LA PROTESTA
TRIESTE I portuali di Trieste si aspettavano 50mila persone. La Prefettura

Sabato 16 Ottobre 2021

LA PROTESTA
TRIESTE I portuali di Trieste si aspettavano 50mila persone. La Prefettura lavorava a un piano di contenimento per 20mila manifestanti. Ieri, al picco massimo delle presenze, si è arrivati a 8mila attivisti. Circa la metà dei 15mila che avevano sfilato sempre a Trieste qualche giorno fa. In serata, solo qualche centinaio di duri e puri.
Sono i freddi numeri che hanno permesso a uno dei principali porti del Nord Adriatico di non fermarsi. Il blocco non c'è stato, il presidio che doveva «mettere in ginocchio la città» ha fallito.
LO SCALO
Varco 4 del porto di Trieste, un'alba fredda. Sei gradi, buio pesto. I primi lavoratori portuali - in pettorina gialla - arrivano guidati dal leader Stefano Puzzer. Tira borino, a un palmo dal mare. Alle 8 i manifestanti sono già un migliaio, ma c'è già la prima notizia: chi vuole lavorare può entrare, si crea un varco e si lasciano passare le macchine. Entrano dirigenti, impiegati. Non c'è il blocco. A meno di un chilometro in linea d'aria c'è un altro varco, contrassegnato dal numero uno. È presidiato dalle forze dell'ordine, ma non c'è neanche un manifestante. È lì che il porto lavora regolarmente. Al terminal traghetti, arrivano i ferry dalla Turchia, scaricano le merci e le ricaricano. Entrano ed escono mezzi pesanti. Solo il sistema delle portacontainer si arresta, con le navi in rada nel golfo. Il resto del porto funziona. Vince la linea soft. Protesta sì, ma libera scelta per chi vuole lavorare lo stesso.
Attorno all'una il massimo delle presenze: ottomila persone. Ma il metodo non cambia: anche al varco quattro, in porto si può entrare. Circa 230 agenti sono occhi e orecchie del presidio, ma è una presenza discreta. A margine.
LE VOCI
«Rimaniamo qui fino a quando non ci daranno delle risposte chiare e non ritireranno il Green pass - tuona Stefano Puzzer, portuale e capo del coordinamento -. La Costituzione tutela il lavoro, mentre lo Stato discrimina e divide i lavoratori. Io sono vaccinato, ci metto la faccia e sciopero. Deve prevalere la libertà di scelta». «Io mi sono immunizzato e voglio andare a lavorare - ribatte invece Enea Garbellotto, camionista intercettato al varco uno -. Non concordo con la protesta perché faccio parte di una netta maggioranza che ci tiene alla salute e alle regole». Sono le due anime distinte della giornata.
LA GIORNATA
I manifestanti arrivano non solo dal Fvg. Ci sono veneti (Verona, Treviso e Vicenza le più rappresentate), lombardi, piemontesi, emiliani. Momenti di tensione quando l'ex consigliere comunale ed ex pugile Fabio Tuiach si piazza di fronte a un'auto e non lascia entrare in porto un lavoratore. Sono gli stessi portuali a strattonarlo e a ripristinare l'ordine. Più tardi lo stesso Tuiach stende con un pugno un altro manifestante. Ora rischia grosso, i filmati hanno documentato i fatti. Offese e urla anche contro i tanti giornalisti accorsi al porto. Non sono i benvenuti. Il presidente regionale Fedriga parla di un « porto che funziona, anche se in alcuni passaggi con ranghi ridotti e quindi qualche difficoltà». Il presidente dell'Autorità portuale, Zeno D'Agostino, supera la bufera: «Il blocco non c'è stato, si tornerà alla normalità. Dimissioni? Attendo ancora, vedremo». I manifestanti hanno parlato di 800 portuali in sciopero. In realtà se ne sono notati circa 200. In tutto sono 1.500. Evidentemente molti, in silenzio, hanno fatto funzionare lo scalo. Salvando la faccia di Trieste.
Marco Agrusti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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