Il prete: «Non fate il presepe per rispetto a poveri e immigrati»

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don Luca Favarin

di Marina Lucchin

PADOVA - «Quest'anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni. Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri». In questo momento, in cui il presepe si è trasformato da rappresentazione della Natività, simbolo di fede e amore, a pomo della discordia tra chi è pro e chi è contro gli immigrati, ecco che arriva la provocazione bomba. A parlare è don Luca Favarin, prete di strada di Padova che può essere visto un po' come un novello "don Gallo veneto". Un sacerdote che potremmo chiamare alternativo. Più che dir messa, svolge la sua missione pastorale al fianco degli emarginati, dallo straniero irregolare alle prostitute che battono il marciapiede nella periferia della Città del Santo.

Intervenendo a Radio Padova stamani don Luca ha chiarito il messaggio dicendo che «se il presepe deve essere pura esteriorità, allora tanto vale non farlo». 

Il religioso rifiuta di indossare la tonaca, porta i capelli lunghi, confessa di andare quasi più d'accordo con i non credenti e ha avuto più di qualche contrasto con la gerarchia ecclesiastica. E pure questa volta non ha peli sulla lingua, forte del fatto che - per una volta - la sua non è una voce fuori dal coro. Anche il giornale della Conferenza episcopale italiana Avvenire ha pubblicato un corsivo a firma del direttore che critica aspramente chi a parole si professa cristiano ma coi fatti si dimentica delle basi: Amore e Carità. Una critica aspra contro il decreto sicurezza voluto dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini che al giornale ieri ha replicato: «Molte persone di chiesa mi chiedono di andare avanti». E nei giorni scorsi c'era stata la polemica sulla decisione della direzione didattica delle scuole di Favaro Veneto di non fare il presepe per una questione economica, la raccolta firme della bimba di 10 anni di Campagna Lupia per costringere le maestre a re-inserire Gesù nella canzoncina di Natale e il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti che invita a non nascondere crocefisso e presepe nelle scuole, arriva la presa di posizione del religioso padovano.
L'IPOCRISIA «Non possiamo usare i simboli cristiani per fare battaglie ideologiche. Così si corre solo il rischio di essere ipocriti - commenta sprezzante - In chiesa diciamo che siamo tutti fratelli e poi appena usciamo da quella porta facciamo il contrario. Io mi sento offeso da questo comportamento, da chi invita a fare il presepe fregandosene degli altri e poi butta in mezzo alla strada le persone, come prevede il decreto insicurezza di Salvini. Per questo dico che non fare il presepe quest'anno sia il più evangelico dei segni».
Favarin entra nel dettaglio: «Il presepe è l'esempio dell'accoglienza dello straniero, più straniero che si può. La famiglia di Gesù era di profughi esiliati e senza dimora. Il cristiano di fronte al presepe dovrebbe aprire il cuore, non plaudire al decreto sicurezza, che umilia l'essere umano. Se una persona crede nel Vangelo, non può avere sentimenti di odio e razzismo. Come posso accogliere Dio e non farlo con le persone?».

L'APPOGGIO Il vicario episcopale di Padova don Marco Cagol, sposa il pensiero del suo prete di strada, seppur usando parole più ponderate: «Ciò che ha detto don Luca è forse una provocazione per richiamare la necessità di una coerenza oltre i segni. Il presepio è un segno cristiano che parla alla vita quotidiana, perché essere cristiani è dare una forma reale alla vita quotidiana: è credere in Dio, è sapere che la storia va verso il bene, è amare con tutto se stessi gli altri, facendosi carico del loro desiderio di vita piena. Spiace vedere che ogni anno presepio o crocifisso diventano occasione di inutili polemiche che superano il senso profondo di ciò a cui si riferiscono».
Il vescovo di Campobasso, monsignor Giancarlo Bregantini, ha deciso di veicolare il medesimo concetto dal pulpito durante l'omelia: «Non si possono venerare i nostri simboli religiosi senza essere coerenti. Ad esempio non si può fare il presepe e non accogliere negli Sprar due sposi di una coppia vera di giovani che hanno avuto un bambino qualche mese fa e che ora stanno per strada. Non si può venerare il crocifisso senza avere solidarietà con i crocifissi della storia. Questo è il nodo principale che stiamo combattendo».
 
