Fioretto femminile, alle Olimpiadi di Tokyo nessuna medaglia. Pilato squalificata

Lunedì 26 Luglio 2021
Fioretto femminile per la prima volta senza medaglie: fine di un'era

Medaglie di legno, errori, cali di condizione, ansie e squalifiche. L’Italia festeggia tre bronzi, sì, ma sull’altro piatto della bilancia c’è davvero di tutto. Di quel tutto che non ti auguri mai di vedere. 

In pedana arriva il flop 

Due quarti posti, nella scherma, dal peso molto diverso. Uno, quella di Andrea Santarelli nella spada, è un’occasione persa individualmente. L’altro, quello di Alice Volpi, è un brusco stop di una lunga tradizione. Per trovare l’ultimo podio del fioretto femminile individuale senza un’atleta italiana bisogna andare indietro fino ai Giochi di Seul 1988. Poi iniziò l’era del Dream Team che negli anni ha visto esultare sul podio Giovanna Trillini, Valentina Vezzali, Arianna Errigo ed Elisa Di Francisca. La striscia si è interrotta ieri, quando Alice si è fatta superare dalle russe Deriglazova, prima, e Korobejnikova, poi. Medaglia abbastanza annunciata, è scoppiata in lacrime. «Ho spezzato il mio cuoricino con le mie mani ma per fortuna ho una famiglia di medici che sapranno rimetterlo a posto». Riferimento al fidanzato, Daniele Garozzo, studente in medicina, che oggi difenderà l’oro di Rio.

Olimpiadi, delusione fioretto femminile: fuori dal podio. Dal 1992 sempre a medaglia. Volpi sconfitta nella finale per il bronzo

In vasca male Benedetta Pilato

Tutti la vedono come una campionessa perché vince e sgretola primati mondiali, ma in fin dei conti resta una sedicenne. L’Olimpiade di Benedetta Pilato è durata poco più di un minuto, 1’07”36, il tempo che le è servito per percorrere due vasche a rana. Un crono clamorosamente elevato per la tarantina che ha un personale di 1’05”84, con cui sarebbe entrata in finale tra le migliori. Con quello nuotato a Tokyo si è piazzata ventesima, con 16 posti utili per le semifinali. Come beffa finale è poi arrivata anche la squalifica per gambata irregolare. Una crisi in vasca che la stessa Benny non ha saputo spiegare. «Ho fatto una gara orribile, non so cosa mi è successo – ha detto cercando di trattenere le lacrime –. E’ un tempo che non nuoto da due anni, davvero non me lo spiego. Nei giorni scorsi avevo l’ansia, ma oggi stavo bene. Con queste gambe ho fatto il record del mondo, cercherò di capire…». Sull’ansia della Pilato probabilmente ha influito l’assenza di Vito D’Onghia, l’allenatore mentore che le sta a fianco da sempre, non aggregato alla spedizione olimpica. Il rischio concreto è che i primi Giochi della primatista mondiale dei 50 rana possano essere finiti qui: ci sono ancora le staffette miste per le quali era stata però convocata Arianna Castiglioni.

 

Tuffi amari

Più navigato di Benny, ma ugualmente deluso, è Gabriele Detti. Una medaglia nei 400 era alla sua portata, l’aveva già vinta in Brasile. Ma ieri, in acqua, è sembrato zavorrato. E alla fine ha chiuso al sesto posto, lontanissimo dal vincitore tunisino Hafnaoui. «Non lo definirei un flop ma un’occasione sprecata: il tempo di vittoria si poteva tranquillamente fare - ammette il livornese -. Non cerco scusanti ma questo è stato un anno davvero strano: tanti stop, le Olimpiadi si fanno, non si fanno… Forse mi ero disabituato alle gare». Diverso è il discorso per Chiara Pellacani ed Elena Bertocchi che, nel sincro femminile da 3 metri, hanno a lungo regalato l’illusione di poter vivere un “Cagnotto-Dallapè bis”. Fino al terzo round su cinque sono state saldamente al secondo posto. Al quarto hanno subito il sorpasso della coppia canadese ma erano ancora tranquillamente a medaglia. Poi, all’ultimo tuffo, il patatrac. 

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