Coronavirus, Oms: lavarsi le mani salva la vita, soprattutto nella Fase 2

Martedì 5 Maggio 2020 di Alessandra Spinelli

E’ il nostro vaccino quotidiano, il primo, più della mascherina e dei guanti. Efficace e semplice come un’arma naturale, una barriera a ogni batterio e a ogni virus, da quando il geniale Ignaz Semmelweis a metà Ottocento ne capì l’importanza. E ora? Ora più che mai questa preziosa barriera che è il lavarsi le mani, correttamente e più volte al giorno, diventa essenziale. Soprattutto in questa Fase 2, dopo 60 giorni di autoisolamento. Ce loribadisce l'Oms: lavarsi le mani salva la vita. Ce lo ricorda l’Istituto superiore di Sanità che oggi nella Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani - c’è una festa mondiale per tutto - ha diffuso sui canali social un video con l’hashtag #nonsolomascherine. Nel video, che ha come colonna sonora il brano “Cascade” di Chopin, le mani sono rappresentate in molte delle loro funzioni, da quelle che abbracciano a quelle che assistono. Non mancano i riferimenti all’epidemia attuale, dalle immagini di operatori sanitari ad un dito che preme il pulsante di un ascensore, che ricorda uno dei modi di trasmissione documentati ai tempi della Sars.

Fase 2, il rientro nelle aziende: scanner, turni ridotti e all'ingresso c'è il triage
 

I DATI
L’Oms, da quindici anni, ma diciamolo nessuno lo sapeva fino ad ora,  il 5 Maggio promuove la “Giornata Mondiale per l’igiene delle mani”, un appuntamento per ribadire il ruolo chiave nella pratica clinica. Oggi lo slogan è “Nurses and Midwives, clean care is in your hands” che ribadisce il ruolo cruciale svolto da infermieri e ostetriche nel prevenire le infezioni nonché per il rafforzamento di sistemi sanitari di qualità. E infatti quest’anno la giornata è dedicata ad infermieri ed ostetriche: è l’occasione per sensibilizzare il pubblico sul fatto che l igiene delle mani aiuta a prevenire ogni tipo di infezione, non solo quella da Covid-19, ad esempio durante l’assistenza ai malati. In Italia ogni anno vengono stimati 10.000 decessi per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, 200.000 casi di infezioni da germi multiresistenti, 4 persone ogni 100 nelle lungodegenze e 6 pazienti ogni 100 in ospedale o a domicilio hanno una infezione correlata all’assistenza. Il 30-50% di queste potrebbero essere prevenibili e uno dei modi principali è proprio l’igiene delle mani. Ma la media del consumo di soluzioni igienizzanti nelle strutture sanitarie è di 15 ml per paziente al giorno, al di sotto del minimo raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità ovvero 20 ml. 

IL VADEMECUM
Gesto molte volte dato per scontato, lavarsi le mani va fatto spesso, non solo da parte di operatori sanitari, come infermieri ed ostetriche, ma da parte di tutta la popolazione. Diversi sono, invece, gli errori che si fanno nel lavarle e che vanno evitati, soprattutto in un momento di emergenza da coronavirus. Durante il giorno, le mani vengono a contatto con numerosi oggetti (banconote, sostegni dei mezzi pubblici, maniglie delle porte, pulsanti degli ascensori, etc.), con animali e con alimenti dove sono presenti di microrganismi. La maggior parte di questi germi è innocua ma alcuni microrganismi possiedono caratteristiche patogene. Troppo spesso il lavaggio delle mani viene fatto frettolosamente. Per essere eseguito in modo corretto, deve essere fatto con acqua corrente calda e sapone: meglio usare quello liquido rispetto alla saponetta che è esposta all’aria e a diversi agenti patogeni. L’azione disinfettante non deve durare meno di 40-60 secondi. Inoltre, non bisogna dimenticare di pulire gli spazi tra le dita e di togliere gli anelli. Alla fine del lavaggio non bisogna toccare i rubinetti o maniglie, ma utilizzare un fazzoletto o la piega del gomito per evitare che le mani pulite entrino a contatto con superfici sporche.

Ultimo aggiornamento: 10:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA