realizzati per “La Voce”, giornale condotto dai fratelli De Michelis e da un giovane Massimo Cacciari. Quella d'altronde era la sua area politica prediletta.

In pochi anni l'impegno istituzionale, accademico e familiare procedettero di pari passo: nel 1966 si sposò con la futura insegnante Giuliana Carniello, con la quale ebbe i figli Filippo e Lorenzo; nel contempo, dapprima a fianco di Gaetano Cozzi e poi di Renato Giusti (quando Cozzi si trasferì temporaneamente all'università di Padova) assistette al passaggio di Ca' Foscari da Istituto Universitario a Università, divenendo docente di storia moderna e contemporanea presso la facoltà di lingue e letteratura straniere. Fu grande amico di Franca Trentin, in un sodalizio che divenne intimo con la memoria di suo padre Silvio Trentin e con suo marito, l’italianista Mario Baratto.

I suoi primi saggi (la sua produzione finale, includendo l'importante attività di divulgazione giornalistica, sarà sterminata) mirano al superamento dei “miti” di fondazione italiani quali Risorgimento e Grande Guerra, pur nella consapevolezza della loro indispensabilità per la conservazione (ma anche per il rinnovamento) del tessuto democratico; produsse lavori importanti su una ricostruzione onesta e oggettiva della Resistenza, anche per analizzare la storia del fascismo da una prospettiva obbiettiva e provare ad annetterlo alla storia, italiana ed europea, senza disconoscerlo, né esorcizzarlo, contro ogni revisionismo.

Tra le pietre miliari del suo impegno sociale e istituzionale vi fu la presidenza del Consultorio per l’Educazione Matrimoniale e prematrimoniale di Mestre, struttura che contribuì a supplire a parte dei tanti vuoti e limiti del “welfare” italiano in attesa della attesissima riforma del 1978. Sempre negli Anni60, Paladini fu consigliere della Federazione nazionale Tennis, assistendo agli incontri di Davis in India e nella Svezia di Borg, negli Stati Uniti di McEnroe e nel Cile di Pinochet.

Attraverso la sua militanza nel partito socialista (e negli anni di discussione della Legge speciale per Venezia) divenne presidente della Provincia, e successivamente presidente del Consorzio di Studi e Ricerche Economiche e Sociali CoSES. Fu anche alla Presidenza dell'Ulss veneziana, che tentò di liberare dai vincoli della politica (“non ci sarà mai una Sanità socialista, una democristiana, una repubblicana, una liberale, una comunista. Ci sarà una Sanità dei cittadini”, scriveva), finendo per rassegnare le dimissioni nelle mani dell’allora sindaco Nereo Laroni.

Il suo impegno continuo per la città (per il “Gazzettino” produceva l'elzeviro “La Sintesi”) lo portò nel 1997 alla presidenza dell'Ateneo Veneto, del quale era socio dal 1972, e che rinnovò profondamente: “Non è consentito guardare al passato – disse il 29 aprile 2000 nel corso di una assemblea – se non per trarne alimento e fiducia. È imposto di guardare al futuro, perché l’Ateneo Veneto deve rappresentare il continuo rinnovarsi della cultura delle professioni e dei saperi in movimento”. Morì prematuramente a Venezia l'8 novembre 2004.

 

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