Ai detrattori del Mose si contrappongono i sostenitori, ma a questo punto servono le prove, non le opinioni

Domenica 17 Novembre 2019
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Caro direttore,
non tutti ricordano che nel 2013 Vincenzo Di Tella, ingegnere in opere sottomarine, si esprimeva in maniera dura sulla tenuta del Mose affermando che la paratia è instabile e che si sapeva già dal 1997 durante la redazione del progetto di massima. Per avere espresso critiche tecniche sul progetto delle dighe mobili è stato citato in giudizio per presunta diffamazione dal Consorzio Venezia Nuova e ha vinto producendo fra l' altro una serie di documenti dello stesso Consorzio a sostegno della sua tesi. Purtroppo tecnica e business sembrano non essere andati di pari passo nel mega-appalto di 5,6 miliardi di euro per le dighe che dovrebbero in teoria salvare Venezia dall' acqua alta. Secondo Di Tella l' instabilità definita dinamica, con moto ondoso avente determinate caratteristiche di altezza e periodo, può provocare lo sfarfallamento e la disarticolazione tra le paratoie indipendenti l' una dall' altra, che così potrebbero oscillare in modo incontrollato e, in casi estremi, contro il cassone di appoggio in cemento armato: problema che è stato sollevato e al quale il Consorzio non ha mai dato importanza. Inoltre, sempre secondo lui, il progetto fatto solo con le prove in vasca a Malamocco, con una scala piccolissima, non consente di simulare in modo opportuno le forze viscose e di conseguenza i collaudi, che hanno distribuito milioni di euro a magistrati contabili, amministrativi e tecnici di stato, sono da prendere con il beneficio di inventario. Non è da tralasciare poi il fatto che molti di coloro che dovevano dare giudizi tecnici sul Mose erano a libro paga del Consorzio e che sottostimarono in maniera inconcepibile i segni evidenti di innalzamento del livello medio del mare che si erano avuti quando il progetto fu presentato. Se poi ai difetti di funzionamento si assommano anche la difficoltà e gli enormi costi di manutenzione, la corrosione dei materiali e delle cerniere immersi nell'acqua marina, ci possiamo rendere conto che, quand'anche il Mose fosse terminato nel 2021, ben poco potrà fare per difendere Venezia e resterà un problema aperto.
Nadia Berengo


Cara lettrice,
non sono un esperto e non mi permetterei mai di confutare le tesi di Di Tella o di qualsiasi altro esperto. Ognuno è bene che faccia il proprio mestiere. Da parte mia registro, da osservatore, che agli autorevoli detrattori del Mose, convinti che non servirà a nulla e non difenderà Venezia dalle acque alte, si contrappongono altri, non meno autorevoli e titolati, progettisti che affermano l'esatto contrario e non hanno dubbi sull'efficacia del sistema di dighe mobili. E per quanto generoso sia stato nel corso degli anni il Consorzio Venezia Nuova, faccio fatica a credere che tutti coloro che sono favorevoli al Mose siano tecnici prezzolati. Aggiungo che il sistema di dighe mobili non è piovuto dal cielo, ma è stato avvallato e finanziato da diversi governi di centro-destra e di centro-sinistra e, poiché siamo in democrazia, anche questo non è un aspetto marginale. In ogni caso, poiché l'opera è, come ci garantiscono, completata al 95 per cento sarebbe quantomeno curioso, per non dire altro, che non la si terminasse. Almeno per verificare se funziona. O se ha ragione l'ingegner Di Tella. Ultimo aggiornamento: 15:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA