Provocazione Cgia: «Con lockdown evasione fiscale in calo. Nordest meno 5,5 miliardi»

Domenica 31 Maggio 2020
VENEZIA - La provocazione è sollevata dalla CGIA: «Dopo 3 mesi di lockdown che ha interessato la gran parte delle piccole e piccolissime attività economiche presenti nel Paese, a esultare sarebbe il fisco che avrebbe visto “diminuire” di 27,5 miliardi di euro l’evasione fiscale a livello nazionale. A Nordest, invece, la contrazione sarebbe stata di 5,5 miliardi».
L’Ufficio studi della CGIA è giunto a questi risultati economici, partendo da una considerazione molto diffusa tra l’opinione pubblica, «cioè che il popolo degli evasori presente in Italia - sostiene l'Associazione - è costituito quasi esclusivamente da lavoratori autonomiBasandoci su queste considerazioni e sul fatto che questi 3 mesi di chiusura hanno interessato proprio tali attività, allora possiamo affermare con buona approssimazione che l’evasione fiscale sia diminuita del 25 per cento: ovvero di 27,5 miliardi di euro, facendo scendere a 82,5 miliardi l’ammontare complessivo del mancato gettito a livello nazionale. A Nordest, invece, i 22,4 miliardi di mancato gettito sarebbero scesi a 16,8, facendoci “risparmiare” 5,5 miliardi».
Risultati, fa sapere la CGIA, che, ovviamente, non hanno alcun rigore scientifico, ma servono a lanciare una provocazione e, allo stesso tempo, contestare una tesi che, purtroppo, sta ingiustamente etichettando la categoria del lavoro autonomo.
Dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo: «In attesa che arrivino i soldi del Recovery fund, fra qualche mese quasi sicuramente inizierà una campagna contro gli evasori fiscali per recuperare gettito, con l’obbiettivo di colpire, in modo particolare, gli artigiani, i commercianti e le partite Iva. Le prime avvisaglie ci sono già, visto che autorevoli opinion leader hanno cominciato a invocare la democrazia della ricevuta. Sia chiaro, l’evasione/elusione va contrastata ovunque essa si annidi, sia tra chi non emette lo scontrino o la fattura sia fra coloro che, grazie ad operazioni societarie eticamente molto discutibili, hanno spostato la sede nei paesi a fiscalità di vantaggio o, peggio ancora, hanno trasferito gli utili nei paradisi fiscali. Tuttavia, non dobbiamo generalizzare e tanto meno colpire nel mucchio, anche perché gli strumenti per combattere chi non versa le imposte ci sono e da molto tempo»”.




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