Radio Padova, lascia la voce inconfondibile di Fabio Natale

Venerdì 28 Febbraio 2020 di Gianpaolo Bonzio
Fabio Natale
L'INTERVISTA
«E Giovanni è un ingegnere/che lavora in una radio/ha bruciato la sua laurea/vive solo di parole». E' il 1979 quando Antonello Venditti lancia Sotto il segno dei pesci con un azzeccato riferimento al mondo dell'emittenza privata in tumultuosa crescita. Di quella lontana stagione ci sono protagonisti che solo ora hanno deciso di lasciare il microfono. In Veneto il record è di Fabio Natale, storico dj mestrino che sabato e domenica, per l'ultima volta dalle 9 alle 13, si presenterà negli studi di Radio Padova dove, ininterrottamente dal 1980, conduce i programmi del fine settimana. Lui stesso, 60 anni, quasi non crede di aver trascorso una vita a Radio Padova. «Eppure è così - spiega emozionato per il traguardo - ero approdato nel gennaio del 1980 dopo l'esperienza mestrina di Novaradio al fianco di Claudio Mirci, Dario Dedemo, Alex Sisto e Angelo Finamore. Avevo iniziato a Radio Base San Marco che era gestita dal titolare di un negozio di dischi il quale, vedendomi spesso, mi propose di iniziare. Era il 1977 quando mi disse adesso vai in onda».

Che funzione aveva la radio in quegli anni?
«C'era sicuramente l'intrattenimento, ma quando si presentavano i musicisti davamo anche informazioni, bisognava prepararsi, mentre ora è tutto più immediato e non c'è quasi tempo».

Ad esempio?
«Quando uscì Quadrophenia degli Who tutti raccontavamo i dettagli dell'opera, oggi sarebbe impensabile».
Cosa ha tolto la tecnologia?
«Soprattutto questo approfondimento visto che il dj una volta parlava anche per un minuto. Si entrava in studio con i propri dischi, c'era una passione profonda».

E Radio Padova come è cresciuta in questi 40 anni?
«La svolta è arrivata negli anni Novanta quando sono comparse le playlist che hanno un po' bloccato la fantasia dei dj. Padova è sempre stata il fulcro della radiofonia veneta con grandi voci come Toni Fuochi, Alvaro Gradella, Cristina Dori e Cesare Mazzuccato».

Quali musicisti ti hanno lasciato un segno?
«Luciano Ligabue, con lui è nata un'amicizia anche grazie a Radio Freccia il film più fedele sul mondo dell'emittenza. Tra i miei preferiti c'è anche Pat Metheny, ma in radio il musicista perfetto resta Sting. David Bowie solo di sera».
Spesso i dj scoprono cantanti che poi entrano nella storia. E' capito anche a te?
«Sì, nel 1977 ero in gita a Firenze con la scuola e comprai un vinile di Sylvester. Era il celebre You make me feel che l'anno dopo scoppiò in tutto il mondo».
Cosa ha significato lavorare in una radio per 40 anni?
«E' uno sforzo enorme, sostenuto da una passione incredibile: come dice Radio Freccia la musica non tradisce mai. Bisogna saper parlare bene, senza focalizzarsi su se stessi. I più bravi sono Linus e Savino perchè sanno parlare di tutto. In questi lunghi anni ogni volta che si avvicinava il fine settimana capivo che avevo bisogno del microfono, anche perché quando trasmetti senti la tua voce che si diffonde come non l'hai mai sentita».
  Ultimo aggiornamento: 11:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA