La leggenda di Santina “Donna Onesta” e l'Amor degli Amici

Lunedì 7 Giugno 2021 di Alberto Toso Fei
Illustrazione di Matteo Bergamelli

Di lei conosciamo solo il nome che la tradizione veneziana ha tramandato nei secoli, Santina; e che – forse – era di Murano. Ma non sappiamo che volto avesse, fatto salvo che quell'effige in pietra affissa su un muro del sestiere di San Polo – nella zona dei Frari – che ha finito per dare il nome della “Donna Onesta” a tutta la contrada, abbia davvero le sue fattezze.

Difficile, perché malgrado sia possibile che Santina sia veramente esistita sulla base di un indizio molto forte, non abbiamo certezza nemmeno della sua esistenza. Però in una città nella quale le leggende acquistano la forza dei fatti, lei è presente nella narrazione – anche contemporanea – come una persona realmente vissuta a Venezia, e tanto basta.

Quella della Donna Onesta è una delle denominazioni davvero particolari esistenti a Venezia: e in realtà assieme alla vicenda di Santina, che ne racconta in definitiva la virtù di sposa – sebbene con dei risvolti drammatici – vi sono almeno un paio di leggende che stanno alla base di un appellativo così singolare. La prima parla del passeggiare, un giorno, di due amici proprio sul ponte in oggetto; i due stavano dibattendo da alcuni minuti sull’onestà delle donne, quando uno – evidentemente quello che si reputava il più disincantato in materia – chiese all’altro: “Sai tu qual è veramente la più onesta tra le donne? Quella che vedi là”.

E così dicendogli gli additò la piccola testa in pietra innestata nel muro di una casa. A dire la verità, tra le dicerie vi è quella che qui abitasse una prostituta i cui appartamenti potessero essere raggiunti con una scala nascosta – senza dare troppo nell’occhio – e i cui prezzi fossero assolutamente concorrenziali. Onesti, insomma, sebbene “oneste” fossero definite nel passato di Venezia quelle donne che, pur praticando la prostituzione, potevano vantare una cultura tale dal poter essere annoverate tra gli intellettuali e avevano anche facoltà di scegliersi parte degli amanti.

Ma torniamo a Santina, perché la sua vicenda è la più bella da narrare, e forse la più veritiera, in definitiva. La donna, giovane e bellissima, era moglie del maestro spadaio Battista. La tradizione vuole che fosse originaria di Murano e che abitasse in una delle case del circondario.

Di lei si era invaghito Marchetto Rizzo, un giovane patrizio che, pur di introdursi in casa dello spadaio e di sedurne la moglie, aveva commissionato all’uomo un piccolo pugnale, all’epoca chiamato “misericordia”: ci sarebbe voluto del tempo a ultimare un oggetto del genere, e lui avrebbe avuto l'agio di frequentare la casa dello spadaio.

VENEZIA - Facendo bene attenzione a farsi vedere solo quando fosse sicuro dell’assenza del marito, il giovane era passato insistentemente a chiedere se non fosse pronto l’oggetto, tentando in ogni maniera di abbattere le difese della donna. Santina non aveva però mai ceduto alle lusinghe del Rizzo. L’ultima volta la misericordia era pronta, e non avendo il patrizio altro pretesto per farsi vedere ancora dalla donna, l’assalì e la violentò.

Perso l’onore, e non volendo sopravvivere alla vergogna, la bella Santina afferrò il pugnale che il marito aveva approntato per il giovane nobile e con quello disperatamente si uccise, manifestando dunque con l'immolarsi la sua onestà. Una vicenda che lascerebbe l’amaro in bocca, se non fosse che la cronaca giudiziaria lascia intravedere – fortunatamente – tutt’altro epilogo, perché racconta di una vicenda molto simile che riporta gli stessi nomi, e potrebbe dunque essere la versione più vicina alla verità: un amico dello spadaio, Zuane “bareter”, si era da tempo insospettito per l’assiduità delle visite di Marchetto Rizzo, e aveva deciso di controllarne i movimenti: lo sorprese proprio mentre questi stava avendo la meglio su Santina, e lo colpì con la stessa arma che il patrizio aveva ordinato.

Zuane non uccise il nobile ma, pur avendo salvato la donna, fu bandito per sei mesi, il 14 ottobre 1490. A suffragare quest’ultima versione, assieme alla data della condanna del bareter, arrivano nuovamente in soccorso i “nizioleti” veneziani, perché calle de l’Amor degli Amici, non molto lontana, prenderebbe nome dal fatto che qui Zuane aveva la sua bottega.

 

Ultimo aggiornamento: 8 Giugno, 09:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA