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Chiara Pavan
CHIARA LETTERA di
Chiara Pavan

"Only murders in the building": se questi muri potessero parlare

Venerdì 16 Settembre 2022 di Chiara Pavan
PROTAGONISTI Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez

Sono divertenti, inaspettati e brillanti. Giocano con se stessi e con lo spettatore seminando tracce, segni, rimandi dal passato, piccoli indizi di mondi nascosti alla vista ma fondamentali per chiarire il “giallo”. E con arguzia ci invitano a seguirli, episodio dopo episodio, stagione dopo stagione, dentro il loro condominio di lusso nell'Upper West Side di Manhattan, a caccia di possibili assassini. Che si nascondono vicino a noi, “so close to me”, come canterebbe Sting, guest star di due episodi, tanto da diventare anche i nostri più cari amici. O amanti. Dopotutto, chi non cela lati oscuri?

IL LATO OSCURO

L'irresistibile attrazione dell'animo umano per le zone d'ombra può diventare estremamente spassosa e scoppiettante se messa in mano ad un grande attore-autore come Steve Martin capace di inventare, con l'amico John Hoffman (“Grace e Frankie”), un gioiellino comedy come “Only Murders in the building” - la seconda stagione si è appena conclusa su Disney +, la terza è in cantiere – elegante e sofisticato show che si fa le beffe dell'attrazione collettiva per mistero e delitto celebrando un inno all'amicizia, soprattutto quella che sembra più improbabile. Come quella che lega i tre protagonisti, un trio di amici davvero inimmaginabile che condivide lo stesso palazzo, l'Arconia, e la stessa passione per il true crime: un attore sulla via del tramonto, Charles (lo stesso Martin), un regista teatrale geniale ma sempre fuori dalla righe, Oliver, (Martin Short) e Mabel, giovane artista dal passato oscuro (Selena Gomez) che eredita l'appartamento dalla zia ricca. Se nella prima stagione il terzetto si era messo a caccia del killer del giovane Tim Kono, antipatico inquilino dell'Arconia ribaltando le conclusioni cui era arrivata la polizia – con tanto di cameo di Sting e di Tina Fey -, la seconda stagione si apre ribaltando il fronte, mettendo i nostri “eroi per caso” nella lista dei sospettati di un nuovo omicidio, l'amministratrice del palazzo Bunny (Jayne Houdesyshell). Scarcerati per mancaza di prove, i tre sono determinati a dimostrare la loro innocenza agli occhi del condominio, e anche di tutti quei fan che ormai li seguono sul podcast “Only Murders in in the building”. Un “building”, l'Arconia, che si eleva ora a vero e proprio personaggio, popolato di passaggi segreti, corridoi e cunicoli che finiscono nei diversi appartamenti, spingendo i tre a curiosare nelle vite degli altri. Tutti possibili assassini.

I GIOCHI

Le due stagioni, per lo più girate in interni, tra scoppiettanti incontri negli ascensori che salgono e scendono (magnifico quello tra Sting, Short e il cagnolino), nella hall popolata di condomini agguerriti o nell'elegante giardino interno, con piccole escursioni all'esterno (come la caccia al “cattivo” di Mabel nello sfavillante luna park di Coney Island che richiama Woody Allen nella “La ruota delle meraviglie), mescola con intelligenza umorismo brillante e colpi di scena, intrattenimento e introspezione, in una cornice metanarrativa piena di rimandi cinematografici, pronta anche a giocare con Hollywood e i suoi diktat. Ecco Charles che viene chiamato a interpretare il sequel della serie che l'ha lanciato, Brazzos, ma stavolta dovrà farlo da vecchio, per giunta dopo in ictus e in sedia a rotelle; Oliver riprende a fantasticare in grande, immaginando show teatrali attraverso il lavoro del figlio. E Mabel, sempre perseguita dal suo passato, finisce per interrogarsi sui suoi buchi di memoria. Evitando l'effetto fotocopia, la seconda stagione scava nel passato non soltanto dei tre protagonisti, ma anche nei personaggi che circondano il trio, individuando scheletri nell'armadio che nessuno pensa mai di avere. Sostenuto da altri camei di lusso, dalla comica Amy Schumer nei panni di se stessa e nuova occupante dell'appartamento di Sting, alla meravigliosa Shilery Mclaine nel ruolo dell'ipovedente e chiacchierona mamma della vittima, fino a Cara Delevigne, artista londinese attratta dalle opere di Mabel e Tina Fey cinica concorrente nel crime-podcast, “Only Murders in the Building” si conferma un meccanismo perfettamente congegnato,  leggero, divertente e nostalgico, dolcemente autoironico, fuori tempo ma anche al passo coi tempi, in grado di piegare il confine tra commedia, indagine e dramma divertendosi a decostruire il giallo per ricomporlo a modo suo. Per parlare, in fondo, di tutti noi.

Ultimo aggiornamento: 19:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA