Autisti "no pass": la protesta corre sui bus, ancora disagi e corse annullate

Martedì 19 Ottobre 2021 di Gabriele Pipia
Gli autisti "no pass" ieri sono saliti sugli autobus come semplici passeggeri

PADOVA - Nessuna inversione e nemmeno una parziale retromarcia. Gli autisti “No Pass” tirano dritto per la loro strada e continuano la protesta a oltranza. Non si vogliono vaccinare e rifiutano anche di pagarsi i tamponi. «Se Busitalia non ci viene incontro, noi continuiamo a tenere questa posizione». Lo ribadiscono alle 10 di un lunedì mattina decisamente caldo per il trasporto pubblico padovano. Lo confermano i numeri: ieri in tutta la provincia 80 conducenti non sono entrati in servizio e circa 300 corse sono saltate (altre 78 erano già state tagliate per carenza di personale). Si registra anche una nuova impennata di certificati di malattia: ieri erano 15 più della media.


I DISAGI
L’obbligo del Green pass è entrato in vigore venerdì e già il giorno dopo 20 lavoratori avevano cambiato idea decidendo di sottoporsi ai tamponi pur di mantenere il proprio posto di lavoro, ma per il resto il fronte non si sgretola. Domenica addirittura sono saltate diverse corse del tram per motivi di sicurezza: l’officina era sguarnita di meccanici. 
Dagli ambienti di Busitalia filtra che molti dipendenti si sarebbero organizzati per tenere duro tutta questa settimana e poi rientrare a lavoro la prossima, ma la situazione è in evoluzione e non tutti faranno la stessa scelta. 


LA MANIFESTAZIONE
«Non lavorare mi costa 80 euro al giorno ma per una battaglia così importante ne vale la pena» racconta Davide Parpajola, autista da 25 anni prima in Acap, poi in Aps e ora in Busitalia. «Non ce l’abbiamo con l’azienda - prosegue - ma con il governo. Ha fatto un abuso sulla nostra libera scelta e ora la gente è determinata a rimanere a casa portando avanti questo blocco». 
In realtà in questo lunedì mattina di protesta venti autisti si presentano comunque all’autostazione. Divisa d’ordinanza e sguardi arrabbiati, fanno la fila in biglietteria e poi attraversano la strada per raggiungere la fermata sotto la Torre Belvedere. Due minuti dopo passa l’autobus diretto a Ponte di Brenta e loro salgono come normali passeggeri, esibendo con orgoglio il biglietto e spiegando il motivo di questo colpo di teatro: «C’è un paradosso enorme. Per viaggiare non serve il Green Pass, per lavorare sì. Ma è sempre lo stesso autobus». Alla prima fermata scendono in massa. 


I FILMATI
C’è un filmato che i conducenti si passano vorticosamente di chat in chat: è quello girato dal deputato Emanuele Raduzzi (Gruppo Misto) in Svezia nei giorni scorsi: «Qui non c’è nemmeno l’obbligo di mascherine, la vita è ripresa del tutto». 
Gli autisti lo citano come esempio e scuotono la testa. Parpajola insiste: «Io non sono a priori contrario al vaccino, ma ho avuto problemi di salute con un vaccino precedente e ora non mi fido». Poi guarda i turni sul cellulare: «Domani dovrei guidare sulla linea 24, dal Plebiscito a Mandriola. Non lo farò». Maurizio e Paolo, autisti da 27 e 28 anni, annuiscono: «Stiamo fermi anche noi». 
Accanto a loro c’è la collega Annalisa. È in prima linea nella protesta ma anche lei preferisce non dire il proprio cognome. Continuerà a scioperare anche i prossimi giorni? «Vediamo come si mette, in ogni caso chiedo che ci facciano fare i test salivari anziché quelli nasali. Ovviamente a spese dell’azienda». Per ora la richiesta è un buco nell’acqua e Busitalia, interpellata dal Gazzettino, non ha inteso commentare la situazione. La linea appare chiara: auspicare che la protesta si sgonfi senza alzare il livello di tensione. 
Chi parla è invece l’assessore alla Mobilità di Padova, Andrea Ragona. «Ho chiesto all’azienda di cercare una soluzione, mi aspetto che la settimana prossima si torni alla normalità. Agli autisti dico che è lecito protestare ma non a scapito dei cittadini che devono andare al lavoro». 


GLI ALTRI
Numeri più bassi nel trasporto privato. Daniele Rigato guida l’omonima società che conta cento dipendenti e si occupa di scuolabus, corse turistiche e corse pubbliche come supporto a Busitalia. «Quelli senza Green Pass sono circa il 10% - spiega - Abbiamo dato la priorità al salvataggio delle corse scolastiche spostando lì tutto il personale possibile».
L’altro fronte caldo era quello delle imprese. Confartigianato la scorsa settimana aveva stimato 12 mila addetti senza Green pass su 64 mila. Venerdì sono rimasti a casa tra il 5 e il 10% dei dipendenti, ora siamo tra il 2 e il 5%. Il tessuto regge.

 

Ultimo aggiornamento: 18:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA