Leo Perziano, grande campione di motonautica morto in barca nelle acque della sua Murano

Mercoledì 6 Ottobre 2021 di Alberto Toso Fei
Giuseppe Leo Perziano, visto da Matteo Bergamelli

Fu un grandissimo amante dello sport e un campione a tutto tondo: la motonautica fu la sua grande passione ma anche – purtroppo – la causa della sua morte prematura. Perché senza quell'incidente avvenuto sulle acque della sua Murano, Leo Perziano avrebbe sicuramente potuto raggiungere altri traguardi, oltre a un titolo italiano e a due allori mondiali: il primo vinto nel 1962 nella categoria fuoribordo D. Stock 700cc, e i secondi ottenuti consecutivamente nel 1968 e 1969 a Sesto Calende e Sabaudia nella classe Racers KB 350 kg. Nel 1968 l'allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat gli conferì la medaglia d'argento al valore atletico per essere giunto secondo ai campionati del Mondo.

Col fratello maggiore Sergio e col minore Ugo, oltre alla passione sportiva, condivise anche il lavoro: a Murano i Perziano furono degli imprenditori di valore, e Leo in particolare reinvestì parte dei proventi della sua attività per aiutare altre realtà sportive, come quando finanziò la Muranese Calcio nel corso degli anni Sessanta. D'altronde sull'isola Giuseppe Leo Perziano ci era nato, il 3 dicembre 1922, figlio di Amedeo (calabrese di Crotone) e di Celestina “Linda” Ongaro, figlia di un celebre maestro vetraio. Si erano conosciuti durante la guerra, all'Arsenale di Venezia dove lui – marinaio – prestava servizio.

E se Giuseppe fu il nome “ufficiale” imposto dalla tradizione (era quello del nonno paterno), ben presto la madre iniziò a chiamarlo Leo, e così fu conosciuto da tutti.

La cosa curiosa è che questo pasticcio sul nome si rifletté anche sul cognome: non essendoci a Venezia una grande confidenza con la pronuncia della “Z”, per chiunque si trattava dei fratelli “Persiano”, e anche quando Leo sposò Romea Regini (dalla quale ebbe i figli Amedeo e Laura, che ha proseguito l'attività del padre dando vita a una sua ditta di specchi veneziani), sull'atto di matrimonio figurò col cognome sbagliato. Ci volle l'iscrizione al collegio del primogenito e la produzione di documenti ufficiali perché tutta la famiglia tornasse a chiamarsi nella maniera corretta.

Fin da giovanissimo Leo Perziano fu un amante dello sport: dapprima atleta ginnasta e attrezzista, ma anche calciatore, cominciò ben presto a dedicarsi alle discipline acquatiche, costruendo due barche a vela assieme al fratello Ugo e sperimentando lo sci d'acqua e il salto dal trampolino con gli sci d'acqua assieme ad alcuni amici; dopo alcuni tentativi con sci dritti autocostruiti e trampolini asciutti – seguiti da capitomboli e acciacchi – si risolsero a incurvare le punte degli sci e a bagnare il trampolino, riuscendo finalmente nell'intento.

Assieme ai maestri di sci di Cortina – in seno alla Polisportiva isolana guidata da Sandro Nason – partecipò più volte a un curioso gemellaggio che voleva i muranesi sulle piste di neve d'inverno e gli ampezzani cimentarsi col remo in gondola d'estate, sempre in coppie miste: Leo Perziano fece coppia con Eugenio Monti, campione di bob coraggioso e non sempre fortunato, che fu uno degli atleti più titolati nella storia di quella disciplina.

Ma il suo sport preferito fu la motonautica, dove conseguì risultati eccezionali. Amatissimo a Venezia e a Murano, dopo l'affermazione mondiale fu portato in trionfo in gondola sulle acque del Canal Grande di Murano; sceso dall'imbarcazione a remi e indossati tuta, casco e occhiali da competizione, sfilò velocissimo sul suo motoscafo tra le rive gremite da una folla straripante che lo acclamò come un eroe.

Ma il destino lo aspettava al varco, proprio tra le acque che conosceva e amava di più, quelle della sua laguna. Il 4 giugno 1970 uscì per provare un nuovo motoscafo da competizione, ma un'onda anomala lo sbalzò fuori e Perziano riportò delle ferite gravissime a causa dell'elica. Portato immediatamente all'ospedale e sottoposto a diverse operazioni, pur rimanendo sempre cosciente non riuscì a sopravvivere e morì tre giorni più tardi. Il giorno del funerale tutta Murano si fermò: anche le fabbriche sospesero il lavoro per cinque minuti. Al massimo della gloria sportiva, Leo Perziano lasciava questo mondo per inoltrarsi nella leggenda. Per acclamazione, la palestra dell'isola prese il suo nome, che porta tutt'ora.

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