Pellegrini, niente scherzi: il capitano con la febbre tiene in ansia Mou

Mercoledì 13 Ottobre 2021 di Stefano Carina
Pellegrini, niente scherzi: il capitano con la febbre tiene in ansia Mou

La sorpresa che non t’aspetti. E della quale Mourinho avrebbe fatto volentieri a meno. Ieri dovevano tornare ad allenarsi con il gruppo i reduci della Nations League. Cristante e Veretout erano presenti, Pellegrini no. Il capitano è rimasto infatti bloccato a casa per una fastidiosa febbre influenzale. Lunedì sera i primi sintomi, acuiti nella notte. Ieri mattina è comparsa la febbre che, per cautela, lo ha portato ad effettuare il tampone, risultato negativo (aveva contratto il Covid un anno fa). Nel pomeriggio i primi miglioramenti. A tal punto che questa mattina farà un punto con lo staff medico giallorosso per capire se tornare già oggi a Trigoria. Non vuole perdere tempo: domenica c’è Juventus-Roma. 

IL COLLANTE 
José lo vorrebbe uno e trino. Si accontenta della sua presenza costantemente in campo. I numeri lo confermano: sinora ha disputato 562 minuti in 6 gare di campionato, saltando soltanto il derby per squalifica. E anche quando avrebbe potuto farlo riposare in Conference League, Mou ha preferito inserirlo sempre tra i titolari, sostituendolo soltanto in 2 gare su 4 nel quarto d’ora finale. Del resto c’è una Roma con Pellegrini e una senza. Lo si è visto nel derby. Approccio alla gara sbagliato, attacco spesso confusionario, Abraham che non ha mai tirato in porta, gruppo che si affidato perlopiù agli strappi solitari di Zaniolo. Una squadra semplicemente diversa rispetto al solito. Non può essere un caso che fosse assente Lorenzo. Al quale lo Special One, come spesso capita, ha regalato la definizione più appropriata: «È il nostro collante». Anche in questo caso i numeri possono venire in soccorso. Il capitano sino alla passata stagione viaggiava ad una media di 2,1 passaggi chiave a gara (con questo termine ci si riferisce all’ultimo passaggio che permette a un calciatore di tirare verso la porta avversaria: se segna si trasforma in assist). Sono bastati tre mesi con il nuovo tecnico per raddoppiare o quasi il dato: ora è a quota 3,8. Statistica che si riflette con la vicinanza alla porta avversaria che lo ha portato a segnare 4 gol in campionato e 3 in Conference League. In appena 10 presenze ha quasi eguagliato quanto fatto lo scorso anno (10 reti) in 47. Della serie: quando c’è, è un’altra cosa. In campo e fuori. In un calcio sempre più avaro di retroscena e rivelazioni, le parole del difensore Mancini qualche giorno fa al nostro giornale lasciano intendere l’importanza di Lorenzo nel gruppo: «Pellegrini? Lui gestisce lo spogliatoio». Un altro che lo conosce bene, Mirko Manfrè, attuale referente delle scuole calcio a Trigoria che lo ha allenato da bambino cambiandogli ruolo, lo ha invece definito «un leader silenzioso». Perché si può comandare una squadra alla Ibrahimovic o alla Di Bartolomei. E nel secondo caso, al quale Lorenzo si ispira, basta uno sguardo. O un comportamento. 

ESAME DA LEADER 
Di esami in carriera ne ha superati tanti ma quello che lo attende domenica contro la Juventus è speciale. Sarà la prima partita contro una big con la fascia al braccio, da leader riconosciuto. Ormai nessuno ha più dubbi: dalla squadra al tecnico passando per i media e la tifoseria. Nella passata stagione, averla ereditata per una punizione inflitta a Dzeko, rendeva tutto strano. Ci ha pensato Mou a sistemare le cose: «Pellegrini è il nostro capitano e lo sarà per tanti anni», le parole in estate, iniziando mediaticamente quel lavoro ai fianchi della società (e del calciatore) che hanno poi accelerato la firma sino al 2026. Ora José se lo gode come l’uomo in più. Gol, assist, ma soprattutto una consapevolezza ritrovata che gli ha fatto mettere alle spalle la (grande) delusione di non aver partecipato all’Europeo per un infortunio. Mancini punta su di lui per il Mondiale in Qatar. E non per il gol (inutile) alla Spagna. Il motivo è un altro: «Lorenzo è fondamentale, perché può fare tutti i ruoli dalla mediana in su». Ennesima conferma. Non può più essere un caso infatti che con Di Francesco, Ranieri, Fonseca, Mourinho e appunto il ct, Pellegrini continui sempre a trovare spazio. Lo avrà anche domenica. Per invertire un trend (11 sconfitte e 1 successo dal 2012 all’Allianz Stadium) che inizia a pesare. Più di una febbre inattesa. 
 

Ultimo aggiornamento: 15:15
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