A decidere se ci sarà o meno il terzo mandato non saranno ragioni di principio, ma convenienze ed equilibri politici

Sabato 24 Febbraio 2024

Caro Direttore,
la discussione sul terzo mandato e sui relativi emendamenti mi sembra davvero allucinante. Lo è soprattutto In un paese democratico e garantista. Innanzitutto che cos'è che spinge molti attori politici a prendere in seria considerazioine il terzo mandato per i Presidenti di regione e per alcuni sindaci, sia di destra che di sinistra?. Di apportare pertanto delle correzioni alle precedenti disposizioni regionali e parlamentari? La spiegazione appare molto semplice: presidenti e sindaci prevedono una rinnovata loro elezione, quindi un rafforzarmento dei loro partiti. In sostanza potere e consenso popolare ( sono solo dei mezzi, non dei fini) la fanno da padroni. Pur mantenendo le distanze tra la realtà di casa nostra e quella di altri luoghi del mondo, bisogna ricordare che un politico, in uno stato libero e democratico, deve percorrere l'itinerario tracciato dalle istituzioni in cui vive ed adeguarsi ad esse.


Luigi Floriani
Conegliano (Tv)


Caro lettore,
potremmo discutere ore, in punta di diritto e di principio, se è giusto o meno mantenere i limiti di mandato esistenti.

Se questi limiti devono valere solo per alcune figure (sindaci di grandi comuni e presidenti di regione) e non per altre (parlamentari e ministri, per esempio); se in una democrazia deve avere più valore la volontà dei cittadini-elettori o quelle di norme decise dalla politica; se è accettabile e sostenibile che alcune regioni possano legiferare autonomamente su questi aspetti e altre no. Insomma su questo tema, gli aspetti da valutare, pro e contro, sono numerosi e a favore di ciascuno di essi ci possono essere validi argomenti e punti di vista.

Ma diciamo anche un'altra verità: il dibattito che sul terzo mandato che si è acceso nel nostro Paese, e le divisioni relative dentro di diversi schieramenti, hanno ben poco di accademico o di istituzionale. È un tema squisitamente politico, e fortemente condizionate dagli equilibri politici presenti e futuri sono le diverse posizioni emerse.

A partire dal Veneto per arrivare alla Campania passando per alcune grandi città. Perché se in Veneto a guidare la Regione e a sfruttare l'eventuale possibilità di fare un altro mandato non ci fosse il leghista Luca Zaia, con il suo notevole bagaglio di consensi personali e trasversali, certamente la questione non avrebbe acceso gli animi come sta invece accadendo. Le altre forze politiche sanno bene che se Zaia potesse ri-candidarsi il discorso sarebbe chiuso in partenza, le ambizioni di altri partiti o di altri esponenti di centrodestra, in particolare Fdi, dovrebbero essere accantonate e anche il centro-sinistra dovrebbe rassegnarsi, con ogni probabilità, ad un'altra secca sconfitta.

Lo stesso vale per la Campania: la forza elettorale del democratico De Luca, anche lui è in scadenza, è indiscussa, ma il governatore, come noto, non gode dei favori della segretaria del Pd Elly Schlein, che quindi non ha alcun interesse a favorire un ulteriore terzo mandato che prolungherebbe il "potere" di De Luca. Gli stessi ragionamenti valgono per altre regioni e città. E in gioco, com'è chiaro, non ci sono tanti i principi quanto equilibri e convenienze politiche. E saranno queste a far pendere il piatto della bilancia verso il sì o verso il no al terzo mandato.

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