Nuvolau, Antelao e Boz, oltre 270 domande per tre rifugi di montagna: «Effetto anche della crisi»

Mercoledì 24 Febbraio 2021 di Marco Dibona
Duecento candidati rifugisti per il Nuvolau di Cortina

BELLUNO Oltre duecento domande per la gestione del rifugio Nuvolau, in Ampezzo. Una cinquantina per il rifugio Antelao, in Centro Cadore. Una ventina per il Boz. I bandi delle sezioni Cai proprietarie delle strutture, hanno riscosso un grande successo, con tante persone interessate a subentrare ai gestori precedenti. Non era mai accaduto in passato. I gestori dei rifugi alpini sono riuniti in una associazione regionale, che concorre a un coordinamento nazionale. Per il Veneto il referente di Agrav (Associazione Gestori Rifugi Alpini Veneto) è Mario Fiorentini, del rifugio Città di Fiume, che dà una spiegazione di questa nuova tendenza: «Negli ultimi anni c’è stato un generale aumento delle richieste di gestione, ad ogni bando. Probabilmente c’è un’idea nuova e diversa della vita in montagna, anche perché per certe strutture è chiaro che non si prospetta un forte interesse economico. È una vocazione, si deve sentire: ci sono di sicuro aspetti idilliaci, ma anche molti aspetti pratici, con la costante necessità di risolvere problemi. Negli ultimi anni sta prendendo piede l’idea di condurre una vita green, però non può esserci soltanto questo».
LA CRISI
«Ci ha colpito molto questo interesse per il Nuvolau – dice Paola Valle, presidente del Cai di Cortina, proprietaria della struttura –, ma la sensazione è che evidenzi la grave crisi del lavoro nel nostro Paese, la necessità di trovare un’occupazione qualsiasi, senza aver ben chiaro che cosa significa lavorare in cima a una montagna, senza strada, dove si arriva solamente a piedi, con i rifornimenti portati da una teleferica». Poi aggiunge: «Oggi ci sono motivazioni diverse, per pensare di lavorare e vivere in montagna: quando aprimmo l’ultimo bando per il nostro rifugio Giussani, sulla Tofana, le richieste furono solamente otto. La gente scrive facendo poesia sull’emozione dei tramonti dal Nuvolau: è indubbiamente molto bello, ma gestire un rifugio alpino è un’altra cosa. Mi meraviglia molto che, su duecento domande, soltanto due persone abbiano chiesto di contattare i gestori precedenti, per chiedere informazioni. Mi pareva il minimo da fare, per decidere di andare a vivere e lavorare lassù». Il direttivo Cai sta selezionando i candidati da invitare al colloquio: «Credo che dovremo preferire chi è del territorio, anche se non era questo il nostro intendimento iniziale. Incontreremo soprattutto chi vive e opera sulle Dolomiti, non soltanto in Ampezzo ma anche in Cadore, Agordino, Auronzo, Badia. Vorremo che il gestore si sentisse legato al rifugio, come nelle altre due nostre strutture, il Palmieri alla Croda da Lago e il Giussani sulla Tofana». 
L’OPPORTUNITÀ
Monica Tasca presiede il Cai di Treviso e sta esaminando le richieste per gestire il rifugio Antelao: «Fra cinquanta candidati ci sono persone del Cadore, di Tai, Pieve, dei comuni vicini: fa piacere che questo rifugio sia amato dalla sua popolazione, che vede l’opportunità di un ritorno commerciale. C’è gente dalla pianura; ci sono tanti giovani. È singolare che tanta gente voglia lanciarsi in questa avventura: può darsi che ci siano molte domande per la precarietà della situazione economica, con la gente in cerca di un lavoro qualsiasi. Ma un rifugio alpino non è una pizzeria: ci vuole conoscenza della montagna, passione, amore. Bisogna essere disponibili per tutte le 24 ore, il gestore deve essere cuoco, ma anche manutentore. Valuteremo con estrema attenzione tutte le domande, prima di scegliere. Il gestore deve sentire il rifugio come casa sua, deve curarlo, per orgoglio personale. Succede così per gli altri due nostri rifugi, il Treviso e il Pradidali, alle Pale di San Martino».
IL PESO DEL COVID 
L’associazione Agrav sta lavorando in questo momento per risolvere problemi concreti derivanti dalla pandemia Covid-19: «Nel coordinamento con le altre regioni noi diciamo che vogliamo esserci – dichiara il presidente Mario Fiorentini – perché sinora i rifugi sono stati esclusi da ogni considerazione, quindi anche dai ristori economici. Il mio rifugio, la scorsa estate, ha avuto un calo del 70% dei pernottamenti, ma la nostra categoria non compare, non è nominata nei vari decreti. Eppure siamo coloro che presidiano un territorio delicato e importante, talora siamo gli unici riferimenti, con funzioni di utilità sociale. Anche per questo vogliamo essere considerati e aiutati». 
Marco Dibona 
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Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio, 14:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA