Chiusa la Biennale dei record, boom del Padiglione Venezia: «Oltre 300mila visite, il numero più alto mai raggiunto»

Lunedì 28 Novembre 2022 di Francesca Catalano
Chiusa la Biennale dei record, boom del Padiglione Venezia: «Oltre 300mila visite, il numero più alto mai raggiunto»
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VENEZIA - Una metamorfosi per la rinascita. Questo è il messaggio del Paglione Venezia, a cura di Giovanna Zabotti, che a chiusura della 59esima Esposizione Internazionale d'Arte ha annunciato di aver superato le 300mila visite, il numero più alto mai raggiunto dal Padiglione in tutte le precedenti partecipazioni. E in effetti quella che ieri ha chiuso i battenti dopo sette mesi si può definire la Biennale dei record: con oltre 800mila biglietti staccati è l'edizione più vista in 127 anni di storia.

METAMORFOSI

Il Padiglione Venezia, molto apprezzato dal pubblico, ha parlato della metamorfosi volta alla rinascita e, proprio per questo, è stato intitolato Alloro. «Il messaggio è stato ambizioso e importante. In questo momento di grande cambiamento avevamo la necessità di avvicinare le persone all'arte con l'obiettivo di aiutarle a guardare dentro se stesse, suggerire strade diverse dando chiavi di lettura nuove e rassicuranti - dice Giovanna Zabotti - L'avvicinamento dell'uomo alla natura, la forza della donna e la metamorfosi spiegata dall'arte sono i temi presentati all'interno del Padiglione, in cui il visitatore, in un percorso emozionale, ha potuto vivere le opere d'arte sentendosi chiamato ad indagare il suo io, partecipando in prima persona al cambiamento».

I CONTENUTI

Un'esposizione che evocava il movimento e ha dato voce ad artisti di grande sensibilità, a partire dal duo artistico Goldschmied & Chiari, che ha creato una sorta di tempio celebrativo della femminilità, attraverso dei Portali realizzati con fumogeni intrappolati all'interno di specchi e grandi vasi di Murano dalle forme antropomorfe, suggerendo una dimensione sacrale e l'idea del rifugio come un grembo materno. «Trattandosi del Padiglione della città, non poteva mancare un riferimento al vetro», spiega Zabotti. Il cuore del percorso poi continuava, introdotto dalla musica Gocce di Alloro del maestro Pino Donaggio, con l'installazione Lympha, che evocava il mito di Dafne e Apollo reso in chiave moderna dall'artista Paolo Fantin con il gruppo Ophicina.
Il viaggio poi proseguiva con un riferimento alla terra con l'acquerello Best Wishes di Ottorino De Lucchi, una mano che con gesto di augurio porge un alloro, unico momento in cui si vedono natura e uomo insieme. A completare l'esposizione, gli artisti under 35 vincitori del concorso bandito dal Comune di Venezia Artefici del nostro tempo: Sofia Izmailova, Maria Pilotto, Ian De Santis, Giovanni Vanacore, Daniele Raineri, Rebor (Marco Abrate), Wang Jingyun, Giorgia Prandin e Nicolò De Mio che si sono espressi nelle categorie artistiche della pittura, fotografia, poesia visiva, fumetto e illustrazione, street art, design del vetro, opere in vetro e video arte.

LE STRATEGIE

«Tutte le opere presenti nel Padiglione rispecchiavano il tema proposto dalla curatrice Cecilia Alemani, che ha intitolato la Biennale Il latte dei sogni, e sono state realizzate tutte ex novo per l'occasione in un lavoro corale tra artisti e città. Oggi il Padiglione finalmente dialoga come Padiglione Nazionale e può raccontare come Venezia sia un incrocio di culture e sensibilità diverse, nonché presentare gli artisti a livello internazionale» sottolinea Zabotti.
«Il titolo Alloro ha portato bene. - continua - Quando uno entra alla Biennale deve fare per forza una selezione e decidere cosa vedere tra le tante proposte. Un numero così alto di presenze sottolinea che è stato colto ciò che volevamo comunicare«.
Significativa infatti è stata la risposta dei visitatori che vivevano quasi un momento di catarsi: «Molte persone alla vista delle opere si fermavano a piangere, emozionate, toccate dal tema. - dice - Fin dall'inizio abbiamo voluto essere vicini agli ultimi e dare voce a chi ha sofferto molto in questi anni, affinché si potesse instaurare un dialogo intimo con l'opera d'arte», spiega Zabotti.

L'EMOZIONE DI MICOL

Proprio come successo alla veneziana, malata cronica, Micol Rossi che, recatasi in Biennale lo scorso 25 novembre, è rimasta colpita da Lympha e ha così commentato l'installazione, condividendola sulla sua pagina Facebook da oltre 18 mila follower: «Era come se questa ragazza fossi io. Il dolore che provo in questo momento è immenso, e ringrazio l'arte per l'emozione intensa che può provocare in maniera differente in ognuno di noi».

Un gesto importante: «Questa ragazza si è sentita capita. E con lei molti altri. Credo molto nell'arte che cura le ferite» ha concluso Zabotti. Subito è arrivata anche la risposta sul social dell'artista Paolo Fantin che con Ophicina ha creato Lympha: «Grazie. Tu hai sentito il suo grido silenzioso. Lei è ognuno di noi, lei è il simbolo di chi soffre ma vince».

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