Truffa Cie: «Anche acqua, sigarette
e sim card rubate agli immigrati»

Giovedì 27 Marzo 2014
Truffa al Cie di Gradisca
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GORIZIA - Anche la viceprefetto vicario di Gorizia, Sandra G. Allegretto, è stata rinviata a giudizio per falso nell'inchiesta sulle fatture gonfiate nella gestione del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca d'Isonzo (Gorizia). Rinviato a giudizio il ragioniere capo della Prefettura, Telesio Colafati, mentre ben 11 componenti del consorzio Connecting People di Trapani, che gestisce le due strutture, sono imputati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato. La prima udienza è stata fissata per il 2 luglio prossimo.

Si è chiusa con queste 13 richieste di rinvio a giudizio l’inchiesta giudiziaria sugli appalti. Gli altri imputati sono Giuseppe Scozzari presidente del Cda della Connecting people, Ettore Orazio Micalizzi vice presidente, Vittorio Isoldi (ex generale dell'Esercito e n. 2 della missione italiana in Libano) che è il direttore, Giovanni Scardina direttore del Cie, Gloria Savoia direttrice del Cara (Centro che ospita i richiedenti asilo politico), Mauro Maurino componente del Cda e Giuseppe Vito Accardo sindaco supplente. Il rinvio a giudizio è stato chiesto anche per 4 dipendenti del Consorzio con le stesse imputazioni dei vertici: la Procura contesta loro di aver ottenuto somme ben più alte di quelle dovute sulla gestione degli immigrati. Nelle fatture presentate alla Prefettura sarebbe stato indicato un numero maggiore di ospiti e sono anche accusati di non aver fornito agli extracomunitari alcuni servizi che erano invece previsti e pagati come carte telefoniche, pacchetti di sigarette e pure circa 90mila bottiglie d'acqua.

All’Allegretto e al funzionario della Prefettura viene contestato il fatto di non aver verificato la congruità delle fatture presentate e di averle vistate autorizzandone il pagamento. È caduta invece l’accusa di corruzione che era stata ipotizzata in primo momento per la viceprefetto e Colafati. Alla conclusione dell’indagine i sostituti procuratori Enrico Pavone e Michele Martorelli - subentrati un anno fa al pm Valentina Bossi, impegnata nelle inchieste sulle morti da amianto - hanno fatto cadere l’accusa più pesante mantenendo solo il falso materiale e ideologico.

Il periodo preso in esame nell’indagine, condotta dagli agenti della Digos e dalla Guardia di finanza, va dal 2008 al 2011, i tre anni in cui la Connecting people ha gestito il centro immigrati dopo aver vinto l’appalto. La gestione è poi proseguita ed è tuttora affidata al consorzio siciliano perché la gara d’appalto indetta lo scorso anno non è stata aggiudicata per un vizio formale che ha escluso la vincitrice, una cordata di imprese guidata dalla francese Gepsa.

L’avvocato Alberto Tarlao, che difende Scardina, Maurino e Savoia oltre a 3 dipendenti del Consorzio, promette battaglia legale fin dall’udienza preliminare per smontare il capo di imputazione.

Ultimo aggiornamento: 10:40