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Lunedì 3 Dicembre 2018, 07:59






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5 di 224 commenti presenti
2018-12-05 10:43:20
Mi sfugge la logica del sig. Favarin secondo cui uno dovrebbe fare il presepe solo se favorevole all’invasione dell’italia da parte degli immigrati. Io sono contrario all’invasione non vedo dove e come potremmo integrarli e farli giustamente lavorare, di bassa manovalanza disoccupata ne abbiamo fin troppa. Si tratterebbe quindi di assistenzialismo allo stato puro che dovrebbe, come al solito, elargire uno stato indebitato all’impossibile.
2018-12-05 10:35:27
Continuo a non comprendere l’eterna diatriba tra chi è pro e contro il presepe. Io faccio il presepe perché è una tradizione di famiglia anche se non credo minimamente nella chiesa attuale.
2018-12-16 07:46:36
Eppure alla domenica le chiese sono piene... che ci vanno a fare ?
2018-12-05 10:11:49
Quello che ha detto don Luca Favarin non lo trovo condivisibile perchè è un discorso che può essere fatto da un laico e non da un ministro di Dio,se lui fosse un vero prete e non un assistente sociale si prodigherebbe a evangelizzare e a far convertire i migranti al cattolicesimo romano,perchè quello è il suo ministero, Gesù ha mandato gli apostoli nel mondo per evangelizzare non per adeguarsi alle usanze del luogo,se un prete non crede che Gesù è figlio di Dio e quindi Dio esso stesso e non lo proclama e insegna in ogni momento e a chiunque non fa il suo “mestiere”, non è un prete. Ricordiamoci sempre che Gesù ha detto a Pietro : “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la Mia Chiesa...”. Se credi in Gesù non puoi nemmeno pensare che il Suo insegnamento sia paragonabile a quello di altre religioni perchè la sua è parola del Signore ed è stata rivelata ai cristiani e a tutti coloro che credono nel Vangelo, solo devi avere rispetto delle altre culture perchè non hanno ancora recepito il messaggio evangelico. Poi dire che il presepio possa solo minimamente offendere persone di altra religione è inconcepibile, San Francesco è o non è il Patrono d'Italia? Spero che don Luca Favarin non se lo dimentichi!
2018-12-05 10:11:21
Il Presepe,storia,riassunto da sito frati Cappuccini:Fine 1223 san Francesco si recò all'eremo di Greccio per celebrare il Natale,voleva vedere con gli "occhi del corpo" come il bambino Gesù, nella sua scelta di abbassamento, fu adagiato in una mangiatoia. Quindi stabilì che fossero portati in un luogo stabilito un asino ed un bue - che secondo la tradizione dei Vangeli apocrifi erano presso il Bambino - e sopra un altare portatile collocato sulla mangiatoia fu celebrata l'Eucaristia. Per Francesco come gli apostoli videro con gli occhi del corpo l'umanità di Gesù e credettero con gli occhi dello spirito alla sua divinità, così ogni giorno mentre vediamo il pane ed il vino consacrato sull'altare, crediamo alla presenza del Signore in mezzo a noi. Nella notte di Natale a Greccio non c'erano ne statue e neppure raffigurazioni, ma unicamente una celebrazione eucaristica sopra una mangiatoia, tra il bue e l'asinello. Dopo la morte di Francesco la vicenda fu narrata evidenziandone la novità e, grazie anche all'opera dei frati Minori, la devozione verso il Santo d'Assisi si diffuse sempre più e in modo capillare. Di conseguenza anche l'avvenimento del Natale di Greccio fu conosciuto da molte persone che desiderarono raffigurarlo e replicarlo, iniziando a rappresentare e diffondere il presepio. In questo modo divenne patrimonio della cultura e fede popolare.La Chiesa ha sempre dato importanza ai segni, soprattutto liturgico sacramentali, sorvegliando però che non sconfinassero in una sorta di superstizione. Alcuni gesti furono incentivati perché ritenuti adatti per la diffusione dell'annuncio evangelico e tra questi si segnala proprio il presepio nella cui semplicità indirizza tutto alla centralità di Gesù.