Allarme coronavirus: gli alpini bellunesi attivi negli aeroporti

Giovedì 20 Febbraio 2020 di Dino Bridda
La squadra sanitaria degli alpini Ana di Belluno all'aeroporto di Orio Al Serio
L’emergenza Coronavirus è materialmente visibile nei nostri aeroporti dove transitano viaggiatori sui voli internazionali che debbono essere sottoposti ad accertamento sanitario circa le loro condizioni di salute. Nei vari scali è operativa una consistente task force di controllo sanitario che deve far fronte ad un transito assai sostenuto. Ad esempio, basti pensare che, solo nei primi nove mesi del 2019, a Roma Fiumicino sono transitati 33.622.075 passeggeri, mentre a Milano Malpensa, dopo la chiusura di Linate, ne sono transitati 21.957.430. Al terzo posto c’è l’aeroporto di Orio al Serio con 10.493.185 passeggeri transitati nei primi nove mesi del 2019 e proprio nello scalo bergamasco in questi giorni è operativo un presidio dell’Associazione nazionale alpini che ha messo sul campo i suoi volontari della Sanità Alpina-Ospedale da campo A.N.A., come richiesto dal Dipartimento nazionale di Protezione Civile. Va ricordato, infatti, che la sede direttiva della Sanità Alpina-Ospedale da campo è nella stessa Bergamo, mentre la sede stanziale si trova presso il 3° Raggruppamento Sostegno Aviazione dell’Esercito ”Aquila” in via Cavour a Orio al Serio. Oltre al personale specialistico del ramo sanitario, con medici, infermieri e generici, sono impegnati anche gli addetti delle squadre logistiche dell’Associazione che garantiscono il servizio di vitto e alloggio ad una quarantina di volontari ogni giorno. Ad Orio al Serio si parla anche bellunese, poiché da parecchi giorni sono in servizio i volontari a turno della squadra sanitaria del nucleo di Protezione civile della Sezione A.N.A. di Belluno.
I VOLONTARI
«Siamo presenti a turno - ricorda uno di loro - al controllo dei due varchi di sbarco. Presente con noi c’è sempre anche un medico. Il nostro compito è quello di controllare con il termoscanner la temperatura corporea del passeggero. La soglia di sicurezza è stata fissata a 37,5°, ma se essa viene oltrepassata le direttive impartiteci ci obbligano a far entrare il passeggero in un’ulteriore area di estrema sicurezza. Da quel momento scattano ulteriori meccanismi di controllo sanitario e di più accurata indagine e approfondimento per accertare quale sia la causa dello stato febbrile denunciato dal soggetto. Come si può capire agiamo in situazione estremamente delicata dove la prudenza non è mai troppa, anche se siamo debitamente equipaggiati e protetti. Per noi si tratta di una nuova emergenza, ma possiamo dire che alle emergenze siamo abituati e la affrontiamo con il consueto spirito di servizio in favore della collettività». Viene ricordato, infatti, nella sede sezionale cittadina di via Tissi 10, che si tratta di volontari addestrati e preparati a qualsiasi evenienza, dai terremoti alle alluvioni. Però ammettono che per il Coronavirus la situazione è diversa, poiché si tratta di un’emergenza che va direttamente ad interessare la salute degli stessi operatori oltre che di qualsiasi cittadino. «Ancora una volta i volontari con la penna nera hanno risposto subito: “Presente!”, sottolinea Angelo Dal Borgo in queste settimane giunto alle ultime battute del suo ruolo di presidente sezionale che avrà termine nella prossima assemblea di domenica 1° marzo. E aggiunge: «Non posso che ringraziare i miei bravi volontari per quanto stanno facendo. Chiudo il mandato di presidente consapevole di lasciare nella mia Sezione un corposo nucleo di Protezione Civile altamente specializzato ed efficiente».  © RIPRODUZIONE RISERVATA