Zanni, Giuffrida e Borghini: i bronzi della fatica che già puntano Parigi

Lunedì 26 Luglio 2021 di Gianluca Cordella
Zanni, Giuffrida e Borghini: i bronzi della fatica che già puntano Parigi

dal nostro inviato a Tokyo

Elisa e Odette stavano lì e lì le abbiamo ritrovate. Per Mirko invece è la prima volta. Ma tutti e tre sul podio olimpico ci stanno benissimo con i loro bronzi al collo. E probabilmente per nessuno dei tre sarà l’ultima volta. Mirko Zanni ha scoperto il dolce sapore della medaglia. Elisa Longo Borghini e Odette Giuffrida hanno dimostrato che ripetersi è possibile, anche se la romana ha fatto un passettino indietro sul podio, che comunque non sa di delusione. Tutte e due già nel medagliere di Rio. Repetita iuvant. Anche se la ciclista azzurra spera che le prossime “repetita” possano esser di un colore diverso. Lei che ha un palmares ricchissimo e monocromatico. Due bronzi ai Giochi, due ai Mondiali, uno agli Europei dove lo scorso anno deve essersi “sbagliata” andando a vincere anche un argento. Ad ogni modo manca sempre l’oro. «Arriverà anche il giorno che vincerò, ma oggi volevo tanto una medaglia olimpica». Un po’ per sé e un po’ perché ci sono un bel po’ di persone a cui dedicarla. «Ho accusato molti problemi al Giro a giugno e oggi ho corso con tutte le persone che mi vogliono bene nel cuore: mio padre, mia madre, i miei nipoti e il mio fidanzato. Volevo regalare una gioia a tutti loro». E la gioia è arrivata nella più improbabile delle corse, con una accademica di matematica e fisica che vince, un’olandese che esulta per sbaglio e l’unica certezza della donna di bronzo di Verbania al suo posto, sul terzo gradino del podio.

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L'appuntamento a Parigi

Odette Giuffrida, invece, a Rio era stata d’argento, nel giorno del primo oro della storia del Kosovo con Majlinda Kelmendi. Cinque anni, tanti infortuni e un titolo europeo dopo, si presentava a Tokyo per puntare all’oro. Ma la sua ambizione è andata a sbattere sull’idolo di casa, Uta Abe, costretta comunque al Golden score, i supplementari del judo. «Tanto adesso l’oro me lo vado a prendere a Parigi», dice la romana di Montesacro. Quando ieri si è presa il bronzo, dopo aver battuto l’ungherese Reka Pupp, il suo urlo ha riempito il Nippon Budokan, poi è scoppiata in lacrime. «Uno sfogo per i cinque anni d’inferno che ho passato», dice “Veleno”, soprannome che condivide con l’altra romana Simona Quadarella. Intanto con questo bronzo diventa la prima atleta europea nei -52 kg in grado di vincere due medaglie olimpiche di fila. E siccome in famiglia c’è anche un nonno artista, il problema del colore “sbagliato” della medaglia è risolto. «L’ho già videochiamato e mi ha detto che la medaglia me la pittura lui. Quindi, nonno: preparati, che me la devi fare d’oro».

 

Troppo peso

Mirko Zanni alle Olimpiadi non ci era mai stato ma ha lasciato subito il segno. Riportando l’Italia sul podio del sollevamento pesi, nei 67 kg, a 37 anni di distanza dall’acuto a Los Angeles di Norberto Oberbuger. E pur essendo di Pordenone, un legame con la Roma di Odette ce l’ha pure lui. Nella tappa di coppa del mondo dello scorso anno disputata nella Capitale vinse tre ori, conquistando il pass olimpico. Anche per lui questa medaglia «pesa tantissimo. E’ un premio a 10 anni di dolori e sacrifici», condivisi con la sua Silvia. La fidanzata? No la cintura di gara. Regalatagli dal papà Giorgio, ex atleta di powerlifting (mamma Federica Biasio è invece ex azzurra dell’atletica). «Questa cintura ha 30 anni di servizio, era di mio padre e l’ha regalata a me. Siamo diventati inseparabili, in ogni allenamento e in ogni gara. L’ho chiamata così, perché papà me l’ha data subito dopo una mia delusione amorosa adolescenziale… Lei si chiamava Silvia». E qualcosa di adolescenziale Mirko ce l’ha ancora, per via di quegli occhiali, forse. In gara ha sollevato 322 chili (145 nel primo turno e 177 nel secondo) con brivido: ci è riuscito solo al terzo tentativo dopo due errori a 172 e 177. «Non avevo capito di aver sbagliato l’alzata a 172, non me l’avevano detto e io senza occhiali non vedo niente». Ma il futuro lo vede, eccome: «Son convinto che sarò l’apripista di una nuova era”. La missione Parigi 2024 è già partita.

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