Alfredo Albanese, ucciso 42 anni fa dalle Br: «Un uomo dello Stato vittima innocente del terrorismo»

Giovedì 12 Maggio 2022
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MESTRE -  «Un poliziotto che faceva il suo dovere nel miglior modo possibile, come un soldato. Preciso, meticoloso. Sacrificava tutto per il lavoro». Con queste parole stamani il prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto ha ricordato Alfredo Albanese, vice-questore aggiunto della polizia di Stato che il 12 maggio del 1980 fu assassinato a Mestre da un commando delle Brigate Rosse. Diverse le presenze istituzionali che hanno onorato la memoria del giovane commissario capo di origini pugliesi, responsabile della sezione Antiterrorismo della Digos di Mestre, che in quel maggio del 1980 stava indagando sull'omicidio di Sergio Gori, l'allora dirigente del Petrolchimico di Marghera. Tra loro l'assessore comunale alla Sicurezza e quello alla Mobilità. Anche il presidente della Regione Veneto ha inviato un proprio saluto.«In 42 anni non abbiamo mai smesso di ricordare chi era, quello che ha fatto e quali sono state le ragioni che hanno portato a questa tragedia» ha proseguito Zappalorto, che ha sottolineato il senso della cerimonia utile a trasmettere ai posteri i valori per cui l'uomo si è sacrificato. «E stato assassinato perché faceva il proprio dovere, che significa in alcuni casi anche esporsi al rischio della vita, come in quegli anni è successo anche a magistrati, giornalisti, professori universitari. Le Brigate Rosse colpivano i più bravi».

Ultimo aggiornamento: 20:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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