I libri illustrati di Bernardino Benali e la "Comedia" di Dante Alighieri pubblicata nel 1491

Lunedì 29 Novembre 2021 di Alberto Toso Fei
Bernardino Benali (1457/1458-1543). Illustrazione di Matte Bergamelli

Fu celebre a Venezia per i suoi libri illustrati, che furono tra i migliori stampati in città. Tra questi il suo capolavoro fu certamente la "Comedia" di Dante Alighieri, pubblicata nel 1491 col commento dell'umanista Cristoforo Landino. Protagonista di quel secolo nel quale a Venezia si pubblicarono oltre la metà di tutti i libri stampati in Europa in quei cento anni - quelli che segnarono il Cinquecento - nemmeno Bernardino Benali (alla pari di Aldo Manuzio, che era laziale) era nato a Venezia; aveva visto la luce a Bergamo tra il 1457 e il 1458 in una famiglia molto agiata, e sotto l'egida della Serenissima era riuscito a realizzare ciò che gli riusciva meglio: stampare libri.

Nell'epoca in cui gli editori si chiamavano tipografi, Benali produsse anche stampe. Tra i suoi marchi tipografici è rimasto celebre quello di San Girolamo assiso che tiene con la mano destra una chiesa e con la sinistra un libro; ma utilizzò anche la croce doppia di Lorena in un cerchio. Arrivato a Venezia poco prima del 1480, tre anni più tardi aveva certamente già una bottega di libri "in Marzaria, tien per insegna sancto Girolamo" (la stessa insegna che appunto utilizzò anche come marca tipografica). Ebbe casa in Campo Sant'Angelo e nel 1493 l'officina si trovava a San Pantalon.

Il primo libro con data certa che diede alle stampe fu il "Supplementum historiarum" di Jacopo Filippo Foresti, bergamasco come lui, "Impressum in inclita Venetiarum civitate per Bernardinum de Benalijs Bergomensem eodem" il 23 agosto del 1483. Ne furono tirate seicentocinquanta copie. Ma è probabile che prima di questa ne avesse stampato almeno un'altro non datato: forse "Vita et transito di san Girolamo", un incunabolo attualmente privo di attribuzione, col quale potrebbe aver voluto inaugurare la propria attività.

Quello stesso anno, il 1483, si associò con Giorgio Arrivabene da Mantova e Paganino Paganini da Brescia (lo stampatore del primo Corano della storia realizzato con caratteri mobili, nel 1538) per la stampa di un "Missale Romanum", che vide la luce il 4 dicembre. Secondo gli studiosi potrebbe aver dato alle stampe un centinaio di edizioni, ovviamente ristampate all'occorrenza: si trattò soprattutto di breviari, opere di giuristi, trattati di medicina, di autori classici e contemporanei, pubblicate perlopiù in latino: poche infatti solo i libri in volgare attribuitigli; a rendere più difficoltosa l'attribuzione il fatto che alcune edizioni mancano del nome di Benali, o della data di pubblicazione.

Tra i diversi editori in attività a Venezia in quel periodo straordinario, Bernardino Benali eccelse nelle edizioni illustrate, quasi tutte prodotte prima del Cinquecento: oltre alla "Comedia", già citata, figurarono nel suo catalogo anche "I Miracoli della Madonna" e le "Meditazioni della vita di Cristo" entrambi del 1491; l'"Esopo" del biennio successivo; il "Giardino di orazione di Nicolò da Osimo" del 1494 e l'"Ovidius", pubblicato dal testo originale in quello stesso anno.

Forse anche per questo motivo decise di specializzarsi nella stampa di immagini e nel Cinquecento inoltrato pubblicò delle "storie figurate", degli album con stampe in serie e titoli quali "Sommersione di Faraone", "Susanna", "Sacrificio di Abramo". Ad aiutarlo in questo settore così particolare ci furono le sorelle Angela e Laura Bianzago, nipoti della moglie Elisabetta Bianzago, sposata probabilmente a Bergamo.

Il 4 gennaio 1529 il magazzino di Benali, che si trovava all'interno del monastero di Santo Stefano, dove aveva preso degli spazi in affitto, fu distrutto da un incendio; Benali perse tutti i suoi volumi e con una supplica al Senato del 30 gennaio successivo chiese il rinnovo dei privilegi per la ristampa delle opere perdute; lo fece in maniera curiosamente imprecisa e frettolosa, ovvero senza specificare di quali libri si trattasse: la supplica fu considerata troppo generica e non fu accolta; fu allora riscritta (e accolta), ma Benali la limitò a sole tre opere.

Già dall'anno precedente aveva iniziato a firmare le sue edizione come stampate da "B. Benali e compagni", ma nulla si è mai saputo sull'identità di questi soci in affari. Dicitura che compare anche sulla sua ultima opera, il "Trattato dell'amor di Gesù" di Girolamo Savonarola, pubblicato nel 1543. Dopo questa data, non si hanno più notizie dello stampatore bergamasco.

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