I genitori denunciano: «Tre viaggi dal Comelico a Belluno prima che ricoverassero nostro figlio»

Mercoledì 2 Novembre 2022 di Lucio Eicher Clere
L'ospedale di Belluno, dove è stato ricoverato il bambino
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COMELICO - «Il mio bambino di 18 mesi ha rischiato di morire per la trascuratezza del reparto di pediatria di Belluno». A lamentarsi per un episodio fortunatamente finito bene è una mamma del Comelico, che ha sperimentato il pericolo occorso al suo bambino che presentava sintomi gastrointestinali di origine virale ed è stato portato d’urgenza al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale di Belluno, dove il piccolo è stato visitato, mentre era in evidente stato di letargia, ma dopo una iniezione è stato rimandato a casa, distante dall’ospedale una settantina di chilometri. Il giorno dopo il bambino stava male e continuava ad essere in stato di sonnolenza, per cui il genitori decidevano di riportarlo in reparto pediatrico, dove veniva sottoposto ad osservazione e idratato tramite endovena.

LA PREOCCUPAZIONE
Durante il ricovero il bambino non ha mangiato né bevuto e, nonostante i dubbi e gli interrogativi dei genitori è stato rimandato nuovamente a casa. Racconta la mamma: «Il bambino è rientrato a casa privo di energia, senza assumere cibo né bevanda, e allora, grazie all’intervento del pediatra di famiglia Emanuele Cherubin, abbiamo fatto il terzo ricovero in pochi giorni, e questa volta con la presa in considerazione della gravità del caso, poiché mio figlio è stato tenuto in idratazione continua per alcuni giorni fino alla ripresa che ci ha risollevati e risolto le nostre preoccupazioni».

LO SCONFORTO
La vicenda però ha lasciato molta amarezza per come la risposta ospedaliera sia stata, a giudizio dei genitori, superficiale e disattenta. «La cosa che più ci ha fatto arrabbiare - commenta la mamma comeliana - è il fatto che, secondo i sanitari, sembrerebbe che noi genitori ci rechiamo al pronto soccorso perché non sappiamo come passare la serata. Per i problemi del nostro bambino abbiamo dovuto affrontare tre viaggi di 140 chilometri ciascuno per arrivare a risoluzione del problema che affliggeva il nostro piccolo. La sanità è un bene comune, non deve essere questione di fortuna o di privilegi. Noi abbiamo trovato un medico che non ha capito la gravità della situazione, ma non è accettabile che succedano queste cose, soprattutto considerando la distanza da cui noi del Comelico veniamo. Abitiamo in una zona periferica con pochi servizi, ormai l’ospedale di Pieve non ha più specializzazioni, e per arrivare a Belluno ci vogliono quasi due ore. Per fortuna il caso del nostro bambino si è risolto positivamente, ma con questa denuncia sulla deficienza sanitaria vorremmo che situazioni analoghe non si ripetessero, perché non accada la possibile disgrazia. Noi speriamo che il nostro resti un caso isolato e che possa servire a stimolare un maggiore attenzione e cura delle situazioni che possono comportare rischi sanitari irreparabili».

LA REPLICA
Interpellata sull’argomento l’Ulss ha spiegato: «Il caso è all’attenzione della direzione che è in contatto con i familiari. Da una prima ricostruzione risulta che il bambino non sia mai stato in pericolo di vita e che ora stia meglio. Comprendiamo, tuttavia, la preoccupazione di un genitore quando un bambino piccolo sta male. Sensibilizzeremo ulteriormente i nostri professionisti a migliorare la comunicazione con le famiglie».

Ultimo aggiornamento: 17:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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