La vera storia di “Franco Libri”, il bibliotecario itinerante

Lunedì 20 Settembre 2021 di Alberto Toso Fei
ILLUSTRAZIONE di MATTEO BERGAMELLI
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Non esiste veneziano che non si sia fermato almeno una volta in campo Nazario Sauro o in via Garibaldi, ma soprattutto a San Basilio, per dare un'occhiata ai libri che Franco – “Franco Libri”, così come era chiamato da tutti – sistemava in bella vista a disposizione di chiunque, accettando offerte che riconvertiva in ulteriori libri da destinare alle carcerate della Giudecca. Ma Francesco Teardo, questo era il suo nome, non esponeva certo casualmente i volumi sul muretto di San Basilio (“la balaustra”, così come lui la chiamava): erano testi selezionati e proposti, dei quali spesso parlava con una cognizione dovuta al suo passato di bibliotecario tra Mestre e la Giudecca.

Negli anni, dopo la pensione, era divenuto una figura di riferimento; un amante dei libri che recuperava volumi destinati al macero per offrirli ai passanti. Non li vendeva: accettava offerte per ricomprarne altri in lingue diverse, adatti alle varie nazionalità delle carcerate della Casa Circondariale della Giudecca. Lui quella realtà l'aveva conosciuta bene, perché dopo aver lavorato alla Biblioteca Civica di Mestre e al Centro Civico delle Zitelle aveva accettato con gioia l'incarico di bibliotecario del carcere femminile, dove già operavano l'ex moglie Wanda – madre di suo figlio Tobia – e il suo ultimo amore, Maria Antonietta “Toni".

Per lui era stata una svolta: aveva trovato un suo spazio e aveva iniziato con grande passione a organizzare iniziative in collaborazione con “Rio Terà dei Pensieri” e “Il Cerchio”, associazioni di riferimento per le attività all'interno e all'esterno del carcere: mercatini, letture, concorsi di poesia, uscite con le ospiti della prigione; di lì a poco la pensione, e l'idea di diventare un “divulgatore di libri”, in questa sua maniera creativa: per diversi anni ridonò la vita a libri e fumetti usati, vecchi e dimenticati nelle cantine polverose. Li ripuliva e poi li rimetteva in circolazione, gratuitamente, sebbene ci fosse chi gli lasciavo uno o due euro oppure in cambio gli donava un altro volume.

Ma l'attenzione era sempre per le “sue” detenute: “Quello che devo fare è prendere dei libri in lingua e portarli “dentro” – raccontò in una intervista –; se non li porto io non glieli porta nessuno. Nei luoghi chiusi la lettura è fondamentale. Non tanto per evadere, come si potrebbe umoristicamente dire in questo caso, ma perché t’attacchi a qualche cosa di interessante, no? Uno che è in carcere o in ospedale ne ha bisogno, proprio per renderti la vita più accettabile”.

Nato il 18 novembre 1951 a Venezia, terzo figlio – dopo Carlo e Bruno – del tassista Rolando Teardo e dalla viareggina Bruna Lippi, la sua vicenda personale non era stata molto lineare, e già dopo il liceo aveva iniziato a trascorrere lunghi periodi nella città della madre (al punto che molti pensavano che fosse di Viareggio). Poi il ritorno a Venezia e i lunghi anni di lavoro nelle biblioteche fino alla pensione e alla decisione di diventare un bibliotecario itinerante, ma soprattutto un personaggio riconoscibile e riconosciuto, molto amato dai veneziani: quando nel 2014 fu multato per più cinquemila euro perché privo di licenza per vendere libri e per l'occupazione di suolo pubblico, fu supportato da migliaia di firme, dagli amici commercianti della Fondamenta e da un avvocato; vinse su tutti i fronti e i suoi libri tornarono a essere esposti sulla “balaustra”. La sua figura finì per ispirare il protagonista di un libro scritto da Maurizio Fontanella, “Il Prestalibri”.

Francesco Teardo, “Franco Libri”, l'uomo che aveva trasformato il suo lavoro in una missione di vita, rimettendo in circolo migliaia e migliaia di libri e facendo leggere migliaia di persone, ma soprattutto rendendo vivi i luoghi che frequentava, come fosse un'installazione artistica, si è spento il 5 settembre 2018 dopo una malattia lunga, circondato dall'affetto del figlio Tobia e degli amici di sempre. Gli artigiani, i commercianti e residenti abituati a incontrarlo e scambiare con lui due chiacchiere in Campo San Basilio lo hanno ricordato con una installazione di metallo che ne rievoca la figura.

 

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