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Maxi-bolletta da 10 mila euro, ristoratori disperati: «Molti di noi potrebbero chiudere»

Andrea Madonna, titolare del Cocò, spiega che al caro energia si aggiunge il problema della carenza di manodopera

Venerdì 12 Agosto 2022 di Isabella Scalabrin
Andrea Madonna, titolare del Cocò

PADOVA - «Una follia per cui non servono commenti: siamo disperati». È la riflessione del titolare del ristorante Cocò in via Vigonovese, Andrea Madonna, in merito all'importo della bolletta elettrica relativa a luglio 2022 recapitata in questi giorni al locale, che risulta pari a ben 10.957 euro, contro i 3.500 euro pagati a luglio 2021. Non solo. «Sono già stato informato che la prossima bolletta del gas passerà da 400 a 2000 euro - rivela l'imprenditore -. L'aumento delle materie prime sta strangolando da aprile molte partite Iva, e il settore della ristorazione è sicuramente il più sofferente, in quanto il più colpito dalla pandemia e mal risarcito».

Caro energia e carenza di manodopera

Oltre alla stangata legata all'aumento dei costi dell'energia, Madonna ricorda che il comparto è ancora alle prese col dramma della carenza di manodopera. «Da aprile ci siamo tirati su le maniche e abbiamo dovuto affrontare il primo problema, ovvero l'abbandono di moltissimi lavoratori della ristorazione, che hanno preferito cambiare settore poiché il nostro si è rivelato fragile e non tutelato - riferisce -. Forti della nostra passione abbiamo in molti aumentato le nostre ore lavorative per sopperire a questa grave mancanza di personale, e proprio all'alba di un'estate che sembrava darci un po' di speranza, da maggio gli aumenti delle materie prime ci hanno nuovamente destabilizzato, con rincari dal 10% al 30% su carne e verdure, per non parlare delle farine aumentate del 50%».

«Molti di noi potrebbero chiudere»

E poi, da giugno, il salasso elettricità e gas con aumenti rispettivamente del 100% nell'energia e del 300% nel gas. «Ora siamo tutti consapevoli che l'aumento dei prezzi al tavolo è l'ultima cosa che faremo - continua -. Invece taglieremo stipendi, perdendo ancora personale, e probabilmente molti di noi gestori di locali chiuderanno. Stando così le cose, difficile non pensare a un disegno che agevoli i grandi gruppi della ristorazione a capo di multinazionali, che vediamo sempre più presenti anche nel territorio padovano, mentre noi che siamo chilometro zero e garantiamo qualità dovremmo sopravvivere stringendo i denti con i nostri ragazzi, ai quali difficilmente potremo promettere un futuro migliore». A far crescere la preoccupazione, il timore di ulteriori rincari per gli approvvigionamenti in autunno. «A settembre si vociferano ancora aumenti maggiori e se lo Stato non provvederà vivremo una crisi economica ben peggiore di quella causata dal Covid, per cui a Padova molti chiuderanno - conclude il titolare del Cocò -. Noi dopo più di vent'anni lotteremo forti di una clientela consolidata che spero comprenda tutte le nostre difficoltà e ci stia sempre vicino, ma cosa ne sarà delle migliaia di lavoratori della ristorazione che ancora perderemo? Servono subito aiuti e un freno alle bollette, sennò a breve perderemo tantissime eccellenze nel nostro territorio, dove già nel comparto dei Colli viviamo una ecatombe di chiusure». Una situazione simile è stata segnalata anche dal titolare del ristorante Radici, Andrea Valentinetti, che mostra la differenza tra le bollette arrivate in agosto l'anno scorso e quest'anno: da 1.700 euro a oltre 9.800.

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Ultimo aggiornamento: 12:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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