Nuova via intitolata a Gino Strada sull'inviolata parete di Cima Gea: ecco chi sono i 3 alpinisti

Giovedì 19 Agosto 2021 di Giovanni Longhi
La linea rossa mostra la via seguita dai tre alpinisti bellunesi per salire la Cima Gea

Chissà se quegli occhi sempre un po’ cupi di chi ha visto il dolore da vicino, si sarebbero accesi solo un attimo in un cenno di sorriso se avesse saputo che sulle Dolomiti tre alpinisti bellunesi gli hanno dedicato una via nuova. Se n’è andato pochi giorni fa senza saperlo Gino Strada, ma per Luca Vallata, Davide Cassol e Giacomo De Menech il modo migliore per ricordarlo è stato proprio questo: intitolargli la salita a Cima Gea.


IL GRUPPO
Siamo nelle Dolomiti d’Oltrepiave, al confine tra Cadore e provincia di Pordenone. La parete costituisce la ultime propaggini della Cima dei Preti che si raggiunge dalla val Cimoliana. Un ambiente selvaggio, fuori dalle rotte dell’alpinismo classico. «Me ne aveva parlato Mauro Corona -spiega Luca Vallata- per me è stata un’avventura dal sapore d’altri tempi. Una montagna con una grande parete ovest che si affaccia sul Cadore, accessibile da una laterale della Val Cimoliana; Cima Gea il suo nome. Era già stata sognata e tentata da lui in persona assieme al feltrino Diego Dalla Rosa, ma anche Ignazio Piussi l’aveva corteggiata prima di lui. Sapevamo poi, grazie alla guida Berti delle Dolomiti Orientali, che la cengia che traversa la parete ovest era stata seguita nel 1924 quasi fedelmente da Severino Casara assieme ai fratelli Olivotto». Tutte le informazioni a disposizione consistevano in questo. La prima perlustrazione si è svolta senza tante ambizioni di salita: «Dopo un pernottamento a Casera Cavalet siamo scesi lungo il costone mugoso che contorna la parete sulla sinistra e abbiamo solamente percorso la cengia Casara, seguendola questa volta fedelmente. Un vero e proprio viaz, con passaggi delicati all’inizio».


PRONTI VIA
Pochi giorni dopo, nella settimana di ferie, siamo a fine luglio, Vallata, De Menech e Cassol tornano all’attacco e dopo un’altra notte in casera scendono il costone con tre doppie finali su mughi fino alla cengia inferiore. Il primo sopralluogo non aveva permesso di intravedere l’esistenza di linee di salita logiche, ed è stata una piacevole sorpresa rendersi conto, percorrendo la cengia, dell’esistenza di un sistema di fessure e camini. La salita si poteva tentare. Dopo i due tiri iniziali, un grande canale fradicio ha costretto i tre ad una calata di dieci metri alla ricerca di una via alternativa di salita trovata sulla sinistra. Poi su, lungo la linea più semplice tra placche di roccia pessima e risolvendo una difficile fessura in arrampicata artificiale, poi schiodata visti i pochi chiodi portati al seguito. «La salita è poi continuata -spiega ancora Cassol- con un traverso marcio verso destra il quale ci ha fatto raggiungere il camino bagnato finale, che con una, a questo punto piacevole, doccia ci ha fatto raggiungere la cengia Casara. Da lì, siamo scappati dalla parete percorrendo a ritroso la via del 1924 per dormire di nuovo alla Casera Cavalet. Il giorno seguente siamo poi tornati in parete per salire gli ultimi tiri verso la cima, che anche in questo caso si sono rivelati per niente banali». 
La difficoltà maggiore era legata soprattutto alla qualità della roccia sempre marcia e al lungo avvicinamento per raggiungere l’attacco. 


LA DEDICA
Così è nata la prima via sulla parete Nord-ovest di cima Gea, una parete di quasi 600 metri, vergine nel 2021 nelle Dolomiti. Era rimasta senza nome, ci ha pensato il tempo: «Quando abbiamo saputo della morte di Gino Strada il nostro pensiero è corso lassù, in quegli spazi immensi e silenziosi: a suo modo anche lui era un conquistatore».

 

Ultimo aggiornamento: 08:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA