Studentessa morta all'incrocio, le cinture erano bloccate: si aggrava la posizione del fidanzato

Studentessa morta all'incrocio, le cinture erano bloccate: si aggrava la posizione del fidanzato
Era il luglio del 2017 quando, in un drammatico scontro, perse la vita la studentessa di Medicina Gina Turriziani, 27 anni di Frosinone. 
Uno scontro violentissimo a seguito del quale anche la posizione delle auto non consentì di ricostruire quanto accaduto in quel maledetto incrocio di Borgo Grappa (Latina).
Gina, era al fianco del fidanzato Danilo Carlini (di Ceccano) il quale era alla guida di un’Alfa Mito. In prossimità dell’incrocio maledetto si scontrò con una Fiat 500 L guidata da Vincenzo Bartolo di Velletri, ma in vacanza sul litorale pontino.

I TRE TESTIMONI
Ebbene, in Tribunale, dove si svolge il processo per omicidio stradale, sono stati sentiti tre poliziotti (come testi) i quali hanno consentito di far chiarezza su quel drammatico incidente. Dunque, è stato appurato che i due ragazzi ciociari percorrevano la strada principale (quindi, con diritto di precedenza). Il conducente della Fiat 500, dunque, in prossimità dell’incrocio (con lampeggiante) avrebbe dovuto innanzitutto rallentare e, soprattutto, fermarsi per dare la precedenza alla Mito.

In verità l’avvocato di Bartolo ha osservato che il semaforo che lampeggiava era parzialmente coperto dalle sterpaglie, ma questa tesi è subito caduta visto che, oltre al semaforo, c’era anche la segnaletica verticale. Non solo: ma Bartolo conosceva bene quell’incrocio visto che ogni anno trascorreva lì le vacanze, e perchè quell’incrocio era tristemente noto per via di molti altri incidenti accaduti precedentemente.

NON INDOSSAVA LA CINTURA
Ma la testimonianza dei tre poliziotti ha aggravato anche la posizione di Danilo Carlini (assistito dagli avv. Stefano Tiberia e Carlo Bonzano). Gli agenti, infatti, hanno riferito di aver trovato “bloccato” il dispositivo della cintura di sicurezza che avrebbe dovuto indossare Gina Turriziani (la cui famiglia è assistita dall’avvocato Nicola Ottaviani). Dunque, la ragazza non indossava la cintura, nè avrebbe potuto indossarla poichè bloccata.
Una circostanza, questa, che aggrava la posizione del conducente (il fidanzato) che risponde di «concorso» in omicidio stradale.
L’udienza è stata ora aggiornata al 16 maggio quando sarà sentito il perito della Procura che dovrà relazionare, appunto, sulle conseguenze del mancato utilizzo della cintura.
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Martedì 26 Febbraio 2019, 14:46






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