'Ndrangheta infiltrata a Verona: condanne per 60 anni. Ritenuto colpevole anche un manager pubblico

Mercoledì 3 Novembre 2021 di Davide Tamiello
'Ndrangheta infiltrata a Verona: condanne per 60 anni. Ritenuto colpevole anche un manager pubblico
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Sessant'anni di carcere per la 'ndrangheta veronese del clan Giardino. Ieri, in aula bunker a Venezia, il verdetto di primo grado nell'inchiesta Isola Scaligera. Un'indagine scoppiata nel giugno 2020 e che, allora, provocò un vero e proprio terremoto nella città dell'Arena, in particolare per il coinvolgimento dell'ex sindaco Flavio Tosi e dei vertici della municipalizzata Amia, l'azienda comunale di igiene urbana. L'impianto accusatorio dei pm Lucia D'Alessandro e Stefano Buccini, però, su questo fronte non ha retto: la posizione di Tosi era stata stralciata già nei mesi scorsi, mentre quelle dei due imputati di Amia sono uscite decisamente ridimensionate. Soprattutto quella del condirettore Ennio Cozzolotto che è stato assolto mentre al presidente Andrea Miglioranzi (comunque condannato a due anni e otto mesi) non è stata contestata l'aggravante per associazione mafiosa.


LE PENE

Sul fatto invece che a Verona ci fosse un clan ndranghetista legato alla cosca calabrese Arena-Nicoscia, il giudice Andrea Battistuzzi, che ha processato gli imputati con rito abbreviato, ha avuto ben pochi dubbi. Queste le condanne: due anni e due mesi per Ezio Anselmi, un anno e quattro mesi per Angelo Donadio, otto anni e dieci mesi per Pasquale Durante, undici anni e otto mesi per Ruggero Giovanni Giardino, sette anni e otto mesi per Antonio Irco, tredici anni e sei mesi per Ottavio Lumastro, quattro anni e sei mesi per Domenico Mercurio, due anni e otto mesi per Andrea Miglioranzi, due anni per Roberto Montresor, due anni per Raffaele Selvaggio, quattro anni e otto mesi per Nicola Toffanin, un anno per Stefano Vinerbini, un anno e quattro mesi per Silvia Zendrini. 


La Regione Veneto, che si era costituita parte civile nel processo con l'avvocato Fabio Pinelli, su disposizione del Gup dovrà essere risarcita per un totale di 225mila euro (trentamila a testa da Durante, Mercurio e Toffanin, 60mila da Giardino e Lumastro e quindicimila da Irco). «Viene così riconosciuto il danno diretto subito dalla Regione - il commento da Palazzo Balbi in una nota - in conseguenza delle infiltrazioni della criminalità nel proprio territorio».
Toffanin e Miglioranzi, invece, dovranno dare diecimila euro a testa sia ad Amia sia ala Cgil.


GLI ARRESTI

L'inchiesta, denominata Isola scaligera, portò nel giugno del 2020 a una ventina di arresti. Oltre ai componenti della famiglia Giardino, la Procura accusò di associazione mafiosa anche Toffanin, detto l'avvocato, che secondo gli inquirenti aveva fatto da collegamento tra gli esponenti della cosca e il mondo istituzionale locale. Accusato, tra le altre cose, di alcune condotte di turbativa d'asta e corruzione nei confronti di Andrea Miglioranzi ed Ennio Cozzolotto. Secondo la procura gli altri due veronesi, Ezio Anselmi e Stefano Vinerbini, avevano preso parte all'organizzazione criminale intestandosi in maniera fittizia alcuni beni e società riconducibili ad uno dei presunti organizzatori del gruppo, Domenico Mercurio. 
Secondo l'Antimafia veneziana, il clan capeggiato da Antonio Giardino, detto Totureddu, aveva gestito nell'area veronese per molti anni una serie di affari criminali riciclando i proventi di un lucroso traffico di sostanze stupefacenti e trovando terreno fertile per fare il bello e il cattivo tempo in attività economiche d'interesse (come le sale da gioco), ricorrendo anche a pesanti intimidazioni.© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Ultimo aggiornamento: 4 Novembre, 14:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA