«Accuse false», chiede 150mila euro ai seguaci del parroco rimosso

Lunedì 27 Luglio 2020 di Nicola Munaro
Don Massimiliano D Antiga nell ultima messa.Ora si trova sotto processo canonico

VENEZIA - Oltre 150 mila euro di risarcimento danni. Alessandro Tamborini, fedele di San Salvador e San Zulian, ma soprattutto grande accusatore dell’ex rettore delle due chiese, don Massimiliano D’Antiga - rimosso dal patriarca l’8 dicembre 2018, data di avvio di una guerra infinita - quel denaro lo chiederà domani, di fronte alla Camera arbitrale di Venezia, a una quindicina di fedeli delle parrocchie di San Zulian e San Salvador, nonché ferventi seguaci dello stesso don D’Antiga. Tra cui anche Enrico Di Giorgi, accusato dalla procura di essere il corvo del Patriarcato. La loro colpa? Aver messo nero su bianco in una ventina di lettere destinate al patriarca Francesco Moraglia accuse contro Tamborini, colpevole - a loro dire - di aver disturbato le funzioni e reso insopportabile la vita a don Massimiliano. Accuse di cui ora i quindici parrocchiani dovranno rispondere, dopo le richieste avanzate dall’avvocato Silvia Trevisan per conto di Tamborini. Richieste di accordo che in alcuni casi hanno portato a una transazione economica e ad alcune lettere di scuse dal tono “nemmeno ci conosciamo” e “mi hanno plagiato”.
LA GENESI Per arrivare all’udienza di domani bisogna tornare indietro al 4 ottobre 2017, quando lo scandalo scoppiato con la rimozione del sacerdote era ben al di là da venire. Secondo le accuse depositate da D’Antiga sul tavolo dei carabinieri di Venezia, quel giorno d’ottobre 2017 Tamborini avrebbe turbato lo svolgimento di una funzione religiosa. Nello specifico, raccontava il sacerdote all’Arma, «al termine della messa, nella processione dall’altare del Santissimo all’altare della Madonna il Tamborini sfidava la processione camminando in senso inverso, a voler impedire che questa raggiungesse l’altare della Madonna». A corroborare la tesi, ecco le lettere dei fedeli. Ma quelle lettere - accusa Tamborini in un’inchiesta su don D’Antiga - erano state usate dal presule come stampelle alle sue tesi per gettare discreto sul suo nemico giurato. D’Antiga le aveva portate in caserma e fatte inserire nel fascicolo d’indagine quando era stato interrogato dai carabinieri di Venezia come persona informata sui fatti nelle more dell’inchiesta penale nata dalle sue denunce contro Tamborini, all’epoca indagato per interruzione di funzione religiosa. La svolta era arrivata con le riprese depositate dalla difesa del fedele in cui si dimostrava come quel giorno Tamborini fosse sì in chiesa, ma relegato in un angolo e senza mai disturbare la processione. Di fronte alle immagini era arrivata l’archiviazione. 

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