Weinstein, via al processo: per il #MeToo la sentenza può essere un boomerang

Lunedì 6 Gennaio 2020 di Flavio Pompetti
Weinstein, via al processo: per il #MeToo la sentenza può essere un boomerang

Dopo due anni di polemiche e colpi di scena, e un dibattito esplosivo su sesso e violenza che si è allargato ai confine del mondo, l'appuntamento di Harvey Weinstein con la giustizia inizia oggi, presso il tribunale della Corte suprema di Manhattan. L'ex produttore cinematografico ci arriva con le ossa rotte: ha perso la società miliardaria che dirigeva insieme al fratello, la moglie, e anche malato, stando almeno alle immagini che lo ritraggono curvo su un deambulatore sulla via del tribunale.

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Errori
La procura di New York che lo ha messo alla sbarra non è comunque in condizioni migliori. L'istruttoria è stata indebolita dagli errori commessi da investigatori troppo solerti, che avevano istigato dichiarazioni ipertrofiche da parte di una delle accusatrici, poi defilata dal processo.
Lo scandalo è scoppiato ad ottobre del 2017, con l'uscita contemporanea di due articoli, uno sul New Yrok Times, l'altro sulla rivista New Yorker, che accusavano l'ex produttore di una lunga serie di assalti sessuali ai danni di giovani donne che erano entrate in contatto con lui. Attrici affermate come Mira Sorvino, Rose McGowan, Rosanna Arquette, Cate Blanchett, Cara Delevingne, Angelina Jolie, Ashley Judd, Daria Argento, Gwyneth Paltrow e Lupita Nyong'o; ma anche segretarie di produzione, assistenti del set, debuttanti con aspirazioni di carriera. In totale più di ottanta donne hanno raccontato dopo la prima denuncia di essere state vittime delle attenzioni predatorie di Weinstein. In alcuni casi le proposte dell'uomo dal perenne accappatoio addosso, pronto ad esporsi o a chiedere massaggi sempre più intimi, sono cadute nel nulla. In altri la richiesta iniziale si è fatta sempre più pressante, stando ai verbali raccolti dagli investigatori. A volte l'insistenza è divenuta pressione fisica, fino alla coercizione a prestare atti sessuali, e alla consumazione di autentici stupri.
La maggioranza di queste denunce si è persa lungo la strada per via del tempo trascorso. I legali di Weisntein sono riusciti a negoziare un accordo extragiudiziale che mette a tacere le pretese di diciotto delle donne che si dichiaravano vittime in un processo civile.
 

 

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Patteggiamenti
Il patto prevede il pagamento complessivo di 45 milioni di dollari da parte dell'assicurazione che garantiva l'attività professionale della Weinstein Company, e compensi individuali che al netto delle spese legali non supereranno i 500.00 dollari per ognuna di loro. L'unico procedimento penale è stato intentato dalla procura newyorkese, perché in questo stato non c'è prescrizione per il reato di stupro, e almeno due donne hanno raccontato alla polizia di essere state violate dal produttore nella città. La prima è l'assistente alla produzione Lucia Evans, che dice di essere stata forzata ad un rapporto orale; la seconda è rimasta anonima fino ad ora, e ha raccontato di aver sofferto violenza sessuale e lo stupro.
La squadra di avvocati che difende Weinstein è composta da professionisti di altissimo livello, come si addice ad una causa che vede coinvolto uno degli uomini più potenti d'America, con amicizie che vanno fino alla coppia presidenziale dei Clinton, e l'olimpo dell'entertainment statunitense. Il loro cliente li ha ingaggiati e licenziati come fossero dei semplici fattorini; ha violato 115 volte l'ordine di indossare un braccialetto segnaletico in regime di libertà vigilata, e un settimana fa ha rilasciato un'intervista nella quale si professa un paladino della promozione delle donne nell'ambiente del cinema. Tra circa due mesi sapremo se l'uomo che ha dato vita al movimento Me Too è vittima o carnefice all'interno del dibattito che ha aiutato a sollevare.
 

 

Ultimo aggiornamento: 18:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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