Imprenditore bloccato in California: «Lavoro, leggo, cucino e non sto in pigiama»

Giovedì 2 Aprile 2020 di Claudio Strati
Paolo Gobbato nella sua stanza in "quarantena" a Bakersfield

POVE DEL GRAPPA – Bloccato in California da un mese e mezzo, vede ancora lunga la sua “reclusione” forzata. Paolo Gobbato, già vicesindaco di Pove del Grappa, contitolare e manager della Remdevice, una piccola azienda di Nove, nel Bassanese, capace però di esportare le sue tecnologie nel mondo, ci racconta da Bakersfield il suo isolamento, scattato dopo una grande fiera a Las Vegas. La sua azienda produce radiocomandi di sicurezza per grandi gru, porti, aeroporti, macchine operatrici, robotica, e conta su clienti in ogni parte del mondo. Gobbato è l’anima commerciale della srl, ha aperto già un ufficio a Los Angeles, una filiale a Instanbul

«Siamo una piccola azienda ma vendiamo in tutto il globo – racconta Gobbato – qui negli States stiamo installando parecchi radiocomandi di sicurezza all'aeroporto di Dallas e sto aspettando un ordine per quello di Miami. Sono arrivato a metà febbraio per la più grande fiera del continente, evento visitato da decine di migliaia di persone senza che avessero messo in atto un minimo di precauzioni. Poi nonostante il governatore della California avesse per tempo dichiarato lo stato di emergenza, al fine di sbloccare i fondi e dotarsi dei poteri necessari,  fino al 14 marzo la vita è trascorsa normalmente. Solo dopo lo schizofrenico discorso alla nazione di Trump si sono scatenate le fobie. Moltissimi americani all’estero hanno iniziato  ad intasare gli aeroporti per rientrare, sono partiti gli assalti ai supermercati con file interminabili. Solito copione, visto e rivisto, caos da panico, e oggi gli Stati Uniti sono il paese col maggior numero di contagi rilevati e decessi nel mondo. Nel frattempo Lufthansa ha annullato tutti i voli per l’Europa, almeno fino a metà aprile almeno. Così mi sono messo in quarantena».

Non ha cercato di ritornare in qualche modo?
«I voli diretti sono stati tutti cancellati, dovrei transitare per almeno tre aeroporti, evitare i contatti e viaggiare in sicurezza (un metro ameno uno dall'altro). Deve poter viaggiare solo chi non può farne a meno. E io, per il momento, e giustamente, non sono tra quelli. La nostra azienda è tutta in smart working. Diciamo che lo sono anche io, ma da un po’ più lontano. Ho una camera messami a disposizione da miei clienti e amici, con angolo ufficio e con bagno, sopra un garage. Mi sembra di essere Fonzie».

I contatti con la famiglia? E cosa le manca oltre ai suoi cari?
«Con la famiglia siamo in contatto via wahttsapp costantemente e un paio di volte alla settimana facciamo una videoconferenza via skype. Ma ho il computer in camera e quindi sono doppiamente smart, rintracciabile ogni minuto… E’ dura, diciamo comunque che siamo abituati a stare lontani visto che sono spesso in giro per il mondo. Mi manca il rito di caffè espresso e brioche al bar la mattina, leggere i giornali e poi andare in ufficio».

Com’è la situazione negli States?
«La scorsa settimana il governatore della California ha decretato ulteriori misure restrittive: bar, negozi, centri commerciali sono tutti chiusi. Aperti i supermercati, gli home depot (Brico) e i fast food nella modalità drive thru, ovvero prendi e porta a casa.  Poi ha decretato la chiusura delle fabbriche non essenziali e la gente, trovandosi con molto tempo libero, si è gettata in massa sulle spiagge vanificando ogni sforzo. Non c’è un coprifuoco come in Italia ma un invito a restare in casa. Mi muovo quando serve con un’auto a noleggio, i prezzi sono di colpo scesi anche del 40% e in più mi hanno dato full optional, navigatore, assicurazione…».

La giornata come passa?
«Molto lavoro. I clienti mi tengono occupato attraverso mail, whattsapp, richieste varie. Ho con me due libri di carta e il Kobo, su cui ho caricato un bel po’ di altri volumi elettronici. Forse è la volta che riesco a leggere più libri di quelli che acquisto. Mi sono dato regole rigorose, con l’imperativo di tenere mente e corpo in allenamento e fare il più attenzione possibile per non ammalarsi: sveglia ogni giorno alle 6.30, poi 45/60 minuti di camminata e corsa attorno al parco di quartiere (si può fare e al mattino presto, non c’è nessuno); colazione, doccia, barba un giorno sì e uno no, rifare il letto, lavare lenzuola e fare il bucato regolarmente, taglio capelli ogni fine settimana. Inoltre ho aggiunto altri obblighi: vestirsi sempre bene e non girare in pigiama o altri indumenti da relax; non mangiare fuori pasto; andare al supermercato il meno possibile raggruppando le cose da acquistare e con tutte le precauzioni: guanti, salviette umidificate antibatteriche, per il momento non ho mascherine».

Si impegna in cucina? 
«Naturalmente ne approfitto e cucino in casa. Pasta e risotti, allo zafferano e non solo, pizze, spaghettoni bassanesi di Borella con pecorino romano, portati da casa, alla carbonara. Uso pancetta al posto del guanciale che qui non si trova. Purtroppo la pasta prodotta in Usa tende a scuocere e trovare ingredienti che non contengano zuccheri aggiunti o altre porcherie è difficile. Mettono zuccheri nelle passate di pomodoro, nelle farine e persino nel sale da cucina. Comunque leggo di connazionali bloccati a Cuba o in remote città dell’India o in Nuova Zelanda col cibo che scarseggia e impossibilitati a tornare. Per il momento posso ritenermi ancora fortunato».

Come si comporta la popolazione? 
«Nei supermercati la situazione è tornata normale dopo gli assalti dei giorni scorsi. Sugli scontrini avvisano che non accetteranno resi per merce acquistata in eccedenza. Da tre settimane però manca la carta igienica, peraltro mancava ancora prima dell’annuncio del presidente. I “barbari” hanno acquistato in massa, saccheggiando gli scaffali di pasta (anche i noodle cinesi e messicani), riso, cibo per cani, spray per la pulizia, disinfettanti, guanti monouso e, nella sezione dei farmaci da banco, tutti i flaconi di sciroppo e pastiglie per la tosse e il raffreddore. Ci sono addetti a pulire e disinfettare i nastri di carico e scarico alle casse, a controllare che la gente stia a distanza di sicurezza, disinfettano anche alcune  pompe di benzina».

Un pensiero al suo territorio, che ha anche amministrato?
«Ho un sassolino da togliermi. Da amministratore, vicesindaco e assessore, e pure dopo, ho portato avanti una battaglia nella "mia" Valbrenta per fare arrivare la fibra e l’Internet veloce. Non ci sono riuscito anche per il menefreghismo di colleghi, tecnici e pure imprenditori che hanno sempre inteso Internet come una cosa per giocatori di videogame. Adesso in molti si stanno rendendo conto di cosa significhi stare in casa, studiare da casa o lavorare da casa sprovvisti di una connessione decente».

Ultimo aggiornamento: 21:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA