«Io e la Callas una donna che lottava»

Venerdì 26 Novembre 2021

L'INTERVISTA
È la «femminilità mediterranea», quella che ha fatto di entrambe un'icona, il trait d'union che unisce Monica Bellucci a Maria Callas. L'attrice di origine umbra incarna sulla scena la diva inquieta che fu la più grande voce del XX secolo, ma anche tra i personaggi più discussi. E con lo spettacolo Maria Callas. Lettere e Memorie, scritto e diretto da Tom Volf, il 26 e 27 novembre porta al Teatro Goldoni di Venezia un ritratto commovente e affascinante dell'artista, rivelando la vera storia dietro la leggenda (info www.teatrostabileveneto.it).
«Sono felice e onorata di essere qui a Venezia ha dichiarato ieri al suo arrivo in laguna - per presentare lo spettacolo sul palcoscenico di un teatro antico e prestigioso come il teatro Goldoni. Ringrazio Giorgio Ferrara (il direttore dello Stabile del Veneto ndr) per aver voluto questo spettacolo nella sua nuova stagione, ma un grazie particolare per la splendida accoglienza va a tutta la città di Venezia, a cui faccio anche tanti auguri per questo compleanno così importante, 1600 anni di bellezza, storia e cultura».
Monica Bellucci non presta solo la voce alla Callas. Infatti, in scena il suo corpo si sovrappone a quello della diva dentro un abito che fu suo, prestato dalla collezione italiana My private Callas dopo esser rimasto chiuso per oltre 60 anni, mai indossato da nessun'altra. «Questo vestito e la spettacolare trasformazione di Monica, così come il gioco di luci e chiaroscuri, danno l'impressione di essere davvero nel salotto della Callas evidenzia il regista Volf - con il suo spirito che riappare per un breve tempo per condividere, attraverso le parole proprie di Maria, un momento di intimità con il suo pubblico». Al centro della scena un divano, la riproduzione esatta di quello che si trovava nell'appartamento di Parigi dove la Callas ha trascorso gli ultimi 15 anni della sua vita. Accanto al divano, un grammofono, con il quale ascoltava le sue stesse registrazioni e brani del Bel Canto, genere che così tanto amava. Questa musica entra nello spettacolo unendo una lettera all'altra, una lettera a una memoria, a significare il tempo che scorre e svanisce.
Monica Bellucci, sulla scena incarna un'artista, una donna, una diva inquieta. È più complesso, per un'artista, vivere dentro la misura?
«Nella vita c'è bisogno di misura, tutti abbiamo bisogno di realtà, di quotidianità, di verità. Poi nel nostro lavoro di artisti ci si può permettere quello che nella vita non sempre è concesso. Quindi questo è un lavoro attraverso il quale si può volare e immaginare qualsiasi cosa, però è il lavoro non la vita. Penso che quando si fa confusione tra la vita reale e la vita attoriale sia rischioso come dimostrano le vite di molti artisti».
Cosa l'ha sedotta di Maria Callas? In cosa ha sentito una sintonia?
«Innanzitutto la sua femminilità mediterranea, c'è una mediterraneità che ci accomuna. E poi il fatto che Maria Callas è stata una donna che ha viaggiato ovunque e comunque nonostante i tempi. Era nata a New York, a 9 anni è andata a vivere in Grecia, e poi la sua carriera è esplosa in Italia e infine è rimasta a vivere a Parigi: un po' una straniera ovunque andasse. In questo mi sento molto vicina a lei».
Cosa non vorrebbe mai nella sua vita rispetto alla vicenda pubblica della Callas?
«Maria Callas è vissuta in un'epoca che non è la stessa di oggi, quindi la sua libertà l'ha pagata cara. Penso che la cosa più triste sia quella di non essere riuscita a formare una sua famiglia e ad avere figli. Oggi è diverso perché le donne si realizzano in molti modi e la femminilità ha molte espressioni di vita. All'epoca di Maria Callas avere una famiglia e avere dei figli era quasi un processo obbligatorio per essere considerata una donna, cosa che oggi non accade più. Quello che posso dire è che per me questa donna è un simbolo femminile così forte, ancora oggi, proprio perché ha saputo lottare per ciò che voleva, ha fatto quello che ha voluto e si è assunta i rischi delle sue scelte. Quindi per me è un esempio di vita. Quello che non vorrei che mi capitasse mai è morire per amore come lei».
Giambattista Marchetto
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