La Ue si spacca sui brevetti Ma avanti sulla terza dose

Lunedì 6 Settembre 2021
La Ue si spacca sui brevetti Ma avanti sulla terza dose

IL CASO
ROMA «Ci sono le condizioni per costruire il Patto di Roma, che garantirà i vaccini anche nei Paesi più fragili», dice il ministro della Salute, Roberto Speranza, al termine della prima giornata dei lavori del G20 della Salute. Sembra una frase di circostanza, ma avvolge una complicata trattativa che sta andando avanti oltre le porte chiuse del vertice dei ministri della Salute di tutto il mondo, perché una cosa è il principio di fondo - vacciniamo il pianeta per ragioni umanitarie e per evitare la creazione di nuove varianti - su cui è difficile non essere d'accordo, un'altra è l'applicazione pratica. Sulla sospensione dei brevetti non c'è accordo, l'Europa è spaccata. Resta ferma una linea: sarà necessaria la terza dose anche in quei Paesi che già oggi hanno una buona copertura vaccinale.
Ma come si può vaccinare quella parte di mondo non ancora immunizzata (l'Africa è sotto il 2 per cento)? Le strade sono fondamentalmente due: donare le dosi ai Paesi poveri, con organizzazioni internazionali come Gavi e Covax. «Utile ma non risolutivo» commenta uno scienziato che ha partecipato ai lavori a porte chiuse.
IPOTESI
L'alternativa: sospendere o rimuovere i brevetti e fornire le tecnologie necessarie alla produzione ai Paesi in via di sviluppo. Su questa seconda opzione, di cui si parla da mesi e a favore della quale si era schierato anche il presidente Usa Joe Biden (ieri rappresentato dal segretario alla Salute Xavier Becerra) si è però spaccata l'Europa. O usando una sintesi più affine alle diplomazie al lavoro in queste ore: ci sono sensibilità differenti. La Germania, ad esempio, non è d'accordo, e questa posizione è stata mantenuta dal ministro della Salute, Jens Spahn, in linea con quando dichiarato da Angela Merkel solo pochi mesi fa («non credo che la sospensione dei brevetti sia una soluzione che consentirà ad un maggior numero di persone di ricevere i vaccini»). Qualcuno maligno osserva che BioNTech e Curevac hanno sede in Germania. Anche altri Paesi del Nord Europa - racconta chi ha partecipato ai lavori - si sono messi di traverso e dunque è urgente trovare un compromesso per evitare che il documento finale, quello che dovrà sintetizzare il Patto di Roma, sia annacquato o inutile. La soluzione intermedia potrebbe essere quella di non prevedere la sospensione dei brevetti, ma di favorire comunque il trasferimento di tecnologie in alcuni Paesi, ad esempio africani, per produrre sul posto i vaccini, soprattutto quelli a mRna. Anche perché - avverte qualcuno - le case farmaceutiche sono chiamate ad aggiornare i vaccini alle nuove varianti investendo nella ricerca: sospendere i brevetti potrebbe ridurre la spinta in quella direzione. La ricerca di una soluzione di equilibrio che metta d'accordo tutti i Paesi rappresentati (Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sudafrica, Turchia e Unione Europea) prosegue in queste ore per essere pronti per le 16.30, quando ai Musei Capitolini si svolgerà la conferenza stampa di chiusura.
Il vertice di Roma è caratterizzato dalle priorità People, Planet, Prosperity (persone, pianeta, prosperità) che guidano l'anno di presidenza italiana del G20; si sta svolgendo ai Musei Capitolini, con l'area di piazza Venezia blindata per ragioni di sicurezza e per prevenire proteste che per ora non ci sono state. Tra gli ospiti c'è anche il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. E anche del ruolo giocato in questa pandemia dell'Organizzazione mondiale della sanità si è parlato ieri. Va ricordato che l'amministrazione Trump ha rotto i rapporti con l'Oms (Biden successivamente ha fermato l'uscita degli Usa), più in generale molti Paesi stanno spingendo da una parte per rafforzare il ruolo dell'Organizzazione mondiale della sanità, dall'altra anche perché ci sia un cambio di passo.
SORRISI
Al di là del dibattito in corso, Speranza resta fiducioso sul completamento del percorso che porti alla firma del Patto di Roma. Spiega: «Oggi ci sono diseguaglianze molto forti con i paesi più ricchi che hanno ormai percentuali di vaccinazione molto significative e continuano a procedere, e ci sono paesi che invece sono indietro». Nella foto di rito, alla conclusione della prima giornata dei lavori, con alle spalle Palazzo Senatorio, i ministri si sono messi in posa, sorridenti. Bisognerà aspettare le ultime ore del confronto per comprendere se oltre alla cortesia istituzionale ci sarà qualche risultato concreto.
Ma. Ev.
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