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Letta si candida a Vicenza: «Parliamo alle partite Iva tradite dalla Lega e da Forza Italia»

Il leader del Pd lancia un'aperta sfida al centrodestra: «Non possiamo essere marginali qui se ambiamo all'Italia»

Lunedì 15 Agosto 2022 di Angela Pederiva, Alda Vanzan
Enrico Letta
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VENEZIA - Enrico Letta l'aveva detto, subito dopo la proclamazione di Andrea Martella a segretario regionale, lo scorso 15 gennaio in diretta dal Nazareno: «Considero la partita in Veneto fondamentale a livello nazionale, non possiamo essere marginali in Veneto se vogliamo ambire a essere una guida in Italia». Sono trascorsi sette mesi da quelle dichiarazioni e ora le valutazioni sembrano tradursi in strategia, visto che il numero uno del Partito Democratico sarà candidato a Vicenza, capolista al plurinominale nel collegio blindato che si è liberato dopo la rinuncia del capogruppo regionale Giacomo Possamai. Con questa mossa il leader non intende però fare il paracadutato bensì, come ha spiegato nei conciliaboli interni al Pd, lanciare apertamente la sfida alla Lega di Luca Zaia.

Le tre ragioni

Del resto era stato lo stesso Letta, incontrando i parlamentari del suo partito, ad affermare di voler vedere «gli occhi di tigre» in ognuno di loro. Quale migliore occasione per provare a sferrare la zampata all'avversario? Deputato uscente lo è pure lui, eletto in Toscana alle suppletive del 2021, e il prossimo 25 settembre sarà anche ricandidato, ma questa volta in Veneto. Per almeno tre ragioni. La prima è legata alla decisione di correre in una realtà di provincia anziché in qualche metropoli (per la verità non è esclusa una parallela candidatura a Milano, ma nel pallottoliere dem il seggio dato per certo è quello nel collegio Veneto 2). «Noi siamo il partito della prossimità - è il ragionamento del segretario nazionale espresso ai suoi - non solo dei grandi centri. Ci candidiamo dove le persone vivono. Vicenza in questo senso è simbolica: ha una città di meno di 120.000 abitanti, ma una provincia che sfiora i 900.000. Proprio i territori dove storicamente il Pd è più in difficoltà ed è vissuto come distante». Il secondo motivo riguarda le caratteristiche identitarie di Vicenza, che sarà anche demograficamente piccola, ma è pur sempre una delle capitali economiche della Penisola, collocata com'è nel cuore produttivo del Veneto che la Cgia di Mestre è appena tornata a descrivere come la locomotiva italiana. «Patria della piccola e media impresa è la valutazione del Partito Democratico ha la terza Confindustria e la prima Confartigianato d'Italia. Con questa scelta parliamo ai milioni di partite Iva e alle centinaia di migliaia di piccoli e medi imprenditori del nostro Paese». Questo obiettivo è strettamente intrecciato con la terza motivazione: sfidare la Lega, e anche Forza Italia, a casa loro. «Il Veneto si è sentito tradito è la riflessione condivisa da Letta con i dem locali dalla scelta della destra di far cadere il governo Draghi. Ed è proprio in quel territorio che il tradimento della destra si è sentito in maniera più forte perché le ricadute sul tessuto economico e sociale saranno ancora più evidenti. Noi siamo il partito della lealtà e della serietà e lo abbiamo dimostrato ancora una volta».

Il post

Nei giorni scorsi il leader aveva proposto lo scranno di Vicenza a Possamai, il quale su Facebook aveva spiegato così la scelta di restare in Consiglio regionale, verosimilmente in vista delle Comunali per Palazzo Trissino: «Sono grato a Enrico Letta per la fiducia e per la stima: per me è stato ed è un maestro, ho mosso i primi passi in politica al suo fianco e sarà per me un onore essergli vicino in questa battaglia quindici anni dopo». Un post che, letto nelle ore della presentazione delle candidature, risuona già come la promessa di un impegno nella sua Vicenza per la campagna elettorale del mentore.

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